Logo Blogo

A2A: quello di Edison è un vicolo cieco

Pubblicato: 20 mag 2010 da Ferry Boat

Commenti dei lettori

a2a edison energia milano finanza zuccoli risultati

Qualcuno spieghi a Giuliano Zuccoli che sul caso Edison si è infilato in un vicolo cieco, e per di più stucchevole. Sono anni ormai che il numero uno di A2A simula un velleitario confronto con i francesi di EdF senza cavare un ragno dal buco. In pratica la municipalizzata che per non essere conquistata da Asm ha dovuto vendere la rete in fibra ottica di Milano e comprare i rifiuti di Amsa è costretta da tempo in una guerra di trincea nella quale, lentamente si sta logorando.

D’altra parte è chiaro che gli altri azionisti di Delmi, la holding finanziaria che consente ad A2A pesare quanto i francesi in Transalpina (61% del capitale di Edison) e dunque di parlare ancora di una Edison franco-italiana, non vogliono vendere. A questi prezzi non gli conviene. Se si considera che poi i francesi fuori da Transalpina controllano un altro 20% quasi del capitale di Edison si capisce perché in foro Bonaparte si parli sempre più francese. E dove è Foro Buonaparte? Proprio a un passo dal Castello Sforzesco, ai margini di un progetto napoleonico mai realizzato a Milano, ma che questa volta potrebbe invece essere il cavallo di Troia dell’espansione francese nel mondo dell’energia italiana.

Lo scacchiere di riferimento va, infatti, molto oltre l’alleato bresciano di A2A (la storica Asm che spesso recalcitra) e si estende a Roma dove più volte lo stesso Giuliano Zuccoli ha protestato contro il ruolo di monopolista del nucleare assegnato d’imperio dall’ex ministro Claudio Scajola alla nazionale Enel. Ora le carte, con la caduta del ministro a seguito delle note vicende giudiziarie, potrebbero essere rimescolate, ma sul fronte di Edison lo scenario è tutt’altro che incoraggiante.

Se si guarda alle capitalizzazioni di ieri si scopre che Edison vale in Borsa più di un miliardo di euro in più di A2A (4,7 contro 3,6). Se si guarda ai dati della prima parte del 2010 si vede che il giro d’affari di Edison è cresciuto da 2,81 a 2,87 miliardi di euro mentre quello di A2A è sceso da 1,77 a 1,66. In termini di mol Edison è passata da 295 a 321 milioni di euro e A2A invece ha segnato il passo riducendo il proprio margine operativo lordo di un quarto a circa 151 milioni di euro. Questo significa che l’ebitda margin di Edison nel trimestre è all’11,16% contro il 9,05% di A2A. Guarda guarda Edison è diventata non solo più grande, ma anche più redditizia.

Se poi Umberto Quadrino, l’ad di Foro Buonaparte scelto dai francesi, dichiara che vuole raggiungere il milione di bollette entro l’anno, sicuramente ad A2A il nervosismo cresce. Oltretutto la cessione di Alpiq che dovrebbe fruttare sui 389 milioni di euro non sembra procedere in modo particolarmente celere. Il piano industriale prevede in complesso 500 milioni di euro di incassi dalle cessioni degli asset non core, ma le manovre sembrano ancora in fase interlocutoria.

Qualche consolazione balcanica forse verrà dal Montenegro dove A2A ha investito 192 milioni di euro e ne potrebbe investire altri 115 milioni in futuro per diventare in pratica il maggiore operatore energetico locale. Qualche altro incasso verrà probabilmente dalla centrale di Acerra di cui il gruppo ha preso la gestione in attesa di sviluppare ulteriormente la capacita degli impianti di cogenerazione di Milano e Bergamo. Con Edison, però, la partita sembra ancora molto lunga.

1 stelle2 stelle3 stelle4 stelle5 stelle (nessun voto)
condividi condividi
2 commenti

Commenti dei lettori

Nascondi commenti anonimi
  • erneg2

    21 mag 2010 - 11:17 - #1
    0 punti
    Up Down

    Propongo una riflessione: ma le multiutility come A2A sono davvero aziende in cui investire? Con le tecnologie odierne le nuove case hanno consumi quasi azzerati di elettricità, gas ecc….nel medio/lungo termine credo che perderanno molto fatturato sull’utenza residenziale, cioè quella che dà marginalità.

  • impertinente

    21 mag 2010 - 16:40 - #2
    0 punti
    Up Down

    Secondo me caro erneg2 sei troppo ottimista. Ancora di strada da fare nella riduzione dei consumi ce n’è tantissima. Inoltre devi considerare che queste società fanno di tutto, raccolgono la spazzatura, gestiscono l’acqua e altre cose ancora che saranno difficili da sostituire. E poi per quanto si riducano i consumi il modello della produzione diffusa è ancora fragile e primordiale, prima che acquisti un peso notevole serviranno decenni (ammesso che succeda). O almeno così mi sono convinto leggendo questo: http://www.borsaitaliana.it/notizie/speciali/energia/protagonisti/efficienza-energetica/efficienza-energetica.htm