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Cambi, commodities e oro, quali prospettive?

Pubblicato: 25 mag 2010 da AleOne

Difficilmente, a parte le possibili correzioni, il trend negativo per l’euro potrà essere invertito in tempi brevi. Del resto in termini di PPP (purchasing power parity, o parità di poteri di acquisto), la moneta unica viene considerata ancor sopravvalutata del 10/15%. Il ribasso grafico potrebbe proseguire quindi anche nel medio periodo.

L’elemento che per convenzione è maggiormente chiamato in causa dalle variazioni del dollaro è il petrolio. Le quotazioni del greggio tendono effettivamente a muoversi di conserva con quelle della moneta Usa, è sufficiente sovrapporre i due grafici per constatare che a fasi di rafforzamento del dollaro corrisponde un deprezzamento dell’oro nero e viceversa. Ed anche quando, come nel periodo tra novembre 2009 ed aprile di quest’anno, le due curve divergono (con il dollaro che aveva già iniziato il suo recupero sull’euro e con il prezzo del greggio che invece proseguiva in un moderato uptrend), alla fine intervengono bruschi movimenti che tornano ad avvicinare le due curve, nel caso specifico la recente discesa da 85 a 70 dollari circa del greggio. Ecco quindi che se le attese per il dollaro sono di un proseguimento della fase di forza almeno nel breve medio termine anche il prezzo del petrolio potrebbe esserne condizionato negativamente.

Il ribasso del prezzo del petrolio Wti è scaturito dopo il test ad aprile di area 86,50 dollari, resistenza critica coincidente con il 50% di ritracciamento del ribasso dal top di luglio 2008. Su quei livelli i prezzi hanno lasciato un doppio massimo, figura ribassista che sormonta ora il trend crescente disegnato dai minimi di fine 2008. Successivamente al completamento del doppio massimo le quotazioni sono scese al di sotto sia della linea di tendenza che sosteneva tutta la precedente fase positiva, originata dai minimi di febbraio 2009, sia la media mobile a 200 sedute, passante ora in area 77 dollari. Il fatto che il trend rialzista degli ultimi 18 mesi non sia stato in grado di superare il 50% di ritracciamento della precedente discesa è un indizio forte in favore di un andamento futuro ribassista: il rialzo rischia di dimostrarsi una semplice correzione, quindi una fase intermedia di un trend ribassista più esteso. Per il momento uno scenario plausibile è quello che vede il prezzo del greggio scendere verso area 58/60 dollari per poi risalire. Nel caso tuttavia che le pressioni verso il basso si protraessero anche al di sotto di area 55 sarebbe lecito iniziare ad ipotizzare il proseguimento della discesa almeno fino ai minimi del 2008 in area 31 dollari. In ogni caso, a meno di recuperi oltre gli 80 dollari al barile, al momento l’investimento sul petrolio o strumenti fortemente correlati a questo non sembra appetibile.

Segnali di debolezza analoghi è possibile ricavarli anche dallo studio del grafico del rame, altra commodity popolare tra i risparmiatori (l’Etc sul Copper (COPA) dai minimi del dicembre 2008 al top di aprile 2010 si è rivalutato del 177% circa ed ha scambiato mediamente 15000 contratti al giorno negli ultimi mesi). L’indice Djaig relativo al prezzo di questo metallo, fortemente utilizzato nel settore edile ed automobilistico ed indicato quindi spesso come un efficace anticipatore del ciclo economico (e indirettamente anche dell’andamento dei mercati finanziari), dopo aver disegnato un ampio trend rialzista dai minimi di fine 2008 a quota 145 fino al top di aprile 2010 a 400 circa, ha intrapreso la strada del ribasso. Le quotazioni del Dj Aig Copper, questo tipo di indice si riferisce a contratti future relativi al rame e non al cash, hanno infatti violato ad inizio maggio la linea di tendenza che sostiene l’andamento dei prezzi da circa un anno e mezzo portandosi contemporaneamente anche al di sotto della media mobile a 200 sedute. Se anche il supporto di area 311, minimo di inizio febbraio, venisse violato, difficilmente l’indice potrebbe evitare una correzione del rialzo dei 18 mesi precedenti. E dal momento che le fasi di ritracciamento sono proporzionali al movimento che correggono, il rischio di una discesa ampia, pur se limitata al breve medio periodo, è elevato.

A sfuggire, almeno per il momento, alla correlazione inversa con il dollaro, è una commodity molto particolare, ovvero l’oro. Anche per il prezzo del metallo giallo vale infatti in tempi normali la regola, per quanto elastica, che vuole le quotazioni ridursi in corrispondenza di fasi di rafforzamento della moneta Usa e viceversa. Nelle ultime settimane tuttavia, proprio a causa delle stesse preoccupazioni sulla stabilità dell’Unione Europea che hanno causato il rafforzamento del dollaro, il prezzo dell’oro è salito con forza, toccando nuovi massimi storici sia in dollari sia in euro. E’ stato quindi proprio nel caso dell’oro quotato in euro che si è registrato il rialzo più evidente, con le quotazioni salite oltre la soglia dei 1000 euro all’oncia. Il grafico dell’oro in dollari evidenzia in ogni caso segnali positivi come la recente rottura del top di dicembre a 1226, precedente massimo storico. I prezzi si muovono dai minimi di ottobre 2008 all’interno di un canale rialzista avente la base in area 1150 ed il limite superiore a 1360/70 dollari. E’ quindi questo il prossimo target verso l’alto per il prezzo dell’oro (area 1230 circa per l’oro in euro), target che potrebbe tuttavia venire facilmente superato se l’instabilità della zona euro dovesse protrarsi. Proiezioni realistiche per il medio lungo periodo lasciano infatti intravedere obiettivi in area 1550 dollari.

Occorrerà tuttavia fare attenzione nello sbilanciarsi troppo pesantemente nei confronti di investimenti sull’oro: se la crisi europea dovesse perdere di appeal speculativo il mercato potrebbe tornare sui propri passi e dirigere nuovamente sull’azionario causando una discesa di quegli strumenti considerati poco rischiosi proprio come l’oro ed bond governativi a più alto rating.

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