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Pigs, e' tempo di investire?

Pubblicato: 10 mag 2010 da AleOne

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E’ un azzardo sconsiderato pensare di investire sui listini di Portogallo, Irlanda, Grecia e Spagna oppure, come spesso accade i mercati azionari hanno già scontato le difficoltà future e sono ora pronti per un rimbalzo? Per i mercati obbligazionari lo spread, ovvero la differenza, tra le quotazioni di titoli di paesi considerati virtuosi e quelle dei paesi a rischio fornisce una indicazione del grado di diffidenza del mercato. Un indicatore analogo non esiste per le borse, tuttavia è possibile studiare l’andamento del grafico di forza relativa, quello che mette in rapporto la serie storica degli indici dei quali si vuole valutare la forza ed uno scelto come benchmark.

Se il grafico di forza relativa punta al rialzo l’indice messo sotto esame sta dimostrando di saper fare meglio, in termini relativi appunto, del riferimento scelto, in questo caso l’indice Eurostoxx. Il sapere “fare meglio” in termini relativi non significa ovviamente evidenziare un trend positivo, la tendenza assoluta dell’indice potrebbe infatti anche essere negativa, ma in ogni caso lo è in misura minore rispetto al riferimento. Nel caso invece in cui la forza relativa punta al ribasso il soggetto investigato si dimostra incapace di fare meglio del benchmark, quindi guadagna meno di questo nelle fasi durante le quali l’orientamento del trend di borsa è positivo, perde in misura maggiore quando la tendenza gira al ribasso. Ebbene, dei quattro paesi dei PIGS, solo l’Irlanda mostra una forza relativa decisamente crescente rispetto all’Eurostoxx. Spagna e Portogallo sono al ribasso dal novembre 2009, la Grecia dall’ottobre dello stesso anno. E’ tuttavia proprio l’indice della borsa di Atene, il primo a dimostrarsi debole, quello che sta tentando da alcune sedute di invertire la rotta, pur con un movimento che è ancora troppo acerbo per essere considerato l’inizio di una fase diversa da quella vissuta negli ultimi mesi. Se per curiosità si studiasse l’andamento della forza relativa tra il tedesco Dax e l’Eurostoxx si scoprirebbe un grafico orientato costantemente al rialzo dal marzo del 2003, un grafico che proprio di recente, a partire da inizio aprile, ha messo a segno una ulteriore accelerazione positiva, a conferma della buona salute della borsa della Germania rispetto alle altre dell’area dell’euro. Il grafico di forza relativa per quella italiana mostra invece un andamento negativo dallo scorso ottobre, andamento che almeno per il momento non accenna a cambiare. Ma cosa dicono i grafici dei singoli indici? Esistono dei livelli di supporto intorno al quale il mercato potrebbe dimostrare interesse e tornare compratore, o per il momento il destino, ad eccezione dell’Irlanda, è quello di proseguire nella fase di ribasso?

Il madrileno Ibex 35 non sembra in condizioni di virare al rialzo in tempi brevi: la discesa al di sotto dei 10100 punti, dove si colloca il 38,2% di ritracciamento del rialzo dai minimi di marzo 2009, ovvero il primo dei ritracciamenti di Fibonacci ritenuti significativi, fa pensare che le quotazioni dovranno scendere fino almeno a testare il livello di ritracciamento successivo, il 50% posto a 9500 circa, prima di poter tentare una reazione. Già nel recente passato l’indice aveva inviato segnali preoccupanti, prima scendendo a metà aprile sotto la media mobile a 200 giorni, poi violando il 27 aprile con una forte accelerazione la linea di tendenza tracciata dai minimi del 2009, linea toccata poi dal basso il 30 aprile prima di una nuova ondata ribassista. Questo comportamento, conosciuto come “return move”, ovvero il tornare a vedere un supporto, dopo averlo violato, con ruolo invertito, ovvero come resistenza, è tipico delle fasi iniziali di una tendenza, testimonianza dell’ultimo tentativo dei rialzisti di affermare le proprie ragioni. Il rischio che anche il supporto di area 9500 possa non bastare a contenere la debolezza dell’indice è elevato, il canale all’interno del quale si muovono i prezzi dal top di gennaio lascia infatti pensare ad un affondo fino in area 8800/9000. Solo al di sotto di questi livelli in ogni caso il movimento iniziato a gennaio perderebbe i connotati di correzione della precedente, lunga, ascesa e si proporrebbe come una tendenza autonoma, capace di condizionare negativamente anche il lungo termine. In questo momento in ogni caso comprare la borsa spagnola sulla debolezza appare molto rischioso, meglio attendere recuperi al di sopra degli 11300 punti, media mobile a 200 giorni e linea che scende dal top di gennaio, prima di lasciarsi tentare da una strategia rialzista. Non tutti i titoli del mercato spagnolo sono tuttavia da scartare a priori. Alcuni, come Viscofan, Criteria, Prosegur, Duro Felguera, Tecnicas Reunidas, hanno evidenziato negli ultimi mesi una tendenza orientata al rialzo e potrebbero proseguire su questa strada solo marginalmente danneggiati dalle eventuali traversie dell’indice.

Per quello che riguarda la borsa di Atene l’indice generale, nonostante il tentativo di rimbalzo messo a segno a fine aprile, potrebbe non aver ancora terminato il ribasso subito dai massimi dell’ottobre 2009 a 2932. Anche in caso di proseguimento della discesa le quotazioni dovrebbero trovare tuttavia in area 1450/60 un supporto formidabile, offerto su quei livelli dai minimi di marzo 2009 e di marzo 2003. Un tentativo di rimbalzo da quell’area è probabile, anche se almeno inizialmente sarebbe da sfruttare solo per posizioni di tipo speculativo. Un segnale positivo di maggiore spessore verrebbe in caso di superamento di area 2050, dove transitano la media mobile a 100 giorni e la linea di tendenza tracciata dai massimi del 2009. Oltre quei livelli sarebbe possibile pronosticare, se non una ripresa del rialzo duratura, almeno una robusta correzione capace di riportare le quotazioni sui massimi dell’anno in area 2365. Un titolo che dimostra una notevole forza relativa rispetto all’indice domestico è Hellenic Petroleum, che rimane interessante in ottica di investimento tuttavia solo per prezzi superiori ai 6,40 euro. L’indice portoghese Psi 20, rappresentativo dei maggiori 20 titoli quotati alla Bolsa de Valores de Lisboa, ha testato a fine aprile, superandolo marginalmente ma solo nell’intraday, il supporto offerto in area 6800 dal 66% di ritracciamento del rialzo dai minimi del marzo 2009. La reazione messa a segno da quei livelli è un primo segnale incoraggiante, tuttavia solo con il superamento degli 8000 punti, dove transita la media mobile a 100 giorni, l’indice invierebbe un primo segnale convincente di essere uscito dalla fase ribassista più acuta. Sopra area 8000 un nuovo test degli 8900 punti, resistenza che ha fermato il rialzo dei prezzi sia ad ottobre 2009 sia a gennaio sarebbe possibile. Sotto 6800 il rischio di un ritorno a vedere i minimi dello scorso anno in area 5700 sarebbe al contrario molto elevato. L’investimento in strumenti collegati all’indice è quindi una operazione al momento delicata, esistono tuttavia alcuni titoli che sembrano relativamente immuni dalle difficoltà sperimentate dalla borsa nel suo complesso. Tra questi Jeronimo Martins (supporto a 6,25), Altri (supporto chiave a 3,65), Semapa (supporto a 6,90) e Portucel (supporto critico a 1,70). L’indice dei maggiori titoli della borsa irlandese, l’Iseq 20, è l’unico tra quelli dei paesi dei PIGS che viaggia al di sopra sia della media mobile a 100 giorni sia di quella a 200 giorni (l’indice italiano Ftse All Share si trova invece attualmente al di sotto di questi importanti riferimenti, resistenza in area 23000). Entrambe le medie supportano i prezzi da area 490, lasciando quindi un discreto margine di movimento all’indice che potrebbe quindi anche andare incontro a flessioni di una certa ampiezza senza violare questi supporti. La tendenza rialzista evidenziata dall’Iseq 20 negli ultimi due mesi circa non lo mette tuttavia per il momento al riparo da una evoluzione negativa: sarebbe solo il superamento del top di settembre 2009, a 569 circa, ad inviare un primo segnale di ripresa duraturo. Oltre area 600 verrebbero poi ulteriori conferme che potrebbero permettere di ipotizzare che il peggio è alle spalle e che il rialzo potrebbe evolvere nel medio periodo con obiettivi fino in area 800. La violazione di area 485/90 assesterebbe invece un duro colpo alle speranze di rialzo. Sotto 436, minimo di fine novembre 2009, le oscillazioni disegnate dal top dello scorso settembre si dimostrerebbero poi un’ampia area di distribuzione, introduttiva a movimenti al ribasso rilevanti. Nel caso della borsa irlandese vi sono alcuni titoli dall’andamento grafico promettente. Tra questi C&C Group, sostenuto da una linea di tendenza passante da area 3 euro, crh Plc, che recentemente ha rotto la forte resistenza dei 20,50 euro, Kerry Group, che ha evidenziato un notevole trend rialzista a partire da inizio 2009 arrivando fin quasi a raddoppiare di valore, Kingspan Group, che si trova a confronto con la importante resistenza dei 7,50 euro, ostacolo oltre il quale il trend rialzista in atto dai minimi del 2009 potrebbe mettere a segno una ulteriore accelerazione, e Paddy Power, il maggiore bookmaker irlandese, il cui titolo dai minimi dell’ottobre 2008 a 10,10 euro al top di aprile a 27,40 ha messo a segno un guadagno del 170% circa. Difficilmente la crisi dei Pigs si risolverà in tempi brevi, questo tuttavia non vuol dire che l’investitore debba necessariamente escludere le borse di questi paesi dalla lista delle possibili scelte. I migliori panorami del resto spesso si nascondono alla fine dei sentieri più tortuosi. L’importante è percorrere queste piste utilizzando tutte le precauzioni del caso.

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