
Atene chiede ufficialmente l’attivazione rapida degli aiuti dell’Unione Europea e del Fondo monetario internazionale. Dopo la terribile seduta di ieri, quando l’Eurostat ha alzato le stime sul deficit ellenico nel 2009 dal 12,9 al 13,6% del Pil e in contemporanea Moody’s ha tagliato da A2 ad A3 il proprio giudizio sul debito greco, si intravede dunque qualche segnale di stabilizzazione. I recuperi odierni della Borsa di Atene, la parziale rimonta dell’euro/dollaro dopo l’affondo in zona 1,32, il calo dei cds greci dopo i record di ieri in area 630 punti concorrono a dare un po’ di respiro a un mercato ieri finito nel baratro.
L’ipotesi peggiore è stata quella di un’uscita della Grecia dell’Eurozona che le consentisse di svalutare la sua nuova moneta e alleviare la pressione di un debito ormai ben oltre il 120 per cento del Pil: le pressioni speculative hanno subito messo sotto assedio gli altri deboli d’Europa, come Portogallo, Irlanda (ieri il suo deficit è volato al 14,3% del Pil oltre i livelli greci) e Spagna. Un potenziale effetto domino da brivido capace di minare le fondamenta dell’Unione.
Il governo di Atene ha cercato di tenere salda (per quanto possibile) la barra del timone e da subito ha sottolineato di non ritenere necessari ulteriori interventi di breve sul deficit, essendo sufficienti quelli da quattro punti di prodotto di interno lordo già programmati per il 2010. Per qualcuno, però, i tassi sul debito a dieci anni schizzati sui 9 punti percentuali imporranno tagli enormi della spesa sociale. Di certo oggi troppe banche puntano contro Bruxelles che si trova a gestire una delle crisi peggiori dalla nascita dell’Unione con il fiato degli speculatori sul collo. Si fa presto a dire che le risorse per le manovre di Papandreou possono essere reperite con il recupero di quel quarto di Pil di economia sommersa o con la lotta alla corruzione che pesa per un altro 8% del Prodotto interno lordo. La verità è che, comunque vada, ci vorrà tempo e la Grecia che uscirà da questa crisi dovrà per forza di cose essere molto diversa da quella di oggi.
Nel frattempo il governo di Atene deve fare lo slalom fra le date del 9 maggio, quando passate le elezioni tedesche il governo di Angela Merkel avrà le mani più libere per la gestione degli interventi di Berlino, e il 19 maggio, data entro la quale andranno in scadenza 10 miliardi di euro del debito.
L’attivazione della procedura degli aiuti consentirà l’invio di finanziamenti alla Grecia per circa 45 miliardi di euro di cui 30 dall’Europa, 8,4 dalla Germania e oltre 5 dall’Italia. Il tasso dei prestiti parzialmente agevolato al 5% darà fiato a un governo che ha dovuto fronteggiare tassi oltre l’8,5% sul proprio debito nelle ultime 24 ore.
L’Europa intera in queste ore tira un sospiro di sollievo, anche perché, a detta della gran parte degli osservatori, i nuovi finanziamenti dovrebbero rimuovere i problemi di liquidità di Atene per tutto il 2010. Adesso bisognerà, però, che Papandreou mostri all’Europa e al mondo dei bilanci credibili e delle azioni efficaci. La tenuta di altre economie come quella portoghese, quella irlandese e quella spagnola potrebbe anche dipendere nell’immediato futuro, dai segnali di cambiamento che arriveranno dall’Egeo.
Anteprima del commento