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Acea: 2009 in rosso, forse a Roma è ora di cambiare strada

Pubblicato: 31 mar 2010 da Ferry Boat

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C’è poco da girarci attorno: il 2009 di Acea si è chiuso con un rosso da 52,5 milioni di euro e il management non ha potuto che tagliare la cedola. Sicuramente pesano gli effetti straordinari e iniqui della “moratoria fiscale” ossia 78,8 milioni di euro che le società dei servizi pagano per l’avere approfittato di regole poste dal nostro governo e poi rinnegate dall’Unione Europea. Oggi le pesanti perdite del titolo, però, riflettono anche diverse altre “pecche” che forse si potevano evitare e che soprattutto proiettano incertezze notevoli sul futuro del gruppo.

Ancora una volta è proprio l’incertezza sui rapporti con Suez GdF che lascia spaesato il mercato, oltre a performance davvero deludenti dovute sicuramente anche a fattori congiunturali, ma non solo. Le ultime novità ufficiali sui rapporti con la francese GdF, che con una quota del 9,9 per cento è la seconda azionista di Acea dopo il Comune capitolino (al 51%), indicano che già dal 17 febbraio la questione è stata rimessa al presidente e all’amministratore delegato (Giancarlo Cremonesi e Marco Staderini) che hanno avviato la remissione delle procedure a un Arbitrato internazionale. Insomma si va per le lunghe, come se i mesi di stagnazione di queste “composizioni” non fossero sufficienti.

La cosa in fondo ricorda un po’ il caso di A2A, dove altri francesi, quelli di EdF, si trovano in conflitto con gli azionisti italiani di Edison sulle strategie. A Parigi non hanno di questi problemi vista la nostra scarsa presenza sul mercato d’Oltralpe dell’Energia (e come arrivarci senza nucleare e con le tradizionali politiche dell’Eliseo?).

Di certo questo bilancio di Acea sostiene molti progetti con poche risorse. Quest’anno ha infatti portato poco fieno in cascina e i ricavi sono scesi da 3,05 a 2,88 miliardi di euro a causa soprattutto del “risultato delle attività della Joint Venture con Gas de France Suez che hanno scontato anche la riduzione delle quantità di energia prodotta per indisponibilità tecnica degli impianti e la flessione dei consumi di energia elettrica e del prezzo dell’energia”.

Ancora peggiori le performance del risultato operativo che scivola da 385 a 185 milioni di euro anche a causa dell’incremento di 100,8 milioni di euro degli investimenti che sono arrivati a 518,1 milioni di euro (concentrati soprattutto in Reti e Idrico). Gli ammortamenti legati a questa importante voce del conto economico crescono così di 21,6 milioni, ma alla flessione del risultato operativo contribuiscono anche maggiori svalutazioni su crediti per 15,9 milioni e maggiori accantonamenti per una corretta valutazione dei rischi fiscali e legali connessi a fattori non prevedibili (in particolare ben 36 milioni di euro deriverebbero dalla verifica fiscale per gli anni 2005 e 2006 mentre altri 39 milioni di euro sarebbero collegati ad altri rischi).

Il profilo patrimoniale del gruppo non desta però meno preoccupazioni di quello reddituale che pure ha subito gli effetti di diverse poste straordinarie. In particolare la posizione finanziaria netta indica un saldo negativo di oltre 2,1 miliardi contro gli 1,6 miliardi di euro di fine 2008. Il gearing (debito finanziario netto su capitale investito) sale cosi di quasi 10 punti percentuali al 62,8 per cento, il debt/ebitda passa da 2,62 a 3,86. Il patrimonio netto in calo a 1,28 miliardi conferma un cattivo rapporto tra mezzi propri e di terzi (debt/equity a quasi 1,7): in altre parole i debiti a fine 2009 sono troppi.

La posizione finanziaria di breve termine è passata da un saldo positivo di 44,4 milioni a fine 2008 a uno negativo per ben 357,6 milioni di euro, l’indebitamento a breve verso le banche è più che triplicato da 200 a oltre 650 milioni di euro, servono insomma interventi di rafforzamento della base di capitale proprio del gruppo.

Né l’azionariato appare unito nel sostegno del gruppo in questo momento difficile. I piccoli azionisti, secondo quanto riportava stamane MF, si sarebbero orientati verso l’impugnazione presso il Tar e la Consob delle delibere che, modificando l’articolo 15 dello Statuto, hanno introdotto il sistema dei quozienti per l’elezione dei membri del cda in vista della prossima assemblea del 29 aprile. In soldoni i soci di minoranza temono di essere scavalcati in vista delle decisioni importanti sulla cessione il 21% del capitale in mano al Comune e la riorganizzazione del ciclo idrico integrato. Tutte le strade portano a Roma, si dice, ma forse adesso è necessario a Roma si cambi strada.

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