
Con il nuovo piano da 750 miliardi di euro per la protezione dell’economia e della moneta europee è stato fatto un passo avanti decisivo. Il rally delle borse di stamane invia un segnale di forza ai mercati (e agli stati che hanno partecipato a queste difficili scelte) che non potrà essere indebolito né dalla sconfitta elettorale della Merkel nel Nord Reno-Westfalia, né dalla defezione di Londra dal piano di salvataggio dell’euro.
Alla fine l’Europa sembra avere ritrovato una travagliata unità nella risposta alla crisi. Dopo più di undici ore di negoziati, dopo decine di accordi bilaterali e di incontri fra i ministri che guidano le economie europee, da Bruxelles è arrivato il via libera a un intervento che cambia le prospettive e i legami economici tra gli stati membri.
L’Ecofin ha varato un piano di aiuti da 500 miliardi di euro di cui 60 provenienti da fondi dell’Unione Europea e altri 440 prestati dagli stati membri. Una cifra che potrà raggiungere la metà di questo intervento, quindi circa 250 miliardi di euro, sarà messa a disposizione dal Fondo Monetario Internazionale. Si tratta di un piano più impegnativo di quello varato da Henry Paulson per gli Stati Uniti all’inizio della crisi, si tratta, soprattutto, di una svolta nei rapporti economici tra i paesi membri dell’Unione.
Istanze nuove provengono adesso da Bruxelles. Gli aiuti per la stabilizzazione dell’Eurozona sono stati varati in contemporanea all’impegno ufficiale di Spagna e Portogallo a un rafforzamento dei propri interventi in favore di un più corretto riequilibrio dei propri bilanci. I due paesi iberici dovranno ridurre di un altro 0,5% il deficit nel 2010 e di un punto percentuale nel 2011. In compenso sono già pronti 20 miliardi di euro di liquidità per traghettare la Grecia fuori dall’emergenza. Se si considera che l’unica strada che esiste per tagliare il deficit di Atene nell’immediato è quella di tagliare la spesa pubblica e che questa è composta per tre quarti da salari e spesa sociale, si comprende che la strada rimane ancora in salita. Bocciata l’ipotesi di una ristrutturazione del debito greco, si procede dunque nella direzione dell’Austerity.
Dal vertice dell’Ecofin provengono anche istanze di carattere più generale che impongono un’agenda continentale per i prossimi mesi. La regolamentazione dei mercati dei derivati e delle agenzie di rating diventa uno dei punti principali su cui si confronteranno i governanti d’Europa nell’immediato futuro. Interventi senza precedenti sono previsti anche dalla Banca Centrale Europea che acquisterà su vari mercati i titoli del debito sovrano degli stati membri in difficoltà per evitare che i relativi tassi d’interesse prendano quota indebolendo ulteriormente le economie in difficoltà (come successo alla Grecia). Si tratta di un intervento destinato a cambiare in profondità il ruolo della Bce nell’Unione europea e qualcuno dubita persino che rispetti i trattati in vigore.
Nonostante un ombrello da 750 miliardi di euro faccia riprendere fiato a tutti i listini, diversi dossier rimangono aperti. Due paesi membri dell’Unione come la Gran Bretagna e la Germania hanno spesso remato controcorrente nel mezzo di una crisi gravissima. Il Regno Unito ha deciso di non intervenire per salvare l’Eurozona dimostrando ancora una volta il proprio invitto euroscetticismo. La Germania di Angela Merkel è intervenuta troppo tardi: alla fine il governo ha perso comunque la maggioranza nella Bundesrat e dovrà fare i conti con gli elettori nel corso dei prossimi mesi. Paesi come la Francia e l’Italia si sono mostrati un po’ sottotono in momenti delicatissimi per l’intera Unione europea. I prossimi interventi per la regolamentazione dei mercati e l’implementazione dei piani di emergenza richiederanno nuove alleanze e più smarcate prese di posizione. Per molti versi si è soltanto all’alba di una nuova fase dei rapporti tra i membri dell’Unione Europea.
SSJS
11 mag 2010 - 11:27 - #1Mi chiedo come si possa dare denaro al sistema bancario privato quando è stato proprio questo sistema, con il suo ramo finanziario a creare la crisi! Quando un soggetto fa un debito ha due strade: pagare o fallire. Quacuno sta cercando di cambiare le regole per cui non si può più fallire, anzi va aiutato. Non è questa la politica economica che può salvarci! Un sistema del credito così sbilanciato non può rimanere in piedi per lungo tempo.
caligola
12 mag 2010 - 20:50 - #2@1: con tutto il rispetto, non sai niente. Informati prima di parlare ;) Posso consigliarti di leggere questo articolo:
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/dossier/Italia/2009/commenti-sole-24-ore/7-maggio-2010/lezioni-futuro-fantasmi-31.shtml
Fare fallire il sistema Grecia significherebbe molto probabilmente un forte tracollo per Spagna, Portogallo e Irlanda (e forse Italia)…a QUEL punto saremmo fregati sul serio ;)