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Eni: sollievo dai prezzi del greggio, ma pressioni sulla rete

Pubblicato: 21 giu 2010 da Ferry Boat

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Già due settimane fa Paolo Scaroni ha negato ogni interesse per gli asset di BP con cui pure collabora a importanti progetti africani. Se dunque il gigante del petrolio affondato da una falla disastrosa nel Golfo del Messico dovesse procedere a una serie di cessioni a vantaggio dei concorrenti, probabilmente non sarebbe la società del cane a sei zampe ad avvantaggiarsene. L’estrema volatilità dei prezzi del greggio ha invece scosso un po’ tutto il settore e le incertezze su un giro di vite alle autorizzazioni esplorative e agli standard di sicurezza negli impianti hanno compresso i corsi di molte big del settore.

Succede così che in un secondo momento gli analisti inizino a rivalutare i titoli del comparto “troppo depressi” e che anche Eni riprenda la via del rialzo. L’italiana guidata da Paolo Scaroni avrebbe subito troppo il peso di un dossier, come quello di BP, che la riguarda relativamente poco. Di certo il titolo nel corso delle ultime due ottave ha mostrato una certa solidità di impostazione che lo ha riportato a contatto con gli ostacoli di area 16,3 euro, ma vanno anche ricordati i riapprezzamenti del greggio che hanno giocato un ruolo non marginale nei recuperi. Gli ammorbidimenti di Pechino in tema valutario lasciano ben sperare in tal senso anche per il futuro. Nuove e più dure norme sull’off-shore potrebbero comunque comprimere i margini dei big occidentali a danno dei produttori fuori dall’Opec: la morsa delle materie prime potrebbe insomma stringersi di nuovo. Né in patria la situazione rimane stabile.

Il leader del partito democratico Pier Luigi Bersani ha riproposto delle misure per la liberalizzazione del mercato italiano che chiamano direttamente in causa la stessa Eni. La prima proposta prevede che le reti di distribuzione possano avere accesso a tutti i fornitori per abbattere i prezzi del carburante alla pompa. La seconda proposta riguarda invece la separazione della stessa Eni dalla sua controllata Snam Rete Gas e la creazione dunque di una rete veramente terza rispetto agli operatori. Per una società verticalmente integrata come Eni, un gruppo che opera indifferentemente nell’esplorazione e nel retail, si tratta di proposte dirompenti, sebbene non nuove.

Ovviamente, però, il passaggio di una proposta come quella di Snam dal livello del dibattito tra analisti e azionisti di minoranza a proposta attiva del maggiore partito politico di opposizione non può che preoccupare un manager come Scaroni che alla separazione di Snam si è sempre opposto adducendo motivi di interesse nazionale. D’altra parte in un momento in cui un alleato storico come la russa Gazprom comincia ad accedere sempre più direttamente al nostro mercato (rifornendo anche varie multiutility) sicuramente le mosse dei nostri policy maker devono essere molto accorte, anche perché va ricordato che in pratica Gazprom opera da monopolista di Mosca sui mercati internazionali del gas e dunque gode di un ruolo privilegiato che agli operatori europei non è consentito.

Il ruolo di Gazprom nelle forniture europee tramite Nord e South Stream diventa sempre più importante per l’Europa del XXI secolo e il recente ingresso di EdF nella condotta meridionale potrebbe portare una spinta comunitaria anche a questo progetto. In questo contesto la promozione di una rete unica europea del gas potrebbe acquistare un nuovo significato e rilanciare davvero il ruolo dell’Italia quale hub del gas mondiale in arrivo in Europa.

Il nostro Paese dipende più degli altri dal gas e dunque non può aspettare che le politiche comunitarie in tal senso vengano dall’alto (anche perché non gli sarebbero favorevoli) ma deve collaborare a una gestione attiva del settore a Bruxelles in modo da contribuire alla creazione di un sistema che risponda alle nostre esigenze dei prossimi decenni. Eni in questo senso ha le competenze e l’autorevolezza necessarie a promuovere un discorso sistemico nelle sedi opportune, l’appoggio del governo in tal senso sarebbe fondamentale. All’interno di un quadro realmente europeo, allora, le questioni della “rete terza” e della competizione energetica nel nostro mercato acquisterebbero un respiro davvero sostenibile. Senza considerare che i finanziamenti sempre più importanti chiesti dal comparto potrebbero diventare meno “ingombranti” se spalleggiati da una platea più ampia di investitori.

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