La ripresa della produzione italiana ad aprile è un segnale di consolidamento della nostra economia, tuttavia nei giorni in cui si discute della manovra finanziaria da 24,9 miliardi di euro sicuramente diversi interrogativi rimangono nell’aria. I problemi della produttività italiana sono indicati da anni come uno dei punti di debolezza strutturale della nostra economia, quindi una crescita ad aprile dell’1% su marzo e del 7,8% sull’aprile del 2009 non può che fare piacere.
In termini tendenziali il settore che ha trascinato questa ripresa è quello delle apparecchiature elettriche che è cresciuto (aprile su aprile) del 20,8% ma si è anche avvantaggiato degli incentivi all’acquisto dei televisori e di altri elettrodomestici. Oltretutto i produttori di questi dispositivi da tempo criticano l’esiguità delle risorse messe a disposizione per queste facilitazioni e quindi l’inevitabile fragilità dei risultati conseguiti. Se poi si considera che nell’aprile del 2009 la produzione italiana era crollata, riducendosi di un quarto, si comprende anche che il campione di confronto non è dei migliori. Sembra quasi una vittoria di Pirro.
La tenuta della domanda rimane una delle maggiori sfide per i policy maker. A trascinare la “ripresina” della produzione hanno, infatti, contribuito il deprezzamento dell’euro e in parte la ricostituzione delle scorte delle imprese. Il livelli di produzione, però, rimangono bassi e le incertezze numerose.
L’effetto domino sull’economia interna ha dato qualche soddisfazione, ma se oltre il 40% degli imprenditori teme il calo della domanda e gli effetti dei ritardi dei pagamenti o di ulteriori strette del credito, vuol dire che le nostre piccole e medie imprese sono ancora in apnea. A metà del guado giunge pure un dato deludente sul Pil del primo trimestre calcolato dall’Istat: la ripresa dello 0,4% sul trimestre precedente e dello 0,5% sul dato di un anno fa non è da champagne. Le stime dell’Istat anzi si aspettavano qualcosa di più, sebbene su base congiunturale il nostro prodotto abbia fatto meglio della media europea.
Una serie di audizioni eccellenti conferma quanto anticipato durante le scorse settimane dai giornali. Il giro di vite da quasi 25 miliardi di euro proposto da Tremonti potrebbe comprimere la crescita dei prossimi anni sia secondo la Banca d’Italia che secondo la Corte dei Conti. In via Nazionale si teme che la manovra correttiva possa tagliare di mezzo punto la crescita del Pil dei prossimi due anni, mentre la Corte dei Conti parla di “impatto di segno restrittivo sulla crescita”.
Le riforme strutturali restano ancora una volta il grande assente, denuncia Confindustria. In fondo che questa ripresa non fosse scoppiettante gli ultimi inciampi dei listini mondiali e della fiducia nell’Eurozona ce lo avevano già mostrato. La calibratura delle misure di contenimento della spesa con le esigenze del rilancio rimane però ancora tutta da fare.