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Banche Usa: il mercato chiede maggiore affidabilità

Pubblicato: 21 apr 2010 da Ferry Boat

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Una primavera piena di incertezze quella del 2010 per i giganti della finanza globale. Si è arrivati al punto di vedere Lloyd Blankfein, numero uno di Goldman Sachs, mancare alla presentazione di una buona trimestrale del gruppo probabilmente per evitare le scomode domande dei giornalisti sulle nuove indagini della Sec. Un inquietante articolo odierno di Bloomberg lancia, però, un salvagente al mondo delle banche di Wall Street ancora tanto odiate sulle due sponde dell’Atlantico. Il salvagente porta la scritta latina del caveat emptor dietro la quale si nasconde forse l’intera linea difensiva delle big bank chiamate in causa in questi mesi: coloro che compravano sapevano quel che facevano.

Il principio è quello in base al quale se uno perde una scommessa non può ricorrere al giudice. In un certo senso l’idea è quella di ribaltare il browniano “moral hazard” delle grandi banche d’affari sul pubblico dei clienti che di loro, in qualche maniera si è fidato. I confini a questo punto scivolano facilmente nella nebbia e l’appello al caso per caso diventa forse d’obbligo. Io compro una cosa rischiosa da una banca e la banca si assicura contro il fallimento di questa cosa; la sua assicurazione (cds o total return swap o altri strumenti di questo tipo) cresce di valore se la cosa si svaluta: come decido se la banca si sta proteggendo o se sta scommettendo contro di me?

L’idea che però questo treno guidato dai big della finanza strutturata e dei prodotti over the counter vada sempre e solo in una direzione è tanto potente da essere arrivata persino a Washington (almeno apparentemente) e molti ipotizzano che dietro le accuse della Sec possano celarsi i piani della Casa Bianca per un ritorno bucolico alla Main Street, la strada “sana” della industrie di Detroit e Chicago che in fondo è un altro mito dell’”industria vera” in quest’epoca di delocalizzazione produttiva (leggasi la Pastorale Americana di Philip Roth per esempio).

In pratica oggi come ieri le industrie vanno dove il lavoro costa meno e vendono dove i clienti pagano di più. Se poi sono un investitore che si serve dell’industria finanziaria per comprare degli strumenti sofisticati, ho il diritto di avere una controparte affidabile e sicura che mi garantisca che i soldi che sto spendendo siano spesi bene. Se invece c’è un sistema che mi froda e mi nasconde informazioni vitali, allora è giusto che in tribunale mi renda giustizia.

Per questo il danno d’immagine di Goldman Sachs non è da sottovalutare, perché se è vero che su quel fondo Abacus il gruppo ha scommesso contro i clienti allora il gruppo Goldman Sachs diventa inaffidabile. Oggi sulle cronache finanziarie rimbalza il caso di Carige contro Citigroup che ricorda molto questa vicenda. Carige accusa l’americana di non averla adeguatamente informata sulle quote di un fondo, il Tob Capital Offshore, che nel prospetto italiano sarebbero parse estremamente affidabili e nel prospetto americano no. Nel cattivo affare hanno perso molti soldi persino 8 piccoli comuni norvegesi che avevano investito nelle stesse quote. Per la banca genovese l’impatto, già scontato nei bilanci, è stato di circa 30 milioni di euro su un investimento di 35 milioni. Poca roba senz’altro per delle banche, tuttavia le accuse mosse dal gruppo guidato da Giovanni Berneschi sono gravi.

Citigroup avrebbe nascosto gran parte dei rischi dell’investimento che, oltretutto, avrebbe potuto necessitare in Italia di autorizzazioni che non aveva ottenuto. Adesso le carte sono al tribunale di New York, già diverse volte espressosi sul caso Parmalat anche in merito al ruolo di Citigroup. L’idea che ancora una volta neanche le banche riescano e decifrare i propri prodotti dà senz’altro un brivido.

Va ricordato che il momento più aspro della crisi è stato caratterizzato da un crollo di fiducia, il vero motore dei mercati (si disse), fra le banche. A questo probabilmente degli interventi di rigore vanno effettuati e scadenziati, anche perché a metà della ripresa ancora il mercato attende nuove regole sui derivati, sulla trasparenza dei bilanci bancari e sulla patrimonializzazione degli istituti di credito che latitano ormai da troppo tempo. Qualche giudizio duro di una corte americana o europea renderebbe probabilmente giustizia a una crisi ancora senza colpevoli, ma con milioni di disoccupati. Si potrà anche decidere per un’attivazione delle regole graduale per non soffocare la ripresa, ma pare chiaro a tutti che nuove regole servono, se non si vuole correre il rischio che nuove bolle minaccino di nuovo l’economia globale. I mercati come i giochi funzionano solo se hanno delle regole uguali per tutti i giocatori, altrimenti, come appena successo, vanno a gambe all’aria.

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3 commenti

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  • gracile

    22 apr 2010 - 15:09 - #1
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    Mi sembra che ci sia molto da fare ancora: ancora in fondo non si è fatto altro che staccare degli assegni pubblici per le banche private. Gran parte del debito mondiale rimane fuori controllo, interi mercati vitali come quelli dei derivati e delle commodities rimangono poco trasparenti e soggetti alle speculazioni di pochi. Si arriva al fatto che pochi investitori attivi sui cds della grecia o di qualche altro stato possano influenzare le politiche di un intero continente. Mi sembra che ormai siano diventati tutti pazzi. Basta con Pantalone, vogliamo le regole! Sagge regole, ma efficaci!

  • INeuropa

    07 giu 2010 - 12:33 - #2
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    Notizia tratta dal portale Indymedia al link:

    http://piemonte.indymedia.org/article/8988

    “Eredità Maragliano: Giovanni Berneschi & Carige rimarranno in mutande”

    Scoperto forse com’è nata la fortuna economica di Banca Carige.

    Famiglia Maragliano. Nobile e facoltosissima dinastia genovese di agiati e benestanti possidenti. Autentico sangue blu doc.. Tradotto in venali termini materiali significa appezzamenti di terreni a perdita d’occhio, prestigiosi edifici storici, oggetti/opere d’arte, fondi azionari e obbligazionari, titoli, denari a gogo. Una fortuna sterminata, incalcolabile, valutata in centinaia di milioni (se non miliardi) di euro e/o di palanche dei nostri giorni.

    Loro - i Maragliano d’oggi - sono ricchi sfondati, ma non lo sanno. O perlomeno non ne aveva coscienza. Sapevano ch’erano ricchissimi gli antenati, gli avi. Banca Ca.Ri.Ge. Spa invece era a conoscenza di questo immenso patrimonio. Perché l’ha incamerato nel tempo sin dal lontano 1735, data in cui gli eredi Maragliano hanno cominciato a depositare i loro beni presso la Banca genovese. Pian piano, attraverso le epoche - incredibile ma vero - i discendenti hanno gradualmente perso coscienza di questa colossale fortuna. A Genova interi palazzi portano ancor oggi la sigla dei Maragliano. A loro è pure intitolato un famoso e prestigioso Ospedale, celebre anche l’omonima centralissima via Maragliano. Insomma i Rockfeller sotto la lanterna.

    Gli attuali discendenti dei Maragliano non sapevano d’essere così ricchi ma avevano il sospetto d’esserlo. Perlomeno un tempo lontano. Quel tam tam del passa parola, di padre in figlio che favoleggiava di quell’immensa fortuna (dimenticata) lasciata presso le casse della banca vampira: il Banco di San Giorgio (confluito in Carige). Ci son 1000 modi per dissolvere e fagocitare un patrimonio colossale. Te n’aaccorgi quando vedi quelle strane compravendite, curiose donazioni. discutibili transazioni e atti notarili al limite della decenza (non dimentichiamo che con la storia della banca genovese s’intreccia spesso quella della chiesa e la Curia sempre in agguato).

    C’è anche il sospetto che la vicenda s’incroci con la spy story dell’agente del Sismi (servizio segreto militare) Altana Pietro che attenzionava Banca Carige. Pare che casualmente abbia messo anche lui gli occhi sullo scottante carteggio “Fedecommisseria Maragliano/Carige” (dicono che ne tenesse una copia nella sua cassaforte anche il vecchio Presidente Gianni Dagnino). La leggenda così pian piano prende consistenza. Divenendo certezza. Le voci poi, sapete com’è, ci mettono poco a circolare (Genova è piccola e pettegola).

    Così un giorno, MARIA, un’erede diretto di questa nobile famiglia rompe gli indugi e scrive alla direzione generale di Banca Carige chiedendo a Dracula quanti soldi e/o valori risulta che siano ancora depositati presso la banca genovese da quel lontano 1735. In tre secoli saranno diventati miliardi di euro! (perlomeno).

    La risposta di Giovanni Berneschi (presidente di Banca Carige) è lapidaria e sconcertante: risulta un saldo attivo di 127.522 lire “… la invitiamo a voler segnalare agli eredi la necessità che si presentino presso gli sportelli della suddetta ns. Agenzia muniti del titolo per procedere alla liquidazione del cespite”.

    Un quesito sorge spontaneo al duo B&B: Bancarige & Berneschi. Galantuomini per carità di Dio (che però curiosamente portano la stessa sigla della Banda Bassotti): e le terre, i quadri, le opere d’arte, i titoli, i palazzi, i soldi, gli averi, gli scudi, i genovini, gli zecchini, i talleri, i baiocchi, i ducati, le palanche? Dove sono finiti?.

    Quando lo scopriremo Bancarige & Berneschi rimarranno letteralmente in mutande.

    (pisciaturi & zipeppi)

    Doc. pdf: “Carige_Banca_ vampira”:

    http://piemonte.indymedia.org/attachments/jun2010/carige_maragliano.pdf

  • INeuropa

    20 giu 2010 - 18:50 - #3
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    Banca CARIGE: ecco come rubano i dipendenti infedeli.

    Articolo tratto dal portale Indymedia al link:
    http://piemonte.indymedia.org/article/9167

    1000 e 1 modi per fottere Banca Carige (e i clienti).

    Vi son due modi di rubare in banca. O meglio tre. Ecco quali.

    Quello classico del bandito metropolitano (quotidianamente descritto dai mezzi d’informazione) che rapina pistola in pugno. Spesso e volentieri pochi spiccioli e talvolta senza manco puntarti la canna (i malviventi più sfigati col rudimentale taglierino). Poi c’è il furto con destrezza di alcune banche specializzate nel traslare sulla clientela le loro perdite. Come nel caso dei titoli spazzatura in portafoglio a molte di queste, appioppati agli ignari risparmiatori spacciandoli per investimenti remunerativi e altamente redditizi (vedi i casi Cirio, Parmalat, Bond Argentini, titoli atipici etc etc). Non c’è niente di peggio d’una banca che ruba ai suoi clienti. Ma questo (con particolare riferimento a Carige) sarà il tema di un prossimo interessante approfondimento. Ed infine, “last but not least” - forse meno conosciuti - i furti bancari di cui spesso i giornali ignorano l’esistenza, perché le banche si guardano bene dal dirlo e a volte persino dal denunciarlo all’autorità giudiziaria. Per intenderci i furti dall’interno, da parte di funzionari e direttori di banca. Direte, se la Banca dà il cattivo esempio il dipendente segue solo le orme del maestro … Sta di fatto che con ciclica periodicità, si registrano una serie impressionante di furti in guanti bianchi (veramente tanti). Appropriazioni indebite a raffica accomunate tutte da un unico comune denominatore: arraffare con fantasia, stile e nonchalance. Alcune anche con particolare raffinatezza, abilità e destrezza. Ed in caso di sgamo la parola d’ordine è: “NEGARE L’EVIDENZA”. Furti senz’armi dicevanmo. Storie di funzionari di banca che delinquono in giacca e cravatta.

    Molte di queste vicende son descritte con dovizia di dettagli in un imponente (e riservato) carteggio sequestrato qualche anno fa ad un agente del Sismi (Servizio Segreteto Militare) dal PM Anna Canepa della Procura della Repubblica di Genova. Lo 007 del Sismi si chiama Altana Pietro e di lui diversi giornali hanno dato notizia (principalmente Milano Finanza e Il Secolo XIX). Per l’intelligence militare ha spiato per lungo tempo Banca Carige e uno dei suoi più importanti consulenti legali, lo Studio Legale Vincenzo Roppo & Paolo Canepa (uno dei due avvocati è fratello del magistrato Anna Canepa). L’armadio della vergogna, che per tempo immemore ha tenuto nascosti e confinati questi documenti, ora si riapre nuovamente per Indymedia.

    Stavolta siamo riusciti a visionare il dossier siglato “Carige S.p.A. Cassa di Risparmio di Genova e Imperia - Procedimenti disciplinari contro dipendenti infedeli”.

    Vediamone qualcuno di questi fascicoli (omettiamo il cognome dei protagonisti per opportune ragioni di privacy).

    Ragionier Mauro Le…. Capo reparto all’Agenzia 4 Carige. Si appropria indebitamente di una bella sommetta (milioni di Lire) utilizzando a più riprese assegni tratti sui conti di ignari clienti della banca, da lui compilati falsificando la firma dei rispettivi titolari. Ha operato ai terminali utilizzando la matricola di altri ignari dipendenti Carige e falsificando la sigla di un collega dipendente “vistando” alcuni di questi assegni negoziati di frodo. Come potete riscontrare impossessarsi di somme di denaro di proprietà dei clienti - per chi lavora in banca - è relativamente semplice. Niente revolver, niente cutter. Lavoro pulito e liscio. Come l’acqua (come usa dire il PM Anna Canepa). Ma com’è possibile che un cassiere abbia la disponibilità di blocchetti di assegni di un correntista? In questo caso è relativamente semplice semplice. Una cliente entra in banca per un’operazione e rinviene un blocchetto con 10 assegni di Banca Carige incustodito. Lo consegna prontamente al fido Ragionier Mauro Le… dipendente della banca. Pfiuuuu. Meno male. L’avessero perso in strada sai quanti furfanti e malandrini che ci sono pronti ad approfittare. Il ragioniere che fa? Se li compila e li usa per prelevarsi tutte le palanche che gli servono (diversi milioni mica spiccioli). Con alcuni milioni (15 milioni per l’esattezza) subito dopo uno dei tanti scippi ha in buon gusto di aprire anche un libretto al portatore a nome della suocera. Poi dicono che i generi son ingrati. I titolari dei conti quando s’avvedono di tutti quei prelievi (per giunta con assegni da loro firmati) hanno un coccolone. Morale: se perdete un blocchetto d’assegni in banca pensateci bene due volte, anche tre, prima di lascialo al cassiere! Non si sa mai.

    Rag. Franco Ni…. Assunto in Carige con la qualifica di Capo reparto c/o l’Agenzia 13 di Genova. Approfittando della sua posizione di terminalista cassiere s’impossessa di rilevanti somme di denaro di proprietà di sfigati clienti di Banca Carige ponendo in essere artifici contabili e le classiche falsificazioni di firme. Un cliscè abbastanza consueto e ben rodato. I clienti della banca però s’accorgono che suoi loro conti qualcosa non quadra. Vanno in agenzia, estratto conto alla mano, e incazzati neri contestano i numerosi (ingenti) prelievi che loro non hanno mai effettato. Prima 5 milioni, poi 10, poi altri 5, e ancora 5, 10, 3, 8, 11, 12 … tombola. Il saldo del C/C è da shock. Le indagini ispettive appurano che i prelevamenti son stati effettuati utilizzando gli appositi moduli in bianco in dotazione a tutte le filiali. Un perito incaricato certificherà addirittura che alcune delle firme apocrife apposte dal dipendente infedele sui moduli, son invece autentiche (vero artista il terminalista cassiere). Com’è possibile? In realtà il cassiere/fantasista, durante un’operazione del correntista, con un banale pretesto ha fatto sottoscrivere dei moduli in bianco che poi ha imboscato e utilizzato per i prelievi. Durante le indagini interne condotte da Banca Carige il ragioniere si discolpa portando in sua difesa corposissimi argomenti di difesa del tipo: “scusate ma non ricordo”. Comunque al Ragionier Ni… và senz’altro il pregio d’aver cambiato un assegno all’uomo invisibile. Uomo invisibile disonesto che ha raggirato il malcapitato ragioniere facendosi consegnare 12.500.000 lire. Invisible Man ha anche esibito un suo documento di identità per convincere il cassiere della legittimità dell’operazione di prelievo. I dati del documento però non risultano trascritti da nessuna parte (forse su un foglietto andato smarrito) potrebbe anche più banalmente trattarsi d’un normalissimo caso di paranormale (il cassiere ha effettivamente scritto i dati dell’uomo invisibile con dell’inchiostro invisibile). Logicamente Banca Carige non ha creduto alla versione del Rag. Franco ed è andata a vedere i filmati delle videoregistrazioni di quel giorno. Appurando che davanti alla cassa del rag. Franco, quel giorno, a quell’ora, non s’è presentato alcun signore a prelevare la somma di 12.500.000. Ma è ovvio era l’uomo invisibile (non è che da bimbo il ragioniere leggeva troppi giornaletti dei Fantastici 4?). Consiglio pratico: se in banca vi stordiscono con 1000 discorsi e vi fanno autografare alcuni moduli in bianco sinceratevi che quelli inutilizzati per l’operazione che state compiendo siano poi stracciati in 1000 pezzi. Sennò son cazzi vostri.

    Geom. Enrico Co…. Assunto in Carige come impiegato di 4° grado presso il Centro Servizi con funzioni di vice direttore della Filiale Carige di Carrara/Avenza. Un vero Robin Hood dei giorni nostri (lo diciamo senza ironia non è uno scherzo). Per il rimosrso s’è anche autodenunciato alla banca. Il geometra ha posto in essere numerosissime irregolarità operative ed artifici contabili allo scopo di evitare il protesto di assegni ed effetti a clienti che versavano in gravi difficoltà finanziarie cercando nel contempo di non danneggiare la Banca (“versavano” non nel senso che portavano i soldi in banca … al contrario). Ha inoltre fornito in più occasioni somme di denaro a clienti e a terzi ad insaputa di Banca Carige pare senza lucrare alcunché. Giustamente ognuno aiuta il suo prossimo come può. In India, dopo Gandhi si è dato una mano ai poveri con il microcredito, in Italia i Direttori di Banca più lungimiranti elargiscono soldi a chi ne ha bisogno. Più che una sanzione disciplinare avrei dato una bella stretta di mano al Geom. Co…

    Invece il Rag Mauro Bo….. mette le mani nella marmellata e quando viene sgamato fornisce una giustificazione stravagante al limite del surreale. Al ragioniere la Carige contesta la creazione di fittizie temporanee disponibilità finanziarie sui propri conti correnti finalizzate a compiere operazioni di speculazione su titoli. In pratica l’integerrimo dipendente Carige non ruba niente a nessuno ma con un tocco di bacchetta maciga (un click sul computer) fa figurare sui suoi conti palanche che non esistono. Che c’è di male. Lo fa anche lo Stato in altro modo. Si stampa soldi che non esistono, dal nulla e li mette in circolo, senza alcuna provvista (v. su vikipedia alla voce “Signoraggio”). In una lettera di giustificazioni inviata alla Direzione di Banca Carige (che trovate tra gli allegati pdf) il Rag. Mauro scrive “… le fittizie temporanee disponibilità finanziarie su rapporti di conto corrente a me intestati son dovuti al fatto di aver eseguito le operazioni in titoli per non ostacolare il mio lavoro di terminalista cassiere … avendo lavorato molte volte in agenzie dotate di una sola cassa avevo preso l’abitudine, anche quando c’erano più casse, di fare le mie operazioni da solo, cosa nata anche per non disturbare i colleghi impegnati in altre operazioni … ora mi rendo conto che tale comportamento era altamente scorretto”. Che dire, se il figliol prodigo è pentito c’è da crederci e và accolto da mamma Carige a braccia aperte (occhio ai computer però e metteteci un bel lucchetto e qualche password).

    Rag. Carlo Ca……, funzionario di 2° grado Carige è assegnato all’area Tesoreria e Cambi dell’Area Alta Finanza. Un pentito del furto. Nel corso delle indagini ispettive è emerso che per impedire che venissero alla luce gli scippi di denaro perpetrati ha utilizzato propri fondi personali per ripianare agli ammanchi. Il Ragioniere disponeva operazioni a termine di acquisto e vendita di divise estere per importi rilevanti ad insaputa di Banca Carige, traslando sulla banca le eventuali perdite che si andavano delineando (mica scemo). Per evitare d’essere identificato usava elementi identificativi di altri dipendenti (the fox). Un cliente della banca è rimasto così soddisfatto del menagè del fantasioso ragioniere da essere indotto a dare in gestione a Banca Carige la quasi totalità del suo patrimonio mobiliare (il crimine a volte dà i suoi frutti). Per scongiurare il ripetersi di tali azioni truffaldine Banca Carige poi delibererà di adottare “opportuni accorgimenti” presso l’ Ufficio Cambi, come quello di installare un sistema di registrazione di tutte le comunicazioni telefoniche (per ovviare ai rischi conseguenti ad eventuali contestazioni di ordini telefonici di compravendita di valuta estera). “…si ritiene opportuno evidenziare che a giudizio della Funzione Ispettorato l’introduzione delle innovazioni di cui sopra paiono idonee a prevenire i rischi di eventuali analoghe irregolarità amministrative e procedurali suscettibili di arrecare danni all’azienda” Recita asetticamente il verbale ispettivo di Banca Carige del 15 febbraio 1996. Chissà che ne pensa il Garante della Privacy.

    Marie France Ja….. e Francois Ca….. dipendenti Carige della succursale francese di Nizza. Uno cassiere della filiale e l’altra espertissima del settore affidamenti. Così “esperta” che ha concesso crediti ed agevolazioni ad una società cotta, decotta e strafallita. Il sospetto è che si sia trattato d’una vera e propria connivenza ai danni di Banca Carige. Una licenziata in tronco all’altro una tiratina d’orecchi (ammonizione scritta).

    Geom. Flavio Fe……, Vice Capo Ufficio Area Tecnico-Patrimonio. Banca Carige contesta al geometra di essersi impossessato di varie somme di denaro a fronte di false spese relative attività svolta presso l’Ufficio Tecnico Erariale per le pratiche catastali relative agli immobili di proprietà di Banca Carige. In più occasioni ha utilizzato allo scopo alcuni moduli della banca infedelmente compilati nonché documentazioni di spesa in moduli catastali materialmente falsi. Anche in Carige Photoshop è protagonista. I moduli contraffati dal geometra venivano ricostruiti dal geometra con l’ausilio del computer.

    Ferrando Ma……, dipendente Carige assegnato all’Economato/Sicurezza con mansioni di guardiolista presso la Sede centrale di Banca Carige (Via Cassa di Risparmio). Non ha rubato niente, però è un tipino irascibile che se gli giurano le balle fa più danni della banda del buco. A seguito del fastidioso protrarsi del suono dei dispositivi d’allarme il guardiolista, del tutto involontariamente, durante uno scatto d’ira prende a mazzate e distrugge la centralina di controllo antintrusione della banca. Agisce in preda a scatti d’ira irrefrenabili da addebitarsi a precari stati di salute psichica (presentato un’attestazione medica che certifica una “forma di nevrosi con manifestazioni di tipo ansiosodepressivo e agitazione psicomotoria”). In un’umano slancio di solidarietà (questo và dato atto alla banca) Carige ha licenziato il dipendente e poi lo riassume viste le precarie condizioni economiche della famiglia. Decisamente un bel gesto (inusuale per certe banche). Consiglio: se andate a cambiare un assegno in Via Cassa di Risparmio (sede), a scanso di sorprese, girate pochino al largo dalla guardiola. Non si sa mai che sia nei pressi Mauro Fe….

    Rag. Enrico VE.. assunto in Carige con in grado di Capo Ufficio e posto alle dipendenze della filiale Carige di Sanremo. Al rag. Enrico Banca Carige contesta variegate irregolarità nel periodo in cui era Direttore della Filiale Carige di Dolceacqua. Il rag, Enrico racconta che un losco figuro un giorno entra in agenzia, apre un conto senza metterci una lira, e minaccia di morte lui e la sua famiglia. Il brutto ceffo ha un’attività dichiarata fallita anni addietro ed è stato segnalato ai Carabinieri per porto abusivo d’arma. Il ragioniere impaurito fa un bonifico di 10 milioni di lire sul suo conto del malvivente prelevandoli da un altro conto. Ravvedutosi fa un “mea culpa” cercando di “aggiustare” la situazione coprendo l’ammanco con propri soldi. Il correntista Carige truffato che si ritrova senza i soldi sottratti querela Carige ed Capo ufficio. Finisce tutto a tarallucci e vino. La Banca commossa dalla toccante storia perdona lo sventurato Rag. Enrico che riaccoglie a braccia aperte in seno a mamma Carige. Proprio vero che la realtà a volte supera di gran lunga la fantasia.

    Queste sono solo alcune delle storie trascritte nei memoriali riservati di Banca Carige (relativi all’anno 1995-1996). Vi son ancora da raccontare tutte quelle dall’anno 1997 in poi. Centinaia di furti, ammanchi, ladrocini, sottrazioni, ruberie, ladrerie, all’ombra della cassa di risparmio. Ma per il momento ve li risparmiamo (scusate il bisticcio).

    Vi promettiamo però di raccontarvele quanto prima. A condizione che fate i bravi e non imitate sti belinoni di Arsenio Lupen.