Il primo trimestre del 2010 si è chiuso per la borsa Usa in rialzo del 5% circa, la migliore performance degli ultimi 12 anni. Un risultato di questa portata non può che essere il frutto di una ferrea convinzione da parte degli operatori che la crisi economica è ormai alle spalle e che il rischio di una nuova contrazione è alquanto remoto.
I dati macro Usa di recente uscita alla base di questo rinnovato ottimismo sono molteplici, dagli ordini alle fabbriche che a febbraio sono cresciuti per il decimo mese sul totale degli ultimi undici ed in misura superiore alle attese, agli indici di fiducia che sono costantemente al rialzo. L’indice di fiducia dei consumatori americani a marzo è salito a quota 52,5 rispetto a 46,4 di febbraio, superando quindi quella quota 50 che gli analisti considerano lo spartiacque tra una fase di recessione ed una di espansione.
In risposta a questa ripresa dell’attività e della fiducia anche il mercato del lavoro invia segnali di miglioramento. A marzo l’occupazione nel settore non agricolo negli Stati Uniti è aumentata di 162 mila unità, il miglior risultato degli ultimi tre anni, anche se inferiore alle attese. Lo scorso marzo è stato il secondo mese su un totale di 27 nel quale le aziende Usa hanno assunto. Volendo rimanere con i piedi per terra è giusto ricordare che nel corso della crisi sono stati bruciati più di 8 milioni di posti di lavoro, quindi la recente inversione di tendenza è importante più come segnale che in termini di impatto prospettico sui consumi, ma è anche corretto dire che fino a pochi mesi fa, quando l’economia perdeva posti di lavoro al ritmo di 700mila o più al mese, in molti erano convinti che il fenomeno non si sarebbe arrestato tanto presto.
Il tasso di disoccupazione è per il momento stabile al 9,7% ma molti economisti sono convinti che questo valore inizierà a calare già nel corso del 2009. Ed anche il mercato immobiliare, il grande malato che ha contagiato i mercati finanziari all’inizio della crisi, invia, seppure in modo discontinuo, segnali di ripresa. Nel mese di febbraio ad esempio i compromessi stipulati per l’acquisto di case esistenti sono risultati in aumento dell’8,2%, il maggiore incremento dall’ottobre del 2001. Ad avvalorare il miglioramento del sentiment dei mercati finanziari e le performance di tutto rispetto delle borse di alcune delle principali aree geografiche, è intervenuto il Fondo Monetario Internazionale. Nell’ultima bozza del World Economic Outlook le previsioni per il Pil mondiale nel 2010 passano dal 3,1% dello scorso ottobre al 4,1% e si attestano al 4,3% per il 2011.
In questo contesto, che vede Cina ed India progredire al passo dell’8% circa, gli States dovrebbero riuscire a crescere del 3%. Ecco quindi che la fase positiva messa a segno dagli indici azionari Usa nel primo trimestre dell’anno non solo sembra essere giustificata dall’attuale contesto macro economico, ma ha anche buone possibilità di proseguire.
Lo S&P 500, dopo aver superato a metà marzo il picco di gennaio a quota 1150 punti circa sembra intenzionato ora a salire fino a mettere alla prova in area 1230 il 61,8% di ritracciamento del ribasso dal top del 2007, un livello tra quelli più significativi della serie di Fibonacci. In caso di superamento anche di questo ostacolo il trend rialzista dell’indice Usa in atto dai minimi di marzo 2009 si confermerebbe in grado di estendere anche nel lungo periodo con target, entro la fine dell’anno in corso, in area 1500 almeno.