E’ molto difficile non rimproverare all’agenzia Moody’s una certa superficialità (per essere gentili) che ieri ha favorito vendite speculative sul nostro mercato. E’ inaccettabile che alle 9.20 si dica che il “robusto” sistema bancario italiano rischia comunque un contagio della crisi greca e solo alle 17.20 (praticamente a mercato chiuso) si sottolinei che l’outlook dell’Italia è stabile e non c’è bisogno di revisioni. Viene davvero da pensare che si sia voluto sottoporre Piazza Affari a un attacco feroce dei mercati.
Francamente in queste condizioni sembra difficile non dare ragione ai governi europei quando dicono che le agenzie di rating hanno perso credibilità. Probabilmente però è bene tornare ai fondamentali per analizzare una situazione che comunque ha le sue incertezze parzialmente anche per l’Italia.
In Italia il debito pubblico è di 1,4 trilioni di euro di cui quasi un quinto verso la Francia: si tratta del 115,8% del nostro Pil. Ieri il ministro dell’economia Giulio Tremonti ha detto che serve una “manovrina” da 25 miliardi in due anni per mantenere gli impegni europei e gli obiettivi del governo. La notizia è ambivalente. Il nostro rapporto debito/Pil è salito di ben 9,7 punti percentuali in un anno perché da un lato è cresciuto lo stock di debito dipendente dal fabbisogno di cassa del settore pubblico (in crescita del 5,8%), dall’altro il Pil nominale è sceso del 3 per cento. Al riguardo è interessante osservare che l’acquisto di bond bancari dedicati (i Tremonti bond) ha pesato solamente per lo 0,3 per cento del nostro Pil: meno della metà dell’impatto dovuto all’incremento della liquidità del Tesoro (0,8% del Pil) fatta per motivi precauzionali.
Il peso dell’intervento del governo italiano nel settore bancario ci permette di evidenziare la relativa solidità del sistema creditizio nazionale. Il governo ha investito meno di un punto del Pil nelle proprie banche mentre nel resto d’Europa è stato investito in media il 13% del Prodotto interno lordo: in Gran Bretagna si è investito circa il 29% del Pil per salvare le banche, in Germania l’11% e in Francia il 7 per cento.
Le esposizioni delle banche italiane nei confronti della Grecia? Il problema esiste per Intesa Sanpaolo che ha bond di Atene per 1 miliardo di euro a fine 2009 e per Generali che ha debiti per 2,2 miliardi verso i Pigs (Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna) e in particolare di 750 milioni verso la Grecia, ma per gli altri è assai ridotto. Unicredit ha detto che la quota dei bond greci sui 50 miliardi investiti in titoli di Stato è trascurabile, Mps ha investito in bond greci circa 20 milioni di euro, Ubi Banca si è esposta per 24 milioni, il Banco Popolare per 92, la Popolare dell’Emilia Romagna per meno di 15 milioni, Mediobanca non ha titoli greci in portafoglio.
Basta ricordare però che Bnp Paribas ha da poco dichiarato esposizioni ai bond greci per 5 miliardi di euro e che Société Générale ha dichiarato crediti con Atene per 3 miliardi di euro per capire che altrove i danni potenziali sono peggiori. Sempre in Francia, per esempio, il Credit Agricole ha un portafoglio 850 milioni di bond greci e in Germania le banche hanno complessivamente 34,4 miliardi di euro di titoli del debito sovrano greco e le assicurazioni circa 9 miliardi. Ecco perché Francia e Germania sono praticamente costrette ad aiutare la Grecia e a far digerire ai cittadini un nuobo salvataggio, anche questa volta indiretto, delle banche.
Sulla relativa solidità delle banche italiane ci rassicura Paola Biraschi, analista del comparto bancario per Nomura e autrice del report sulle banche italiane “Tough times ahead”: “Il sistema creditizio italiano si è mostrato più solido di altri, come dimostra l’enorme differenza fra gli interventi del governo di Roma in favore delle banche italiane rispetto ai corrispettivi interventi delle altre nazioni”.
Ma Alessandro Profumo (ad di Unicredit) non ha dichiarato di recente che dobbiamo abituarci a margini in calo? “Senz’altro i bassi tassi d’interesse hanno ridotto i margini di tutte le banche dell’Eurozona – specifica la Biraschi – e il costo del funding è destinato a crescere con gli attesi nuovi criteri di patrimonializzazione di Basilea, ma in Italia il contesto è più rassicurante che altrove. Le banche hanno già cominciato ricapitalizzarsi in varia maniera e se guardiamo al funding vediamo che il rapporto tra funding retail (conti correnti) e wholesale è già molto vantaggioso in Italia rispetto a paesi come la Spagna o il Regno Unito”.
Molte banche italiane sono però esposte nel settore delle infrastrutture o nell’immobiliare che, nel nostro paese, non ha subito una crisi paragonabile a quella dell’estero… “Però in Italia i prezzi dell’immobiliare in dieci anni sono raddoppiati (+100%) circa mentre in Spagna sono cresciuti del 175% e nel Regno Unito del 158% Le banche italiane inoltre sono relativamente poco esposte nel real estate rispetto al resto d’Europa a causa di una bassa penetrazione dei mutui e forse di un certo timore di un prossimo ridimensionamento dei prezzi”.
In realtà la solidità relativa del nostro comparto bancario è correlata a una certa affidabilità dei conti italiani nonostante l’elevato debito. L’Italia è l’unico paese europeo che prevede un ritorno all’avanzo primario dal 2010 e già nel 2009 i disavanzi primari degli altri paesi europei erano molto maggiori di quello registrato a Roma.
L’aggregato del debito pubblico e privato dovrebbe toccare il 235,9% del Pil nel 2010 contro il 265% della media europea. Se poi si guarda all’esposizione dello Stato nei confronti della Grecia i massimi creditori sono la Francia con 75 miliardi di dollari e la Germania con 45 miliardi. Simile il discorso per la Spagna che deve 238 miliardi alla Germania e 220 alla Francia (all’Italia 31 miliardi di dollari contro un credito di 47).
Insomma dal punto di vista finanziario l’Europa è indubitabilmente un sistema unico già oggi e l’Italia vanta al suo interno un sistema creditizio di solidità invidiabile dal punto di vista dei conti pubblici e soprattutto dal punto di vista della solidità delle nostre banche. Le relazioni tra tutte le nazioni del Vecchio Continente necessariamente impongono dunque il bail out della Grecia che, dopo il varo delle misure di austerity ieri ad Atene, incassa oggi l’appoggio del Bundestag tedesco. Non poteva che essere così.
Magilla
08 mag 2010 - 14:26 - #1Le banche italiane sono le più solide perchè sono le più ladre.
i frances fanno scuola...e ci regalano debiti..
15 mag 2010 - 03:10 - #2e noi gli dovremmo cedere la sovranità del popolo….?
i banchieri italiani dovrebbero fare come i banchieri francesi ovvero insediarsi in tutte le grandi istituzioni europee e americane/internazionali..fomentare le instabilità politiche economiche e sociali far lievitare i debiti per poi rubare la libertà della povera gente..(colonialismo)
adesso se io fossi un francese mi vergognerei come un ladro…
ma la vergogna è una cosa troppo anacronistica per certa gente che ha la faccia come il c.