La volatilità molto elevata sperimentata dai mercati nella prima metà del mese di maggio è un evento raro ma non eccezionale. Le ampie variazioni di prezzo evidenziate dagli indici ed ancora di più da alcune classi di titoli, in particolare i bancari ed i finanziari, possono essere quindi paragonate a situazioni già vissute e studiate con gli stessi strumenti già utilizzati in passato. Le repentine impennate di volatilità sono un fenomeno che chi opera sui mercati con regolarità conosce e che spesso segnano la fine di fasi tormentate, una tempesta alla quale segue un periodo di relativa quiete.
La recente fase di rapida discesa ed altrettanto rapido recupero potrebbe aver quindi rappresentato un climax e lasciare ora il posto ad un periodo di volatilità in calo. Ma esistono i presupposti per un rialzo duraturo oppure è più probabile che le borse vadano incontro ad una nuova fase di calo? E’ corretto pensare che gli eventi degli ultimi giorni non rappresentano la fine del mondo come lo conoscevamo ma solo una delle tante “sfuriate” nelle quali i mercati con regolarità si producono, e che quindi la bussola dell’analisi tecnica è ancora utilizzabile? E’ possibile rispondere a questa ultima domanda costruendo un indicatore che rappresenti la differenza tra i massimi ed i minimi di giornata, in pratica quindi dell’intervallo giornaliero percorso dai prezzi.
Tramite questo strumento è possibile constatare, ad esempio per l’indice Ftse All Share, che nell’ultimo anno e mezzo circa le oscillazioni sono state contenute nell’intervallo tra i 100 ed i 900 punti. In altre parole l’indice Ftse All Share negli ultimi 18 mesi ha quasi sempre archiviato delle sedute con una oscillazione minima di 100 punti circa e massima di 900 punti. Solo a maggio 2009 si erano verificate due sedute, una di segno negativo (il 13 maggio) e l’altra di segno positivo (il 18 maggio) che avevano superato, anche se marginalmente la soglia dei 900 punti di oscillazione giornaliera.
Di ben altra portata il cambiamento nella regolarità con la quale si sviluppano le sedute dell’indice avvenuto nella prima decade del mese di maggio, quando le oscillazioni dal minimo al massimo di giornata hanno superato la soglia dei 1300 punti. Per quanto le fasi di mercato vissute nella prima parte di maggio siano apparse drammatiche, non si è trattato tuttavia di un evento unico. Ad ottobre 2008 ad esempio, a cavallo della decisione degli interventi coordinati decisi dal G-7 per battere la crisi, le oscillazioni medie giornaliere avevano raggiunto i 1800 punti circa, a gennaio 2008, nella seduta che vide il crollo del 10% della borsa indiana e durante la quale in Europa vennero bruciati 437 miliardi di euro, e poi nelle giornata successive, vennero superati i 2000 punti di oscillazione giornaliera del Ftse All Share.
Ma gli esempi non finiscono qui, anche nel periodo immediatamente precedente e successivo ai massimi del 2000 le oscillazioni giornaliere di 2000 punti dell’indice, sebbene partendo da un valore molto più alto dell’attuale e quindi meno rilevanti in termini di variazione percentuale, sono state molteplici. E non si pensi che il listino domestico rappresenti un caso isolato, dovuto alla sua particolare composizione, decisamente sbilanciata verso il comparto bancario (dei 25 titoli maggiori di Piazza Affari, che in totale pesano sull’indice generale per il 90% circa, le banche e le assicurazioni sono 8 e da sole valgono il 50% circa del totale), che nelle ultime settimane è stato quello maggiormente prima colpito dai timori di default degli stati con il maggior deficit e successivamente quello che maggiormente ha beneficiato della decisione di varare un maxi piano a sostegno delle finanze pubbliche più deboli.
L’Eurostoxx ad esempio messo a segno sedute di segno positivo o negativo e di ampiezza superiore a quella del 10 maggio in più occasioni in passato, in particolare nel periodo tra settembre ed ottobre del 2008 ma anche in prossimità dei massimi del 2000 e dei minimi del 2001. La attuale fase di borsa, per quanto volatile, non deve essere vissuta quindi come un elemento eccezionale: periodi di elevata volatilità ci sono stati in futuro e ci saranno anche in passato. Quello che è interessante notare invece è che nonostante la velocità con la quale si sono disegnati i movimenti recenti la griglia di supporti e resistenze che era possibile individuare per i principali indici si è dimostrata tutto sommato affidabile.