Secondo gli analisti di Bank of America l’Italia crescerà nel 2010 dell’1,2% e del 2,1% nel 2011. La produzione industriale dovrebbe aumentare del 3,4% nel 2010 e del 3,2% nel 2011. Le stime della banca Usa sono superiori a quelle del Fondo Monetario Internazionale secondo le quali l’Italia dovrebbe crescere dell’1% nel 2010 e dell’1,3% nel 2011 e avvantaggiano quindi i titoli ciclici in generale.
E tra questi gli stessi analisti di Bank of America promuovono il titolo Atlantia a “buy” dal precedente “neutral” poichè ritengono che i risultati del 2009 siano stati migliori delle attese. Il prezzo obiettivo passa da 18,5 a 21,5 euro. Atlantia ha chiuso il 2009 con un utile netto di 691 milioni di euro, in calo del 6% sul dato del 2008, ma la società attribuisce questo risultato a svalutazioni nette per 85 milioni di euro. I ricavi di Atlantia sono infatti cresciuti del 3,9% a 3,61 miliardi di euro (su base omogenea, ovvero a parità di perimetro di consolidamento la crescita dei ricavi è stata di un punto percentuale). Il consiglio di amministrazione ha proposto la distribuzione di un dividendo da 0,746 euro per azione, in crescita del 5,1%.
Il titolo Atlantia ha disegnato recentemente una figura a doppio minimo poggiata sul forte supporto di area 16,50, dove si collocano anche i minimi dello scorso novembre. La configurazione rialzista è stata completata ad inizio mese con il superamento della resistenza a 17,43 euro e dovrebbe permettere ora il raggiungimento del picco di metà gennaio a 19,10 euro. Il superamento anche di quella resistenza rappresenterebbe un segnale importante, capace di riattivare il trend in atto dai minimi dello scorso marzo, con un primo target in area 20,50, 61,8% di ritracciamento (uno dei livelli di Fibonacci più significativi) del ribasso dal top di novembre 2007 e area dove è stato lasciato aperto un gap ribassista il 26 giugno, e successivo a 21,70, lato superiore del canale che contiene il rialzo dell’ultimo anno. In ottica temporale più estesa sarebbero comunque sufficienti già movimenti al di sopra dei 20,50 euro per poter parlare di una vera e propria inversione di tendenza rispetto al trend ribassista precedente, con obiettivi che potrebbero giungere, nel lungo termine, anche in area 25 euro. Le prospettive di rialzo verrebbero messe seriamente in discussione dalla violazione del supporto di area 16,50. Su quei livelli c’è la confluenza tra la linea di tendenza tracciata dai minimi del 26 novembre e passante per quelli del 25 febbraio e la media mobile a 200 sedute. In caso di discese sotto quel supporto la fase sostanzialmente laterale disegnata dai prezzi negli ultimi mesi, dal top di metà novembre, sarebbe da leggere come una distribuzione preparatoria ad un ribasso. Target della discesa in area 15,30 almeno, 38,2% di ritracciamento del rialzo dai minimi di marzo 2009 (altro livello di Fibonacci significativo) e gap rialzista del 3 settembre 2009.
Un altro comparto che potrebbe approfittare della ripresa per uscire dalla condizione difficile nella quale versa è quello dell’editoria. Il business dei periodici in particolare non sta attraversando un buon momento, tuttavia le attuali difficoltà dovrebbero essere ormai più che scontate nelle attuali valutazioni di Borsa. Gli analisti di Unicredit hanno rivisto al rialzo il prezzo obiettivo del Gruppo Editoriale L’Espresso portandolo da 2,40 a 2,70 euro, con un giudizio che viene confermato “buy”. Il titolo grazie al recente balzo in avanti, scaturito dai minimi di inizio febbraio praticamente a contatto con la media mobile a 200 sedute in area 1,75, ha annullato le perdite subite nelle prima parte dell’anno inviando quindi un segnale di forza rispetto al mercato: il Ftse All Share per il momento viaggia al di sotto della chiusura del 30 dicembre 2009 a 23652. Il superamento dei massimi dello scorso gennaio a 2,41 euro sarebbe un segnale graficamente rilevante: tali livelli sono infatti coincidenti con il 38,2% di ritracciamento del ribasso dal picco del dicembre 2003. Oltre quei livelli prima resistenza a 2,45, lato superiore del gap ribassista del 21 aprile 2008, poi via libera per il test di area 2,90. A cambiare drasticamente il quadro sarebbero discese al di sotto di area 1,80, dove transita la già citata media mobile a 200 sedute. Il rischio di una correzione di tutto il rialzo dai minimi di marzo sarebbe in quel caso elevato, con primo obiettivo in area 1,50 e successivo a 1,13, dove i prezzi hanno lasciato aperto un vistoso gap rialzista il 20 luglio scorso.
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