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Borse europee, l'analisi dei grafici punta ancora al ribasso

Pubblicato: 18 mag 2010 da AleOne

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Nel caso dell’indice Ftse All Share i minimi del 7 maggio a 19162 si collocano quasi esattamente sul 50% di ritracciamento del rialzo disegnato dai minimi del marzo 2009. Questa quota di ritracciamento è una delle tre che gli analisti considerano il target naturale per ogni fase di correzione (le altre due, secondo la serie di Fibonacci, sono il 38,2% ed il 61,8%): una serie di movimenti che progredisce grazie ad una alternanza di avanzate e storni che ripercorrono la metà del precedente cammino è quella che si avvicina maggiormente al prototipo ideale di espansione del trend.

Area 19150/200 era quindi un potenziale target del ribasso da quando le quotazioni erano scese (il 28 aprile, con un gap ribassista) sotto la linea di tendenza tracciata dai minimi del 2009 e sotto le medie a 100 e 200 giorni, passanti in area 23000 ed ora resistenza su quei livelli. La violazione di questi supporti aveva fatto capire chiaramente che una fase correttiva rispetto al rialzo visto dal marzo 2009 era ormai iniziata. Gli altri due livelli sui quali la correzione poteva puntare, il 38,2% ed il 61,8%, si collocano rispettivamente a 20700 ed a 17950.

Il fatto che dal 50% di ritracciamento abbia avuto inizio un rimbalzo deciso è sicuramente un elemento incoraggiante ma non risolutivo. Tornando indietro solo di pochi anni si vede infatti come nel gennaio del 2008 i prezzi fossero scesi in area 32100, sul 50% di ritracciamento del rialzo dai minimi di inizio 2003, per poi rimbalzare fino in area 34500 proprio grazie ad una seduta eccezionalmente positiva, di 1889 punti di ampiezza ed infine, dopo una fase di relativa stabilità durata circa un mese, avessero intrapreso nuovamente la strada del ribasso, proseguita poi fino ai minimi del marzo 2009. Il fatto che la reazione dell’indice sia avvenuta da un supporto critico come quello dei 19300 punti è quindi un primo indizio in favore di una ipotesi rialzista, secondo la quale la correzione iniziata con i massimi dell’ottobre 2009 sarebbe ormai terminata, ma non è certo la prova definitiva dello scampato pericolo.

Sarebbero solo movimenti al di sopra di area 24000, dove transita la linea di tendenza tracciata dal top del 2009, a convincere della possibilità che l’attuale rimbalzo possa estendere. Del resto chi ha già avuto a che fare con la speculazione sa che questa difficilmente molla l’osso senza avere prima tentato in tutti i modi di spolparlo. Ed in questo momento l’Unione europea, e quindi anche l’Italia, è vista dall’esterno come un boccone succulento che il piano di salvataggio messo a punto dai ministri finanziari dei principali paesi ha solo in parte sottratto alle mire degli speculatori. Difficilmente in situazioni analoghe in passato, basti pensare agli attacchi alle valute degli anni 90, o alle commodities del 2008, i soggetti che creano scompiglio sui mercati per approfittare dell’aumento di volatilità si lasciano scoraggiare senza mettere duramente alla prova le risorse di chi difende la stabilità.

La violazione del supporto di area 19000 da parte dell’All Share in caso di nuovi ribassi potrebbe significare nella migliore delle ipotesi un ulteriore calo fino in area 17950, altro supporto potenzialmente solido, nella peggiore, ma non certo la più remota, il ritorno sui minimi del 2009 in area 13500. In altre parole, o l’indice riesce a mantenersi al di sopra dei recenti minimi di maggio ed in tempi relativamente brevi a scavalcare area 24000, oppure difficilmente il danno addizionale sulla nostra borsa potrà essere limitato ad una manciata di punti.

Del tutto simile la situazione grafica dell’Eurostoxx. Il ribasso che ha portato i prezzi il 7 maggio a testare quota 238,48 si è fermato quasi esattamente sul 38,2% di ritracciamento, quello che nella scala di Fibonacci viene immediatamente prima del 50%, del rialzo dai minimi del 2009. La diversa profondità della discesa tra i due indici è spiegabile con la composizione del paniere domestico, maggiormente sbilanciata sul comparto dei bancari e con le prospettive di crescita del nostro paese, ritenute inferiori rispetto a quelle degli altri pesi massimi del Unione, Germania e Francia.

Anche per l’Eurostoxx comunque la prima violenta ondata di ribasso si è arenata su di un supporto che a priori poteva venire indicato come il target di una correzione, quindi la reazione sviluppatasi da quei livelli non appare un fenomeno di difficile spiegazione. Anche nel caso dell’Eurostoxx tuttavia per decidere se il rimbalzo è destinato a durare o se si tratta solo di ricoperture sarà necessario attendere il superamento di livelli grafici rilevanti, in particolare dei massimi di aprile a 285 circa. In quel caso il trend rialzista attivo dal marzo 2009 si potrebbe dire ripreso con obiettivi anche distanti, posti in area 350 almeno.

A complicare il quadro grafico dell’Eurostoxx interviene tuttavia la presenza di una figura a doppio massimo, disegnata tra gennaio ed aprile in area 285, figura che è stata completata il 7 maggio con la discesa al di sotto del supporto di quota 247, minimo dell’8 febbraio. Il target di un doppio massimo viene calcolato in analisi tecnica proiettando l’ampiezza della figura, nel caso dell’Eurostoxx circa 37 punti, dal supporto al di sotto del quale la figura stessa trova conferma, quindi quota 247.

Il target della configurazione ribassista si colloca quindi in area 210, ben al di sotto dei minimi già raggiunti il 7 maggio a 238. Da notare poi che in area 210 si colloca anche il 61,8% di ritracciamento del rialzo dai minimi di marzo 2009, un altro livello che ben si presta a divenire target per una fase correttiva.

Per quanto la reazione vista dai minimi del 7 maggio sia stata molto rilevante è quindi per il momento prematuro abbassare la guardia ed adottare strategie dichiaratamente rialziste, meglio attendere ulteriori segnali di conferma della ritrovata fiducia da parte dei mercati prima di tornare a sbilanciarsi pesantemente sull’azionario.

E’ possibile adottare invece fin da subito una strategia prudente, scaglionando gli acquisti tra i livelli attuali ed i minimi di inizio maggio, lasciando in parcheggio la parte più consistente delle risorse fino a quando il top di aprile non sarà alle spalle. In caso di discesa al di sotto dei minimi di maggio ridurre invece nuovamente l’esposizione per evitare di rimanere intrappolati in una nuova, probabilmente estesa, galoppata ribassista.

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