
Il greggio e le altre materie prime hanno risentito duramente delle incertezze sulla tenuta della ripresa europea. I recenti salvataggi spagnoli hanno infatti ravvivato i timori di un possibile contagio della Penisola Iberica e i forti ribassi dell’euro sulle altre valute hanno inevitabilmente reso più onerosa la domanda di energia da parte dei paesi europei che potrebbero anche dovere affrontare degli scenari deflazionistici nel prossimo futuro. Da questo sono derivati i ribassi del greggio e delle materie prime degli ultimi giorni (solo parzialmente recuperati oggi) mentre produttori e distributori corrono ai ripari cercando di riposizionarsi al meglio nel nuovo contesto.
Eni, in particolare, sta cercando di arginare gli effetti deleteri del recente downgrade di Standard & Poor’s da AA- ad A+ a causa della permanenza del debito al di sopra dei 23 miliardi di euro: la società guidata da Paolo Scaroni ha senza dubbio liquidità sufficiente a sopperire a ogni necessità, ma le incertezze portate dal contesto globale forse rendono meno chiare le prospettive di reddito future.
Nel frattempo l’italiana ha annunciato la cessione del 25% di Greenstream alla libica Noc: con Tripoli, adesso, si gestisce alla pari l’infrastruttura che trasporta il gas libico a Gela. Forse per rassicurare il mercato il management ha annunciato che la produzione di petrolio dal pozzo iracheno di Zubair dovrà raggiungere i 250 mila barili di petrolio al giorno dai 180 mila attuali.
Sicuramente il colosso petrolifero italiano non ha le difficoltà di BP alle prese con un irrisolto dramma ambientale che, secondo Lloyd’s di Londra, potrebbe costarle circa 2 miliardi di dollari. La mancanza di visibilità sulla domanda presente e futura di greggio e altre commodity nell’Eurozona rischia, però, di penalizzare le sue prospettive di medio periodo in maniera consistente.
Non tutte le società del petrolio di Borsa italiana - per fortuna - passano un periodo così incerto. Per esempio stamane Tenaris guadagna più di sei punti percentuali dopo che il governo messicano ha accolto la denuncia avanzata dalla sua controllata Tamsa e annunciato un dazio sui tubi prodotti in Cina. Più timida Saras in Borsa (+0,97%), nonostante l’annuncio di migliori margini di raffinazione nel secondo trimestre grazie alla crescita della domanda di benzina e diesel. Le incertezze sull’evoluzione del mercato nel 2010, però, rimangono anche per la società dei Moratti.
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