Mediaset: Sky segna un altro punto sul decoder

pubblicato: mercoledì 16 giugno 2010 da riva

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Il Tribunale europeo ha confermato che il finanziamento pubblico al decoder per il digitale terrestre fu un aiuto di Stato. Un ricorso alla Corte Ue è già stato annunciato dalla stessa Mediaset che conferma la contrarietà a questa impostazione e questa lettura della vicenda. Al centro del dibattito si sono trovati degli interventi pubblici fondamentali per lo sviluppo del sistema televisivo italiano: da essi sono derivati in ultima analisi anche lo switch off dall’analogico al digitale in diverse regioni e alcuni dei più radicali cambiamenti della tv italiana degli ultimi decenni. Per Mediaset si tratta anche della nascita di quella che negli ultimi anni è stata un’ancora di salvezza nella crisi e una finestra su un più roseo futuro dal buio della crisi: l’offerta a pagamento di Mediaset Premium.

Per capire cosa successe bisogna fare, però, un passo indietro. Nel 2004 e nel 2005 due manovre del governo di allora guidato da Silvio Berlusconi vararono un finanziamento da 150 euro per chiunque avesse comprato o affittato un decoder per il digitale terrestre. L’anno successivo l’incentivo scese a 70 euro, la copertura del provvedimento rimase, però, invariata a 110 milioni di euro. La cifra complessiva contestata dalla Commissione europea ammonta dunque a massimi 220 milioni di euro, anche se poi l’ammontare dei risarcimenti che eventualmente lo Stato potrà chiedere sarà soggetto a procedure di calcolo assai complesse.

Il riferimento al premier Silvio Berlusconi non è trascurabile, perché a lui fa capo ancora oggi il 38,6% di Mediaset tramite Fininvest e perché, a commento della recente pronuncia europea, l’ex ministro delle Telecomunicazioni Paolo Gentiloni ha affermato: “La sentenza del tribunale Ue sancisce una semplice verità: nel 2002-2003 il governo Berlusconi prese decisioni che avvantaggiarono le aziende dello stesso Silvio Berlusconi”.

L’accusa mossa in sede europea da Sky Italia e da Centro Europa 7 muove proprio da un assunto simile: il finanziamento pubblico al decoder digitale terrestre avrebbe svantaggiato sul mercato gli operatori del digitale trasmesso via satellite. Mediaset controbatte, però, che i finanziamenti pubblici, prima di avvantaggiare indirettamente Mediaset ed altri eventuali broadcaster (ma Fastweb e Telecom Italia sono uscite fuori dalle procedure perché lo Stato italiano non aveva nulla da recuperare da loro e la Rai ha dichiarato di non aver potuto usufruire dei vantaggi di quelle manovre), hanno arrecato benefici diretti ai consumatori e ai produttori dei decoder.

Di certo il provvedimento al tempo ha influenzato il mercato, tanto che, come la Commissione Europea specifica nel testo della decisione del gennaio 2007, circa 2 milioni di italiani hanno beneficiato dei contributi che hanno finanziato la metà dei decoder venduti alla fine del novembre 2005. La creazione di economie di scala ha inoltre abbattuto il prezzo dei decoder da 300-350 euro a 150 euro circa rendendo molto più vantaggioso l’acquisto di questi dispositivi. In caso di nuova bocciatura del ricorso di Mediaset da parte della Corte di Giustizia le conseguenti richieste risarcitorie dello Stato saranno molto complesse da calcolare, anche se nel pronunciamento della Commissione del 2007 è già indicata per linee generali la procedura da adottare per addivenire al calcolo di una eventuale sanzione. Di certo questo altro capitolo della battaglia tra Sky e Mediaset sul suolo italiano indica quali potenti pressioni agiscano sul mercato televisivo anche in questo momento di crisi e di ristrutturazione del settore.

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Commenti dei lettori

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  • Profilo di sadichello

    sadichello

    18 giu 2010 - 09:26 - #1
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    Anche in Europa si acco0rgono delle nostre magagne. Ma al di là di tutto non credo nel Digitale Tereestre in quanto tecnologia

  • BostonSucks

    18 giu 2010 - 10:06 - #2
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    Altra bella figura internazionale… Quanti soldi buttati per una tecnologia vecchia come il digitale terrestre!

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