Due sono gli elementi che impediscono di guardare con fiducia al futuro del nostro indice generale: il primo il mancato superamento con i massimi dello scorso ottobre del 38,2% di ritracciamento del ribasso dal top di maggio 2007, il secondo l’essere stato respinto al ribasso dalla linea tracciata proprio per i massimi del 2007, messa alla prova nel corso del mese di aprile senza successo.
Per quello che riguarda la linea il discorso è intuivo, essa non fa altro che delimitare il trend disegnato dall’ultimo massimo rilevante e fino a che i prezzi se ne mantengono al di sotto significa che quel trend è ancora attivo. Forse meno intuitivo è il ruolo della griglia derivata dalla serie di Fibonacci. I ritracciamenti di Fibonacci, ovvero quelli tracciati rispettando i rapporti derivati da quella serie numerica, dei quali la percentuale del 38,2% è una delle più significative, vengono utilizzati dagli analisti che studiano i grafici per capire quanto è probabile che un movimento possa invertire in modo duraturo quello precedente di direzione opposta.
La reazione che si sviluppa dopo una fase ribassista acquista sempre più credibilità allontanandosi dai minimi che la hanno generata e superando uno dopo l’altro i ritracciamenti calcolati secondo la serie di Fibonacci, a partire dal 23,6% per proseguire con il 38,2% ed il 50%. Oltre questo ultimo ostacolo per convenzione è possibile iniziare a parlare di inversione di tendenza, con ulteriori conferme che giungono oltre il 61,8%. Nel caso del Ftse All Share tuttavia il rimbalzo avviatosi dai minimi di marzo 2009 si è arenato proprio sul 38,2% di ritracciamento della discesa dal top del 2007, alimentando dunque la perplessità sulla vera natura del pur ampio rialzo sperimentato nel 2009. Al momento esso è catalogabile come correzione e sarebbe necessario lo sfondamento prima dei 25500 punti, poi di area 29000 (50%), per poter parlare di una tendenza rialzista autonoma. Lo stesso approccio può essere utilizzato per cercare di interpretare la discesa in atto dal top dello scorso ottobre.
Tale ribasso ha violato, dopo essere rimbalzato su quei livelli una prima volta ad inizio maggio, il 50% di ritracciamento del rialzo dai minimi di marzo. Se nel corso delle prossime sedute dovesse essere violato anche l’ultimo dei riferimenti della serie di Fibonacci ritenuti significativi, il 61,8% posto a 18000 punti circa, sarebbe molto difficile non considerare come molto probabile l’ipotesi non solo di un ritorno a testare i minimi del 2009 a 13471 ma anche di una loro eventuale violazione. In quel caso un primo target immaginabile per il ribasso sarebbe posto in area 12000, dove si collocano i minimi del dicembre 1994, del marzo e del settembre 1996.
C’è poi un ulteriore elemento che depone a sfavore del proseguimento del rialzo con le stesse modalità viste nel corso del 2009: ipotizzando un tasso di crescita simile a quello medio evidenziato lo scorso anno l’indice tornerebbe infatti sui massimi del 2007 già a metà del 2012, troppo in anticipo rispetto al recupero degli stessi livelli di Pil precedenti la crisi che, come abbiamo visto, anche escludendo il rischio di un ritorno in recessione che invece i più pessimisti paventano a causa delle manovre che molti governi stanno approntando per sanare i bilanci pubblici, difficilmente potrebbe avvenire prima del 2016. Immaginando il proseguimento del ribasso in atto dal top del 2007 ed un successivo rimbalzo che riporti l’indice sui massimi del 2007 entro la fine del 2012 si ottiene un potenziale punto di arrivo della attuale fase ribassista in area 8000 punti a metà circa del 2012.
Sarà quindi da seguire con grande attenzione il comportamento dell’indice in caso di proseguimento della discesa verso la diga dei 18000 punti. La tenuta di questo livello, se seguita da un rimbalzo di una certa sostanza, potrebbe indicare un allentamento delle pressioni al ribasso. Certo, la strada da percorrere per cancellare il rischio di una nuova fase di debolezza ed aprire la strada alla ripresa del trend positivo in atto dai minimi del 2009 sarebbe lunga, solo oltre i 24000 punti infatti il trend dell’indice potrebbe guadagnarsi nuovamente fiducia, ma almeno in quel caso tutti e due gli scenari rimarrebbero aperti.
Sotto i 18000 punti sarebbe invece consigliabile, anche per il risparmiatore che investe in ottica di lungo periodo, attivare strategie volte alla copertura di eventuali posizioni residue in azioni, copertura che non passa necessariamente per la chiusura delle posizioni, in modo da poter continuare a percepire eventuali dividendi, ma che può essere attuata ad esempio tramite l’acquisto di Etf che hanno come benchmark il reciproco dell’indice di borsa (ovvero che guadagnano quanto l’indice perde).
Quanto rilevato per l’indice della borsa domestica è applicabile anche al più ampio Eurostoxx. L’indice più rappresentativo dell’economia europea nel suo complesso soffre infatti come il Ftse All Share del fatto di non aver saputo superare nella parte finale del 2009 ed in quella iniziale del 2010 resistenza tali da poter dichiarare il rialzo visto dai minimi di marzo 2009 qualche cosa di più di una semplice correzione dell’ampia discesa subita dal top del 2007. E’ infatti vero che dai minimi di marzo 2009 al top di aprile 2010 l’Eurostoxx è salito del 72% circa, ma è anche vero che rispetto ai recenti massimi dovrebbe crescere ancora del 55% circa per poter tornare sui livelli record del 2007.
I massimi di aprile hanno infatti superato solo marginalmente la quota del 38,2% di ritracciamento del ribasso dal picco del 2007 e sono rimasti a distanza rispetto al livello critico del 50%, posto a 305 punti circa, vero e proprio spartiacque che separa una fase puramente correttiva da una inversione di trend. Se i prezzi dovessero scendere ora sotto area 225, 50% di ritracciamento del rialzo dai minimi di marzo 2009, il quadro prospettico vedrebbe come probabile il ritorno in area 165, record negativo del 2009.
L’osservazione di alcuni dei settori maggiormente in grado di condizionare l’andamento generale del mercato conferma il fatto di essere in una situazione se non compromessa almeno molto critica: sia le banche (Eurorstoxx Bank) sia l’energia (Eurostoxx Oil and Gas) sono infatti già scesi sotto il 50% di ritracciamento del rialzo dai minimi di marzo 2009 (rispettivamente a 164 ed a 290 punti), un evento questo che sembra anticipare un analogo destino anche per l’indice generale con tutte le implicazioni negative che da questo comportamento potrebbero derivare.
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