Borsa in difficolta', ma non tutti i titoli sono da buttare

pubblicato: mercoledì 19 maggio 2010 da AleOne

Nonostante il monito del Fondo monetario internazionale, secondo il quale l’uscita dell’Italia dalla recessione potrebbe essere più lenta rispetto a quella di altri paesi appartenenti all’Unione monetaria, il dato sul Pil del nostro paese relativo al primo trimestre del 2010 ha evidenziato una crescita superiore alle attese. Nel primo quarto l’economia italiana è infatti cresciuta dello 0,5% congiunturale a fronte di attese di un +0,3%. I segnali di ripresa evidenziati dal Pil sono riscontrabili anche nei conti trimestrali di alcune aziende.

L’uscita del dato relativo al primo trimestre è stata l’occasione per rivedere, in positivo, anche quello relativo al calo del Pil nell’ultimo periodo del 2009, che passa da un -0,3% ad un -0,1%. Su base annua la crescita nel primo trimestre è stata dello 0,6% a fronte di una contrazione del 2,8% (dato rivisto da -3%) nel quarto trimestre 2009. Le buone notizie non vengono in questo caso da sole: anche la Germania, nostro partner commerciale di maggior peso, è cresciuta, sempre nel primo quarto del 2010, oltre le attese, aumentando dello 0,2% trimestrale e dell’1,7% su base annua. Intendiamoci, le perplessità manifestate dal Fmi non vengono di certo accantonate a seguito di un solo dato. Ed in ogni caso la previsione di crescita per il 2010 del Fmi per l’Italia è dello 0,8% quest’anno e dell’1,2% per il prossimo, un dato quindi compatibile con le rilevazioni del primo trimestre.

I segnali di ripresa evidenziati dal Pil sono riscontrabili anche nei conti trimestrali di alcune aziende. Particolarmente positive sono state negli ultimi giorni le trimestrali di Mediaset, Terna ed Unicredit, ciascuno rappresentante di un settore ciclico e quindi ancora più significative se interpretate come segnale di effettiva vitalità dell’economia nel suo complesso.

Il gruppo Mediaset ha archiviato il primo trimestre con un utile netto di 92,9 milioni con una crescita del 54,9% rispetto ad un anno fa. In aumento anche i ricavi, saliti del 17,5% a 1119,4 milioni di euro. L’aumento dei ricavi pubblicitari nei primi 5 mesi dell’anno, fino a maggio, è superiore al 5% e dovrebbe permettere di conseguire nel 2010 un risultato netto consolidato ed una generazione di cassa caratteristica di gruppo superiori a quelli del 2009.

Il titolo Mediaset ha messo alla prova, superandola anche in occasione della drammatica seduta del 7 maggio per poi recuperarla subito dopo, la linea di tendenza rialzista tracciata dai minimi del marzo 2009 e passante attualmente in area 5,45. I minimi del 7 maggio si trovano invece a quota 5,17 euro, coincidenti con il 38,2% di ritracciamento del rialzo dai minimi dello scorso anno ed allineati a quelli del 5 febbraio (toccati a 5,185 per la precisione). La reazione scaturita dal test di questo forte supporto e favorita dal buon andamento dei conti nel primo trimestre dovrebbe superare area 6,10 per permettere di parlare di una probabile ripresa del trend rialzista. Oltre i 6,10 euro i prezzi metterebbero nel mirino i massimi di aprile a 6,66 euro. Oltre quella soglia atteso il test di 6,90, lato superiore del canale rialzista che contiene l’andamento dei prezzi nell’ultimo anno circa. Sarebbero discese al di sotto dei 5,15 euro a fare temere un approfondimento del ribasso. Primo target in quel caso a 4,80 ma rischio, in ottica temporale più estesa, di movimenti fino a 4,40 euro prima che il titolo possa tentare una nuova inversione.

I risultati ottenuti da Terna nel primo trimestre sono andati ben oltre le attese: l’utile netto è cresciuto del 32,9% portandosi a 107,1 milioni a fronte di un consensus di 97 milioni. Bene anche i ricavi del gruppo, a 365,2 miloni di euro, in crescita del 16,2%, da confrontare con attese di 357 milioni. La società ha anche aumentato gli investimenti: nel primo trimestre il totale è stato di 193,3 milioni con un aumento del 33,7% rispetto ai 144,6 milioni investiti un anno prima nello stesso periodo.

Terna ha dimostrato di resistere molto bene alle pressioni ribassiste subite dal mercato nel suo complesso nelle ultime settimane. Del resto il grafico di forza relativa che mette in rapporto la serie storica del titolo e quella dell’indice Ftse All Share punta al rialzo da più di sei mesi, a conferma della capacità del titolo di sovraperformare l’indice. Terna ha rispettato nel corso del recente ribasso il supporto offerto a 2,85 euro dalla media mobile a 200 giorni (l’indice viaggia invece abbondantemente al di sotto della media, passante attualmente in area 23000), limitandosi a ritracciare 1/3 del rialzo messo a segno dai minimi di marzo 2009. Fino a che il supporto di area 2,85/90 tiene la fase ribassista subita dal picco di marzo a 3,24 euro potrà essere considerata correttiva, quindi temporanea. Segnali in favore di una ripresa duratura verrebbero oltre area 3,15, conferma alla rottura di 3,24 con un target in quel caso in area 3,40. La violazione di 2,85 farebbe temere al contrario una flessione più accentuata, diretta verso area 2,70 almeno.

Unicredit nel primo trimestre ha realizzato un utile di 520 milioni di euro, in crescita del 16,5% rispetto ad un anno fa e del 40% rispetto al trimestre precedente. Le attese degli analisti erano di 342 milioni e sono state quindi nettamente battute. Bene anche il margine di intermediazione, cresciuto del 3,7%.

Il titolo della banca di Piazza Cordusio ha vissuto momenti difficili nel recente passato, scendendo dai 2,06 euro del 30 aprile agli 1,53 euro del 7 maggio, ma ha anche saputo dimostrare una notevole capacità di recupero quando il 10 maggio è salito di più del 20% (un rialzo straordinario ma non da record, visto che nella seduta del 10 novembre 1992, nel periodo della privatizzazione, le quotazioni erano salite del 22,5% circa). Il ribasso fino in area 1,50 ha riportato i prezzi sul supporto offerto dai minimi di luglio 2009 (toccati a 1,5343), area prossima al 50% di ritracciamento del rialzo disegnato dal marzo 2009. La discesa vista dal top di ottobre 2009 è tutto contenuto, ad eccezione della seduta del 7 maggio, all’interno di un canale, è può essere visto quindi come una fase correttiva potenzialmente terminata. Fino a che il supporto di area 1,50 tiene sarà quindi possibile considerare la discesa degli ultimi mesi come una correzione ormai conclusa ed ipotizzare l’avvio di una nuova fase rialzista che dia un seguito a quella vista dal 2009. Conferme in questo senso verrebbero oltre area 2,25, lato superiore del canale ribassista citato. Alla rottura di 2,25 resistenze in area 2,35 e 2,65. Oltre i massimi di ottobre sarebbe poi possibile ipotizzare un obiettivo di medio periodo in area 3,50 euro. Sotto 1,50 le attese di rialzo verrebbero ridimensionate. A 1,35 si colloca un primo supporto, in caso di violazione anche di questo sostegno rischio di ricopertura del gap lasciato aperto il 2 aprile 2009 a 1,12 euro.

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