
Giornate effervescenti per Massimo Ponzellini alle prese con diversi dossier milanesi di primo piano e non solo. L’uomo che ha chiuso l’era Mazzotta in Bpm diventando il numero uno di Piazza Meda e mantenendo la presidenza del primo general contractor d’Italia, ossia di Impregilo, è saldo al centro di un crocevia di progetti e poteri.
Citylife, un colossale progetto immobiliare che dovrebbe essere il fiore all’occhiello della città di Milano per l’Expo 2015, è ancora al centro di scosse di assestamento tra banche, immobiliaristi e costruttori di varia opinione. Venerdì scorso, secondo diversi osservatori, il titolo di Impregilo ha perso l’1,67% perché si era diffusa la voce dell’interesse del gruppo per la quota dei Toti (Lamaro Appalti). Gli immobiliaristi che a Roma hanno costruito un’Ikea e sono al centro di mille progetti, a Milano hanno già annunciato di volere lasciare ad altri il progetto di Citylife.
Secondo quanto rivela Il Sole 24 Ore di ieri sul 20% messo in vendita dai Toti avrebbero già delle mire Generali e Allianz. Pare che un intervento di questi finanziatori dalle spalle larghe possa davvero sbloccare un finanziamento da 1,4 miliardi di euro che potrebbe imprimere tutt’altra marcia ai lavori nell’area dell’Ex Fiera.
Il ruolo di Impregilo, in questo contesto sarebbe però incentrato su un altro aspetto del progetto, ossia su quel 50% del general contractor di Citylife che è controllato dai Lamaro ed è in vendita. Come dicevamo Ponzellini è attualmente presidente di Impregilo interessata a questo incarico di general contractor in uno dei principali progetti meneghini. Ponzellini è però anche presidente di Bpm che, tramite Banca Akros, è l’advisor dei Toti per la difficile cessione degli interessi in Citylife.
In un modo o nell’altro insomma il futuro della ex-Fiera passa per la scrivania di Ponzellini. I Ligresti, secondo quanto riferito dallo stesso Ponzellini qualche giorno fa, non hanno intenzione di uscire dal progetto: L’incognita del Pgt, il piano di governo del territorio milanese che regolamenterà l’urbanistica all’ombra della Madunina in vista dell’Expo e (si spera) oltre, rimane una parte non trascurabile dei piani messi appunto da questi investitori a geometrie variabili.
Il vero problema rimane, però, quello di vendere gli appartamenti che questi progetti faraonici sforneranno: un problema non dissimile da quelli che gli stessi investitori stanno affrontando nei progetti di Risanamento sempre a Milano. Si parla di un prezzo di 8 mila euro al metro quadro in un momento incerto per il mercato e di mezzo milione di metri cubi da edificare in poco tempo. Sicuramente i big della finanza tricolore riuniti in Eurohypo (da Mediobanca alla stessa Bpm, da Unicredit a Intesa) non vogliono perderci e valutano con attenzione il finanziamento di quegli 1,4 miliardi di euro.
Anteprima del commento