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Berlino blocca lo short selling, ma spaventa il mercato

Pubblicato: 19 mag 2010 da Ferry Boat

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Da Berlino continua a soffiare un vento freddo che rischia di gelare questa primavera. “L’euro è in pericolo” ha dichiarato ieri il cancelliere Angela Merkel. Da diverse settimane le sue parole fanno tremare l’Eurozona e la decisione improvvisa della Bafin, la Consob tedesca, di bloccare le vendite allo scoperto “naked” su dieci grosse istituzioni finanziarie tedesche, sui titoli del debito pubblico dei membri dell’Eurozona e sui correlati CDS sono la prima causa dell’ondata di vendite che oggi affonda nuovamente i listini.

Non è una novità: si tratta di un divieto già imposto negli Stati Uniti, ma l’ultima volta che è stato applicato nei principali paesi d’Europa è stato in occasione del crack di Lehman Brothers. Il divieto di vendere allo scoperto senza prima aver preso in prestito i titoli di Deutsche Bank o di Deutsche Post, di Commerzbank o di Allianz inevitabilmente innervosisce i risparmiatori e insinua il timore che qualche nuova bad news deprima l’industria finanziaria europea. Francamente era l’ultima cosa che Bruxelles voleva dopo il faticoso varo del piano da 750 miliardi di euro per il salvataggio dei paesi dell’Europa periferica.

Il nervosismo delle massime istituzioni europee sugli strattoni tedeschi, d’altra parte, diviene sempre più palpabile. Ieri lo stesso presidente tedesco dell’Eurogruppo Jean-Claude Juncker aveva invitato la Merkel a tacere dopo che domenica il cancelliere aveva detto di temere che il maxipiano da 750 milioni servisse solo a “guadagnare tempo”.

I politici di Berlino continuano, però, a giocare da soli e, dopo aver alzato con le proprie incertezze il prezzo del salvataggio di Atene (perdendo comunque le elezioni del Nord Reno-Westfalia), ora vorrebbero imporre un controllo dei bilanci degli stati a rischio che va ben oltre i limiti del trattato di Maastricht. Il ministro belga delle Finanze Didier Reynders ha criticato aspramente le “lezioni di disciplina del budget” che Berlino cerca di imporre ai suoi partner.

Qualche maligno però insinua che in fondo la Germania è il paese che più si avvantaggia di un euro scivolato (troppo rapidamente) in zona 1,21 dollari ma che rilancerà le sue esportazioni. La Merkel si muove da sola anche nel proporre a pugni chiusi una tassazione sulle transazioni finanziarie che, a suo dire, potrebbe anche partire da un nucleo europeo prima di approdare a un accordo internazionale senza il quale non avrebbe senso.

I furori regolatori tedeschi, che hanno già ottenuto dei giorni scorsi i primi via libera a una stretta sugli hedge fund che dovranno munirsi di un patentino europeo, sicuramente toccano nodi importanti nel quadro delle necessarie riforme finanziarie che i risparmiatori aspettano ormai da mesi, tuttavia in questa fase destano molti sospetti. Un attacco alla speculazione all’indomani dei pesanti ribassi dell’euro è comprensibile, ma uno scatto in avanti sull’Eurogruppo e un’azione tanto repentina non può che far temere nuovi drammatici eventi per i mercati.

Qualcuno ipotizza il default di qualche altro colosso bancario o un altro shock per l’Eurozona. Inevitabilmente i listini precipitano ancora a partire dagli indici dell’Europa periferica: ancora una volta, nonostante tutto, il Dax limita i danni, a discapito degli altri membri dell’Eurozona.

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