Le quotazioni del rame, uno dei metalli più sensibili all’andamento del ciclo economico, dopo una brusca caduta nel corso del mese di febbraio, limitatasi in ogni caso a testare il supporto offerto dalla media mobile a 200 giorni, sono partite nuovamente al rialzo. Il Dow Jones-AIG Copper ha superato nelle ultime sedute del mese di marzo i massimi di inizio anno a quota 389, a loro volta resistenza critica in quanto coincidenti con il 75% di ritracciamento del ribasso dal picco del 2008.
Le probabilità di vedere ancora salire le quotazioni del rame, con target proprio sui precedenti massimi storici, sono elevate.
Un comportamento del tutto analogo lo ha avuto il prezzo del greggio. Il West Texas Intermediate (Wti) ha infatti superato di recente i massimi di inizio anno di area 83 dollari e sostenuto dalla media mobile a 200 giorni, toccata a febbraio, potrebbe proseguire la fase rialzista andando a testare in area 105 dollari il lato superiore del canale che sale dai minimi dello scorso anno. Se da un lato la crescita del prezzo delle materie prime è il riflesso di un salutare accrescimento della domanda, dall’altro rischia di accendere una spirale inflazionistica.
A fronte di una impennata dei prezzi la politica monetaria, accomodante per la quasi totalità dei principali attori dell’economia globale, potrebbe irrigidirsi, ponendo quindi non pochi problemi ad una ripresa ancora in fasce. L’Australia, paese la cui economia è legata strettamente al ciclo delle materie prime, si è vista costretta a rialzare il tasso di riferimento già 5 volte a partire dallo scorso ottobre portandoli al 4,25% e molti osservatori sono pronti a scommettere che entro la fine dell’anno verrà superata la soglia del 5%. Pur con le dovute cautele, i mercati asiatici hanno risentito infatti meno degli strascichi della crisi finanziaria rispetto ai paesi a maggior capitalizzazione, l’Australia può essere considerata un apripista rispetto al corso della politica monetaria degli altri principali attori dell’economia globale, quindi se la ripresa procederà senza scosse, come le previsioni dell’Fmi lasciano pensare, presto i tassi di interesse riprenderanno a salire anche in altre aree del mondo.
Per il 2010 in ogni caso la politica monetaria, come osserva anche il Fondo Monetario Internazionale, dovrebbe rimanere nella maggior parte dei casi altamente accomodante dal momento che le prospettive di ripresa sono comunque ancora deboli e quindi i rischi di inflazione rimangono sotto tono. In altre parole nel breve termine i tassi di interesse dovrebbero rimanere come stanno, ma nel medio termine una loro ripresa è ormai certa. Ciò significa che investimenti in quelle materie prime per le quali si è già manifestata una domanda crescente, metalli industriali, combustibili ma anche ad esempio la carta, se avviati almeno inizialmente in ottica di breve, dovrebbero poter dare buone soddisfazioni. Alla borsa Usa si potrebbero quindi aggiungere anche le materie prime come interessanti opportunità di investimento per i prossimi mesi. D
a guardare con maggiore sospetto invece i bond governativi. I rendimenti dei decennali Usa sono ormai saliti al 4%, il mercato si sta posizionando in funzione di chiare aspettative di rialzo dei tassi almeno sulle scadenze più lontane. Il future sul decennale è sceso, con una evidente accelerazione ribassista, al di sotto del supporto offerto a 115,50 circa dai minimi del 31 dicembre 2009, lo stesso ha fatto il trentennale violando il supporto di quota 114,50. Entrambi hanno violato la linea di tendenza rialzista che è possibile tracciare dai minimi dello scorso giugno ed entrambi si stanno allontanando a grandi passi dalla resistenza offerta dalla media mobile in corrispondenza con i massimi di marzo. In base a questo quadro grafico l’obbligazionario Usa, almeno per quello che riguarda le scadenze più lontane, non sembra offrire attualmente prospettive di crescita. Meglio quindi ridurre la sua eventuale presenza in portafoglio.