
Rimangono ancora incerte le prospettive globali del settore del cemento e i big di questi comparto non possono che agire sulla propria efficienza finanziaria od operativa. Grandi incognite si proiettano infatti sulla ripresa del mercato immobiliare nei vari paesi colpiti dalla crisi. Il fatturato dei produttori di cementi e calcestruzzo come Italcementi sarà sotto pressione sia sui volumi che sui prezzi di vendita. La catena dei costi rischia inoltre di risentire di un probabile rincaro dei combustibili, mentre a livello globale i vari mercati emergenti registreranno ancora pressioni competitive che metteranno a rischio i margini.
Il 2009 di Italcementi si è già chiuso con luci e ombre. I ricavi sono scesi del 13,3% a 5 miliardi di euro, gli utili hanno registrato una flessione del 22,2% a 215,3 milioni di euro (al netto del risultato attribuibile a terzi la flessione è del 50%). La cedola è stata mantenuta, ma è passata da 50/53 centesimi (ordinarie/risparmio) a 24,4/27,4 centesimi. L’ebitda margin in compenso è cresciuto dal 19,3 al 19,4% grazie al taglio dei costi di materie prime e di servizi (importante anche la gestione del magazzino che ha portato a una variazione negativa di 91,1 milioni di euro nelle rimanenze).
A valle del margine operativo lordo crescono ammortamenti e rettifiche sul valore delle immobilizzazioni e pesano sul risultato operativo portando l’ebit margin all’8,8% contro il 10,5 per cento. Gli oneri finanziari scendono invece da 180 a 131 milioni di euro in contemporanea al calo del debito finanziario netto da 2,67 a 2,41 miliardi di euro. Il patrimonio netto del gruppo Italcementi (4,69 miliardi di euro di cui 3,35 attribuibili al gruppo) è in ogni caso ampiamente sufficiente.
L’attenzione a una corretta gestione del debito e della liquidità del gruppo appare comunque evidente da diversi elementi. L’emissione di bond non convertibili per due miliardi di euro appena annunciata e messa al servizio del riscadenziamento del debito si inserisce in un più vasto programma di riprogettazione della gestione finanziaria della società. Italcementi Finance SA, assistita dalla Spa controllante, sembra il cuore di questo intervento nella finanza del gruppo.
In questo contesto si inserisce anche il rifinanziamento di una parte notevole dell’indebitamento di Ciments Francais e un’offerta su delle obbligazioni emesse negli Stati Uniti nel 2002 e nel 2006 e sulle quali si offrono 1.065 dollari per ogni 1.000 di valore nominale fino al prossimo 24 marzo. La controllata francese ha un peso specifico notevole nel bilancio del gruppo, basta pensare che copre da sola 4,21 miliardi di euro di ricavi (quasi l’85% del giro d’affari complessivo) e realizza anche più utili dell’intero consolidato (337,3 milioni contro i 215,3 dell’intero gruppo). Non stupisce in questo senso che il suo dividendo sia rimasto invariato a 3 euro contro i 27,4 centesimi del gruppo Italcementi. La controllata ha però anche un debito da 1,56 miliardi di euro che sarà bene gestire insieme al resto del gruppo: un qualche accentramento in tal senso potrebbe rivelarsi conveniente. Sui mercati internazionali Italcementi ha registrato performance discontinue subendo comunque l’indebolimento di Europa e Stati Uniti. Qualche spunto positivo in Egitto e Marocco è stato bilanciato da cattive performance in Bulgaria e Turchia. La crescita in Cina e i volumi di vendita in loco rimangono trascurabili nel complesso: molto meglio, forse, concentrarsi sull’India e sulla Thailandia.
Anteprima del commento