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Borse, una analisi obiettiva della situazione grafica attuale

Pubblicato: 29 giu 2010 da AleOne

Applicando il metodo dei ritracciamenti alla situazione venutasi a creare sull’indice domestico dai minimi del 2009, è possibile osservare come il ribasso dal top di ottobre 2009, del qual fa ovviamente parte anche la fase sviluppatasi dal massimo di aprile, si sia limitato per il momento a ritracciare il 50% circa della stessa ascesa dai minimi del 2009. Tale quota di supporto (nel caso di ritracciamenti calcolati per una precedente fase rialzista si può ovviamente parlare di supporto, mentre questi diventano resistenze se calcolati per un ribasso) si colloca in area 19300 (a 19299 per l’esattezza) ed è stata messa alla prova più volte nelle ultime settimane, inizialmente il 7 maggio, seduta durante la quale è stato toccato un minimo a 19162 ma che è poi terminata a 19500, poi il 25 maggio (close a 18964, la più bassa per il momento del 2010) ed infine l’8 giugno (chiusura di seduta a 19154).

Dopo ripetuti test dell’area dove si colloca il 50% di ritracciamento del rialzo dai minimi del 2009 l’indice è rimbalzato con forza. Il 16, 17 e 18 giugno i massimi di giornata sono stati toccati in corrispondenza del 50% di ritracciamento del ribasso dal picco di aprile, un fatto che non fa altro che confermare la significatività di questa quota. In base alla teoria quindi è lecito affermare che per il momento il ribasso dai massimi del 2009, per quanto realizzatosi in modo drammatico in particolare nella sua ultima fase, non ha certo invertito la tendenza positiva in forza dai minimi del 2009, essendosi limitato a ripercorrerne il 50% circa.

Inquadrando in questo contesto le oscillazioni degli ultimi mesi il recente ribasso perde molto della sua minacciosità e può essere guardato più serenamente. Per coloro poi che, giustamente, ritengono che limitarsi alla osservazione della nostra borsa sia rischioso, in quanto le vere tendenze si originano su piazze finanziarie più “pesanti” in termini di capitalizzazione sulla borsa mondiale (per capitalizzazione totale la borsa italiana è la 13ª al mondo, molto distanziata rispetto alle prime), è possibile estendere lo studio dei ritracciamenti e mostrare che, ad esempio nel caso del Dax, il ribasso dal top di aprile ha percorso a ritroso solo 1/4 circa del rialzo dai minimi del 2009, dimostrando quindi una notevole forza relativa nei confronti della borsa italiana, mentre di poco superiore è invece la flessione dello S&P500, del 33% circa, sempre tenendo come riferimento i minimi del 2009.

Sia la borsa americana sia quella tedesca si sono mantenute molto al di sopra della soglia critica al di sotto della quale avrebbe iniziato a suonare il campanello di allarme. Il quadro che si ricava estendendo l’analisi ad altri indici è quindi ancora più tranquillizzante, con il ribasso degli ultimi due mesi che perde molta della sua importanza se confrontato con il lungo rialzo precedente.

Tutto bene quindi? Se le recenti puntate al ribasso sono solo marginali rispetto alla tendenza rialzista dello scorso anno è corretto ipotizzare che il proseguimento della fase positiva è il risultato più probabile?

Purtroppo le cose non stanno esattamente così. Ripetendo il processo di risalire indietro nel tempo per capire quanto sia significativa una fase di mercato anche per il rialzo dai minimi del 2009 ed estendendo quindi l’orizzonte dell’analisi ci si accorge che l’ascesa, per il Ftse All Share, dai minimi di 13471, quella che aveva fatto segnare un recupero dell’86%, si è limitata a ritracciare poco più di un terzo del ribasso dai massimi del maggio 2007 a 44748. Il 50%, la quota critica oltre la quale sarebbe possibile guardare con maggiore serenità al futuro, è ancora lontanissima, a 29000 circa. Per il momento, limitando l’analisi al mercato italiano, sarebbe quindi corretto affermare che la tendenza ribassista subita dai massimi del 2007 è ancora dominante, e che il rialzo dai minimi dello scorso anno ha rappresentato, almeno per il momento, solo una correzione.

Ecco quindi che se la discesa delle ultime settimane si portasse al di sotto della quota critica dei 17500 punti, i 2/3 di ritracciamento del rialzo dai minimi del 2009, ci sarebbero tutti i presupposti per poter parlare di una ripresa del trend ribassista di lungo periodo con obiettivi quindi anche molto inferiori rispetto ai 13471 punti del 2009. Fortunatamente le cose cambiano se si ampia l’analisi agli altri indici principali: il Dax e lo S&P500 hanno ripercorso con la fase rialzista dai minimi del 2009 ben più del 50% del ribasso dai massimi del 2007, un comportamento che lascia ben sperare per un analogo risultato anche da parte del nostro indice.

Le borse di Germania e Stati Uniti sono veramente vicine alla soglia oltre la quale il quadro grafico di medio lungo termine volgerebbe con decisione al bello, le resistenze si collocano rispettivamente a 6400 ed a 1230. Una spallata oltre questi ostacoli confermerebbe l’esistenza di una tendenza positiva capace di contrastare seriamente il ribasso dai massimi del 2007, e se i principali indici mondiali segnassero la strada in questo senso anche il listino domestico, pur se caratterizzato da una forza relativa cedente, seguirebbe nella stessa direzione.

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