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Dagli Etf sugli emergenti segnali positivi, quali comprare?

Pubblicato: 15 mar 2010 da AleOne

Fino a pochi anni orsono parlare di paesi emergenti in ottica di investimento azionario significava parlare di alto rischio. Questo perchè i ritmi di crescita elevati tipici di queste aree comportavano distorsioni che venivano successivamente corrette in modo drammatico. La crisi messicana del 1994 e quella delle “tigri asiatiche” del 1997, che vide la borsa di Hong Kong perdere il 40% in poche sedute, sono casi che hanno fatto storia e che hanno introdotto nel dna del risparmiatore una naturale diffidenza riguardo a strumenti correlati agli indici azionari di queste aree. In tempi più recenti tuttavia le cose sono cambiate, in Sud America la lungimiranza di governi come quello messicano o brasiliano ha permesso di sanare i conti pubblici sfruttando le risorse di materie prime locali, e lo stesso è accaduto in Asia ed in Est Europa. Paesi che tradizionalmente erano debitori si sono trasformati in creditori, e le aziende di questi paesi spesso sono meno indebitate di quelle operanti in comparti analoghi nei paesi avanzati.

Un certo maggior grado di variabilità di queste economie ovviamente rimane, come dimostra il crollo del Pil messicano nel 2009, nell’ordine del 6,5%, una delle performance peggiori tra i maggiori paesi (l’economia messicana è al 12esimo posto nel mondo come importanza), tuttavia le stime di crescita per il 2010 ed il 2011 fornite dal Fondo Monetario Internazionale parlano di una ripresa nell’ordine del 4,0/4,5%, quindi di una buona capacità di reazione. E non solo il Messico dovrebbe tornare a correre nel 2010. Lo stesso Fondo Monetario Internazionale nella sua “Overview of the World Economic Outlook” stima una crescita per le economie emergenti del 6% nel 2010 a fronte di un aumento dell’1% nell’area euro. Tra i campioni, almeno in prospettiva, la Cina, con il 10%, l’India, con il 7,7%, il Brasile, con il 4,7%. Ecco quindi che in una situazione dei mercati finanziari come la attuale, dove le borse sembrano pronte per mettere a segno una nuova fase rialzista dopo la pausa degli ultimi mesi, i paesi emergenti possono offrire delle opportunità di investimento anche per il risparmiatore nostrano.

Del resto le difficoltà di un tempo nell’introdurre in portafoglio strumenti correlati a questi indici sono ormai scomparse grazie alla presenza di Etf aventi come benchmark proprio gli indici azionari di questi paesi. Un segnale favorevole ad una evoluzione al rialzo delle borse è venuto nel corso dell’ultima ottava grazie al rialzo dell’indice Nasdaq Composite al di sopra dei massimi di inizio gennaio a 2326, su livelli che non si vedevano dal settembre 2008.

Il paniere Nasdaq, in quanto rappresentante dei settori maggiormente vitali dell’economia Usa, è un ottimo barometro anche dello stato generale della borsa, ed anticipa spesso, proprio grazie al suo elevato grado di sensibilità al mutamento di sentiment del mercato (mediamente il beta dei titoli presenti in questo paniere è superiore a quello dei titoli che compongono l’S&P500, caratterizzato da una maggiore presenza di strumenti riferibili all’economia “tradizionale”), punti di svolta comuni per tutti i mercati. Un chiaro segnale rialzista da parte di questo indice difficilmente viene quindi sconfessato dalla borsa nel suo complesso, che tende invece ad inserirsi nel sentiero tracciato da questo apripista. E il superamento del top di inizio anno è un netto segnale in favore di ripresa del rialzo in atto dai minimi dello scorso marzo con obiettivi anche molto distanti dai livelli attuali: il lato superiore del canale che contiene le oscillazioni dell’indice dal marzo 2009 transita infatti attualmente a 2570 circa. Nel breve tuttavia l’ipercomprato raggiunto dagli indicatori tecnici (l’RSI a 14 giorni e’ sugli stessi livelli di fine dicembre, dove si e’ disegnata la prima spalla del testa spalle ribassista che ha portato poi al ribasso terminato ad inizio febbraio) potrebbe costringere il rialzo ad una pausa.

Difficile dire quale sarà l’ampiezza della correzione, l’indice si è lasciato infatti alle spalle tre gap al rialzo, in area 2293, 2242 e 2184 che potrebbero ora necessitare della ricopertura. L’eventuale realizzazione di una flessione da parte dell’indice tecnologico Usa potrebbe tuttavia fornire una buona occasione di ingresso anche su strumenti come gli Etf collegati alle borse dei paesi emergenti, da utilizzare ovviamente solo come se fossero delle spezie che possono rendere più appetitoso il portafoglio dell’investitore e non certo come la materia prima dell’intero piatto. Solo discese sotto i 2200 punti da parte del Nasdaq sarebbero da interpretare come un segnale negativo per la successiva evoluzione del mercato azionario nel suo complesso, quindi un punto al di sotto del quale abbandonare strategie di investimento relativamente aggressive come possono essere considerate quelle che coinvolgono i paesi emergenti.

Segnali grafici incoraggianti anche da parte dei singoli Etf non mancano.

Il Lyxor Etf Russia (RUS) ad esempio ha superato, anche se per il momento non in modo netto, il picco di inizio anno toccato a 29,16 e potrebbe tentare quindi di dare un seguito al rialzo in attao dai minimi di inizio 2009. Questo Etf utilizza come benchmark un indice che misura la performance dei 10 titoli russi più rilevanti per capitalizzazione e liquidità, ed è quindi soggetto ad una variabilità relativamente modesta. La volatilità storica calcolata a 60 giorni vale infatti circa 29 punti, da paragonare ai 21 del nostra Ftse Mib.

I recenti massimi sono superiori al 50% di ritracciamento del ribasso dal picco di fine 2007. Il superamento di questo ostacolo è una ulteriore conferma in favore dell’ipotesi che quella in via di sviluppo sia una vera e propria tendenza rialzista e non una semplice correzione del ribasso subito dai massimi storici di due anni fa. Oltre area 30, dove passa la linea che unisce i massimi di giugno 2009 e gennaio 2010, il primo target si sposterebbe a 32,50 circa ma nel medio periodo le quotazioni potrebbero salire anche oltre, fino ad interessare area 37 almeno. Un segnale preoccupante verrebbe invece al di sotto di area 23,50, dove transitano la media mobile a 200 giorni e la linea che sale dal minimo di inizio 2009.

Nel caso del Turkey Lyxor (TUR), Etf che investe nei 20 titoli turchi con la maggiore capitalizzazione e liquidità, il trend rialzista in atto dai minimi di fine 2008 a quota 17,17 ha inviato segnali positivi anche più significativi di quelli dell’Etf relativo alla borsa russa. Le quotazioni in questo caso hanno infatti superato la resistenza a 42,30, ultimo dei ritracciamenti di Fibonacci relativi al ribasso dal top di fine 2007. Movimenti nuovamente al di sopra dei massimi di inizio anno a 47,00 aprirebbero la porta al ricongiungimento con gli stessi massimi di ottobre 2007 a 57,95, con la sola interposizione della resistenza a quota 52, lato superiore del canale che sale dai minimi di marzo 2009. Solo la violazione di area 38/39, dove transitano la media mobile a 200 sedute e la base del citato canale, costituirebbe un primo segnale preoccupante per la tenuta dell’uptrend.

Molto vicino ai massimi di inizio anno si colloca anche il Lyxor Eastern Europe (EST), un Etf ha come benchmark un indice composto da azioni contenute all’interno dei panieri negoziati sull’Europa dell’est. Fino ad ora sono 3 indici nazionali: l’indice ungherese (Hungarian Traded Index), l’indice ceco (Czech Traded Index ) e l’indice polacco (Polish Traded Index ). Dopo una veloce salita dai minimi del febbraio 2009 a 8,20 fino al top di agosto a 18,80 ed una lunga fase laterale sostenuta dal supporto a 16,40 circa, questo Etf ha ripreso a salire con forza proprio nelle ultime settimane, superando per la seconda volta da inizio anno il 50% di ritracciamento del ribasso dal top di ottobre 2007. La rottura di area 20,40, picco di gennaio, dovrebbe quindi lasciare spazio almeno al test di area 22,25, ritracciamento successivo nella scala di Fibonacci, ed eventualmente al raggiungimento di quota 25. Primo supporto critico a 17,80, linea che sale dai minimi di febbraio 2009, poi sostegno a 17,20, media mobile a 200 sedute che in caso di violazione segnalerebbe l’avvio di una fase ribassista estesa.

L’Etf Lyxor Brazil (BRA) si riferisce all’indice IBOVESPA, uno dei principali indici azionari brasiliani, composto

esclusivamente da titoli brasiliani. L’indice, creato nel 1968, è composto da 55 titoli circa tra i più liquidi di quel mercato. Le quotazioni si trovano ormai molto vicine ai massimi storici del maggio 2008, toccati a 28,80. Il superamento di quella quota permetterebbe di considerare terminata la fase correttiva iniziata con i massimi di due anni orsono e di iniziare a pensare alla ripresa del trend rialzista di lungo termine. Per dare una idea della forza che ha sostenuto il trend della borsa brasiliana negli ultimi 18 mesi circa è come se il nostro Ftse Mib si trovasse attualmente in area 44000 e non a poco meno di 23000 punti. Il superamento di area 29 proietterebbe l’Etf in territorio sconosciuto, ipotizzare il raggiungimento di area 31,50 in tempi brevi, lato superiore del canale che sale dai minimi di marzo 2009, non appare azzardato. Solo discese sotto area 24,50, base dello stesso canale, potrebbero interrompere la tendenza rialzista in atto.

Il Lyxor Etf China (CINA), legato all’indice HSCEI ( Hang Seng China Enterprises Index), composto dalle principali azioni cinesi dette “H-shares”, ha disegnato una figura a doppio minimo in area 103 tra fine gennaio ed inizio febbraio, completata il primo marzo dalla accelerazione sopra i 111 punti. Rimane ora solo l’ostacolo di area 121,30, top dello scorso novembre e 50% di ritracciamento del ribasso dal picco dell’ottobre 2007, a separare questo Etf dalla ripresa del trend rialzista in atto dai minimi di ottobre 2008. Un trend che ha permesso ai prezzi di rivalutarsi del 135% circa in un anno e che, in caso di conferme positive, potrebbe spingersi verso area 137 almeno prima di incontrare nuovi ostacoli rilevanti.

Graficamente ancora più interessante il comportamento dell’Etf Lyxor Msci India (INDI), riferito ad un indice costituito esclusivamente da titoli indiani e che ha l’obiettivo di rappresentare l’85% della capitalizzazione, rettificata per il flottante, di ciascun gruppo di industrie del mercato indiano. Le quotazioni hanno infatti superato ad inizio marzo il top di gennaio a 11,15. Oltre 11,40, ultimo dei ritracciamenti di Fibonacci relativi al ribasso dal picco del gennaio 2008, l’Etf potrebbe ambire a movimenti verso area 13,30 almeno. Solo discese sotto area 10,50, dove transita la linea di tendenza tracciata dai minimi di marzo 2009, farebbero temere l’avvio di una pausa correttiva rispetto al rialzo degli ultimi mesi.

Un’area geografica che promette di mantenere ritmi di crescita relativamente elevati nel prossimo biennio è quella africana, per la quale il Fmi ipotizza un aumento del Pil nell’ordine del 4,3% nel 2010 e del 5,3% nel 2011. Il Lyxor Pan Africa (LAFRI) ha come benchmark un indice azionario calcolato e pubblicato da Standard and Poor’s e gestito dall’Equity Research Department of Société Générale composto da titoli quotati su mercati africani e di società che svolgono in via principale attività in Africa. Da un punto di vista geografico, l’Indice si compone per un terzo di azioni di società della Repubblica Sudafricana, per un altro terzo di società quotate o che svolgono in via principale la loro attività nei Paesi del Nord Africa e per l’ultimo terzo di società che svolgono invia principale la loro attività nell’Africa subsahariana – esclusa la Repubblica Sudafricana. Per ciascuna di queste tre zone vengono selezionate le dieci società con maggiore capitalizzazione, fermo restando che nessuna componente dell’Indice può superare il 10%.

Il Lyxor Pan Africa (LAFRI) ha raccolto di recente molti consensi, come testimonia il costante incremento della media mensile dei volumi negli ultimi mesi. La crescita dell’Etf è stata del 140% circa nel corso degli ultimi 12 mesi, con i prezzi arrivati ad un passo dalla resistenza critica di area 11,50, ultimo dei ritracciamenti di Fibonacci relativi al ribasso dai massimi di gennaio 2008. La rottura di 11,50 fornirebbe un segnale in favore del proseguimento della fase rialzista degli ultimi mesi con target fino in area 14, lato superiore del canale che sale dai minimi di marzo 2009. La base del canale, in area 10,60, è il supporto che deve rimanere intatto perchè il trend positivo possa continuare.

Le borse dei paesi emergenti sono per definizione strumenti pronti a correre con il vento in poppa quando le aspettative sul ciclo economico sono positive ed a ripiegare altrettanto rapidamente quando il sentiment peggiora. Le raccomandazioni di utilizzare questi strumenti con moderazione, per evitare di aprire il proprio portafoglio di investimento eccessivamente al rischio non sono quindi superflue. Al tempo stesso sarebbe un peccato, anche per l’investitore più attaccato alla tradizione, rinunciare alla possibilità di partecipare ai guadagni che potrebbero mettere a segno le borse di paesi che nei prossimi anni sono destinati a crescere con un passo decisamente più veloce rispetto a quello dell’area dell’euro.

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