
Stamattina la trimestrale di Unicredit passa l’esame del mercato e il titolo registra un rialzo del 2,3% a 1,98 euro. L’utile netto da 520 milioni di euro in crescita del 16,5% su base annua ha battuto le attese del mercato e premia dunque il titolo in Borsa. Il margine d’interesse della banca di Piazza Cordusio si è dimostrato ancora debole, come per tutto il settore bancario, ed è sceso del 16,4% (a cambi e perimetri costanti) a quota 3,97 miliardi di euro. Gli utili della banca si sono invece avvantaggiati della forte crescita delle commissioni nette (a 2,16 miliardi con un incremento del 16,5%) e di un risultato della negoziazione, di coperture e fair value che torna a un saldo positivo di 560 milioni contro il rosso da 94 milioni di euro del primo trimestre del 2009.
L’attenzione degli analisti si è però concentrata anche su diversi altri dossier “contingenti”. Fra i primi dati illustrati al mercato c’è quello delle esposizioni nei confronti dei paesi dell’Europa periferica. Nel complesso Unicredit è esposta per 993 milioni di euro in titoli di Stato della Grecia e per 550 milioni di euro in titoli del debito sovrano spagnolo: aggiungendo Irlanda e Portogallo le esposizione ai titoli di stato a rischio arrivano a 1,5 miliardi di euro e si dimostrano dunque trascurabili rispetto alle esposizioni complessive in bond sovrani. Al riguardo basta evidenziare che i titoli di Stato italiani controllati dal gruppo ammontano a ben 41,5 miliardi di euro.
Un altro dossier “caldo” su cui si è soffermato il mercato è quello dei fondi di Pioneer che ad aprile hanno registrato un deflusso netto di 312,7 milioni di euro. In merito Alessandro Profumo ha specificato di avere già dato mandato per una valorizzazione di questi asset a BoA-Merrill Lynch: non si tratterà però di una vendita tout court, ma di un’operazione industriale che sembra essere diretta verso un’aggregazione di rango con un altro professionista del settore. D’altra parte il momento non sembrava dei più adatti per una cessione nell’asset management.
Ancora una volta rivestono una certa importanza i dati sulla solidità patrimoniale dell’istituto e i riflessi sul suo bilancio della crisi dell’economia reale. Il core tier 1 ratio del gruppo a fine marzo è pari all’8,45% e conferma dunque una qualità del patrimonio primario tra le migliori delle grandi banche italiane. Le rettifiche sui crediti si sono attestate a 1,79 miliardi di euro diminuendo per il terzo trimestre di seguito, ma mantenendosi ancora sopra gli 1,65 miliardi di euro del primo quarto del 2009. Il costo del rischio si attesta a 127 punti base. Cresce dal 2,25 al 2,32% la percentuale dei crediti in sofferenza netti sui crediti verso la clientela e dal 5,5 al 5,7% la percentuale dei crediti deteriorati netti sui crediti verso la clientela, il miglioramento del leverage ratio a 21,6 rimane comunque un buon segnale. In definitiva gli effetti della crisi si sentono, ma grazie a commissioni e performance della negoziazione il business recupera bene in questo trimestre.
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