Il governo rispolvera l'"agenda nucleare"

pubblicato: lunedì 12 aprile 2010 da riva

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Il governo del Bel Paese si concentra nuovamente sull’atomo. Il premier Silvio Berlusconi parteciperà, infatti, agli incontri di Washington sulla sicurezza nucleare. Già venerdì scorso l’incontro del presidente francese Nicolas Sarkozy a Parigi nell’ambito di un summit aveva visto un accordo Enel e Ansaldo Finmeccanica da un lato ed EdF e Areva dall’altro. Così, mentre Obama cerca di portare la Cina dalla propria parte nel braccio di ferro per le sanzioni all’Iran, il legame a cavallo delle Alpi sul nucleare si stringe. I protocolli di intesa siglati venerdì scorso a Parigi prevedono un impegno comune di almeno cinque anni e coinvolgono gran parte della filiera dell’atomo che il governo del Pdl sta cercando di ricostruire in Italia. Non a caso l’evento, per quanto in gran parte previsto, è finito sulle principali testate giornalistiche internazionali. D’altra parte i patti prevedono non solo una nuova alleanza fra Enel ed EdF che collaborano da tempo in questo settore, ma implicano a cascata, per esempio, una serie di accordi fra ricercatori universitari italiani e francesi e fra Andra e Sogin, le due società che dovranno gestire le scorie radioattive prodotte dagli impianti.

Nel contesto italiano l’ingresso nel progetto di Ansaldo Energia, società del gruppo Finmeccanica in via di quotazione, isola ancora di più la milanese A2A che pure preme da tempo per ricavarsi un ruolo nella rinascita nucleare del Bel Paese. Il ministro dello Sviluppo economico Claudio Scajola, uno dei maggiori “sponsor” di un’alleanza nucleare con Parigi, ha sottolineato la crescita del ruolo italiano nel nuovo Epr, il reattore di terza generazione già in fase di realizzazione in Finlandia e nella francese Flamanville. Di quest’ultimo impianto Enel già controlla una quota, a Flamanville lavorano inoltre decine di imprese italiane. Le aspirazioni nucleari italiani– è importante sottolinearlo – rimangono aperte, però, anche alle tecnologie concorrenti come quella della Westinghouse, almeno ufficialmente. Per Areva, il più grande costruttore mondiale di centrali, la stretta di mano italiana è importante dopo le critiche per i rincari e i ritardi dell’Epr finlandese e dopo lo smacco subito ad Abu Dhabi con la vittoria della tecnologia sudcoreana per un progetto da 20 miliardi di dollari.

Certe strette di mano – Il Sole 24 Ore di sabato riportava quella fra due sorridenti Sarkozy e Berlusconi – servono anche a dare credibilità a un progetto che vorrebbe coprire nel medio periodo il 25% del nostro consumo energetico tagliando quel rincaro del 30-40% della bolletta energetica che ci rallenta rispetto alle nostre nazioni europee. L’agenda del governo prevede almeno 4 centrali Epr sul nostro territorio e l’inizio dei lavori dal 2013 con termine al 2020. Sarà anche vero che nel mondo sono già in costruzione 55 nuove centrali, ma in Italia il ritorno all’atomo incontrerà molte difficoltà e le posizioni dei governatori regionali dello stesso Pdl appaiono in diversi casi troppo rigide per essere forzate in tempi rapidi. In un Paese dove spesso è difficile realizzare persino l’alta velocità ferroviaria è legittimo attendersi forti ostacoli anche per il nucleare.

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