Uno sguardo alle performance messe a segno da inizio anno dai principali Etf ed Etc evidenzia dei trend al rialzo nettamente definiti in favore delle borse dei paesi emergenti e dei metalli, sia i non ferrosi sia i preziosi industriali. In altre parole negli ultimi mesi l’investitore più soddisfatto sarebbe stato quello che ha scommesso sulla Turchia e sulla Russia, sul Platino e sul Palladio, sul Nickel, o meglio sugli Etc che ne replicano l’andamento. Le tendenze di questi mercati sembrano essere ragionevolmente consolidate, il che non significa ovviamente che non si possano realizzare correzioni, anche profonde dal momento che andrebbero a ritracciare movimenti antecedenti estesi, ma che in ottica temporale dilatata, guardando da adesso alla fine del prossimo trimestre ad esempio, i saldi rispetto all’inizio dell’anno dovrebbero mantenersi ampiamente positivi.
Secondo le più recenti stime dell’Ocse la ripresa economica mondiale procederà a velocità diverse nei primi sei mesi dell’anno, ad un passo discreto per gli States, nell’ordine del 2,3/2,4%, moderato per i primi tre paesi dell’Eurozona (Germania, Francia ed Italia), in media dello 0,9%, con i paesi del G7 complessivamente in progresso dell’1,9% nel primo trimestre e del 2,3% nel secondo. Ma i dati relativi ai paesi le cui borse hanno corso maggiormente in questo primo scorcio dell’anno parlano di una ripresa decisamente più vivace.
In Turchia ad esempio il Pil del quarto trimestre 2009 (ultimo dato comunicato dall’Istituto Nazionale di Statistica turco, il TurkStat) ha fatto un balzo del 6% rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente, un segnale forte in favore dell’uscita dalla fase di contrazione che aveva colpito l’economia turca nei trimestri precedenti. Il Fondo Monetario Internazionale e l’Organizzazione per la Cooperazione e lo Sviluppo Economico hanno previsto per la Turchia una crescita di circa il 3,7% nel 2010, in linea con quella ipotizzata nel suo programma economico a medio termine dal Governo, nell’ordine del 3,5% ma inferiore a quella prevista da altre organizzazioni finanziarie che spingono la soglia raggiungibile fino al 5.5%.
Per la Russia stime non ufficiali parlano di una crescita per l’economia del 60% nel prossimo decennio, con un aumento del 3,5% almeno per l’anno in corso, dato condiviso anche dal Governo di Mosca, e con la prospettiva di superare in dimensioni l’economia tedesca entro il 2020. Segnali in questo senso, anche se sono in embrione, vengono dalla produzione industriale, aumentata a gennaio del 7,8% su base annua.
Per quello che riguarda l’India, altro paese la cui borsa ha corso molto nella prima parte del 2010, secondo la Banca asiatica per lo sviluppo (Adb) la crescita per l’anno in corso sarà dell’8,2%. E si tratterà di una crescita solida, trainata dalla domanda interna e dall’aumento degli investimenti. Una idea del potenziale dell’economia indiana la fornisce il dato relativo alla produzione industriale di febbraio, risultato in crescita del 15,1% su base annua, il sesto rialzo consecutivo superiore al 10% messo a segno in quel paese anche se inferiore al 16% atteso dagli analisti.
E’ evidente che questi tassi di crescita non possono non attrarre capitali e sono destinati quindi a sostenere anche l’andamento della borsa, e non solo nel breve termine. Ed è allo stesso modo evidente che il tasso di crescita delle economie in via di rapido sviluppo come India e Cina, caratterizzate da un enorme appetito di materie prime, sosterrà le quotazioni di quei fattori produttivi maggiormente utilizzati dall’industria. Nella sola India la domanda di acciaio per l’anno fiscale in corso dovrebbe crescere del 9-10% mentre nel mese di marzo le importazioni cinesi di petrolio e rame hanno sfiorato dei livelli record.
I filoni sui quali investire sono dunque molti e relativamente evidenti in questa fase, ma è ancora adesso il momento per farlo?
Osservando l’andamento delle principali borse mondiali è facile notare sugli indicatori tecnici di uso più comune una situazione di eccesso di positività, o “ipercomprato”, come la definiscono gli analisti grafici, che costringe a pensare che una correzione sia alle porte. Del resto negli Usa si è aperta la stagione delle trimestrali, e dopo gli estesi rialzi delle ultime settimane non si può escludere che, anche a fronte di risultati aziendali incoraggianti, i mercati scelgano di prendere almeno temporaneamente profitto dalle loro posizioni.
Si tratterebbe del resto di un comportamento tanto comune da dare origine al detto “buy the rumor and sell the news”, che liberamente potrebbe essere tradotto come una esortazione ad acquistare sulle aspettative per poi realizzare i guadagni una volta che tali aspettative sono realizzate. Il fatto che le borse, e di conseguenza anche le commodities che a queste sono positivamente correlate (in questa fase l’indice di correlazione tra il Crb e lo S&P500 vale circa 0,75, non troppo distante quindi dal valore massimo teorico raggiungibile di 1 che indica correlazione perfetta), possano andare incontro ad una flessione non sottrae interesse ad eventuali investimenti su indici azionari di paesi emergenti o di alcune merci. Anzi, un calo permetterebbe di acquistare su livelli più vicini agli attuali.
Unica accortezza l’individuazione di quelle soglie di supporto al di sotto delle quali l’idea di essere in presenza di una semplice correzione dovrebbe essere accantonata in favore del rischio di un ribasso ben più corposo.
Gli indizi di rallentamento nel rialzo delle borse visti nel corso dell’ultima ottava non dovrebbero essere quindi letti, almeno inizialmente, come un segnale di fuga, ma anzi come una occasione per integrare il portafoglio di investimento con nuovi acquisti, a patto tuttavia di avere chiari fin da subito le soglie al di sotto delle quali abbandonare la partita.