
Seduta brillante per Unipol che guadagna il 3% sullo sfondo di listini in contrastato recupero e si riporta a 71 centesimi con un balzo chiaramente influenzato dal nuovo aumento di capitale annunciato dal gruppo. Un recupero oltre i 73-75 centesimi e magari un test vittorioso delle importanti resistenze di area 80 centesimi sicuramente darebbe una bella riassestata all’impostazione tecnica del titolo. L’affondo della scorsa settimana a 60 centesimi ha infatti inviato dei brutti segnali che impongono prudenza e conferme dal mercato (come il recupero sopra i 70 centesimi di stamane). Il nuovo aumento di capitale da mezzo miliardo di euro però nasce sotto un buon auspicio.
Atteso da tempo, a sorpresa si è rivelato particolarmente conveniente con un’offerta da 0,445 euro che implica uno sconto di circa il 38% sui prezzi di stamane e che rappresenta un chiaro invito al mercato. Qualcuno ha sottolineato la riduzione del ruolo del Consorzio di Garanzia che comprende gruppi del calibro di Mediobanca, Bnp Paribas, Mps e Carige in quanto ovviamente se l’aumento di capitale andrà interamente sottoscritto i margini di intervento dei garanti saranno minori. In realtà con l’impegno di Finsoe a sottoscrivere il pro-quota, ossia il 50,7% del capitale circa (31% votante), non è che ci siano troppe incertezze su chi comanda in via Stalingrado. Quanto agli assetti societari della catena proprietaria di Unipol che la collega al mondo delle Coop e della cosiddetta “finanza rossa” tutto sembra per ora in forse.
Da tempo si ipotizza un accorciamento della catena proprietaria con una fusione tra le holding Holmo e Finsoe e giova forse ricordare che già un anno fa l’Isvap avrebbe bloccato la stessa operazione per ragioni connesse al patrimonio di vigilanza. Il nuovo aumento di capitale cambierà le carte in tavola? Al momento non sembra il primo problema del management che con il denaro racimolato sul mercato finanzierà diverse operazioni fra le quali gli investimenti in Arca Vita e Arca Assicurazioni, ma non l’acquisizione di nuove filiali da parte del ramo bancario: “in questo business opereremo a perimetro costante” ha sottolineato di recente la compagnia. Gli obiettivi per il 2012 prevedono comunque il raggiungimento di 4,6 miliardi di euro di premi nel ramo danni e di 3,1 miliardi di euro nel ramo vita. Nello stesso anno l’utile netto dovrebbe portarsi a quota 250 milioni di euro.
Sfide non da poco con le quali potrebbe forse interferire la rinnovata attenzione sulla fallita scalata alla Bnl che richiama in causa in questi giorni gran parte dei protagonisti della politica e della finanza di allora e di oggi. Francamente, dopo che la Lega ha dichiarato di volere per sé le banche del Nord, l’epoca in cui Piero Fassino chiedeva “allora abbiamo una banca?” a Consorte pare l’età dell’innocenza. Infatti l’unico appeal della vicenda viene oggi dai dossier su quelle intercettazioni e dal paradosso di Paolo Berlusconi, editore de Il Giornale, indagato per ricettazione di intercettazione segreta mentre il fratello cerca di portare a termine una nuova legge che dovrebbe proprio impedire questo genere di reati. Di novità non se ne vedono tantissime, nonostante molti punti della fallita impresa dei furbetti del quartierino risultino ancora oscuri, a partire dall’esatto ruolo di Gianpiero Fiorani. Il caso riguarda inoltre più la politica che la finanza ormai e Unipol, pur essendo da sempre luogo di contatto tra le due sfere, sembra diretta più a riposizionarsi per il dopo crisi che non a riaprire dossier ormai chiusi da tempo.
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