Consob: molte le sfide per il successore di Cardia

pubblicato: martedì 29 giugno 2010 da riva

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Nella sua ultima relazione da numero uno della Consob Lamberto Cardia ha toccato temi, come il peso degli azionisti italiani in Borsa Italiana o la diffusione anomala delle obbligazioni bancarie, che forse andavano affrontati prima. Grandi banchieri e industriali hanno approvato la sua relazione di addio dopo un’attività di vigilanza pluriennale. L’Adusbef (Associazione difesa consumatori ed utenti bancari, finanziari ed assicurativi) ha invece definito quella di Cardia la peggiore gestione di tutti i tempi ricordando i diversi crack finanziari di questi anni, ma anche una dura sanzione comminatale e poi annullata da un tribunale.

Di certo il tema del calo della partecipazione italiana dal 28 al 18% del London Stock’s Exchange impone una riflessione sul ruolo italiano nel mercato finanziario: secondo Cardia su Piazza Affari dovremmo pesare di più se non vogliamo essere estromessi. La trasparenza dei mercati è ancora lontana, nonostante la Mifid e altri provvedimenti che dovrebbero incoraggiarla.

Forse il fatto che in tutto il 2009 la Consob abbia comminato sanzioni per irregolarità per soli 21 milioni (sebbene in aumento) ha il suo peso. Si stenta a comprendere come gruppi da miliardi di euro di fatturato possano essere danneggiati da multe da qualche centinaio di migliaia di euro.

La diffusione crescente delle obbligazioni bancarie fra i risparmiatori nostrani potrebbe essere sintomatica di questo a volte asimmetrico rapporto fra operatori e clienti. Come è possibile – si chiede Cardia – che nel 1995 le famiglie italiane investissero il 2% dei propri risparmi in bond delle banche e che nel 2009 la percentuale si sia posta al 10,4% nonostante rendimenti in molti casi inferiori ai corrispettivi titoli di Stato e una liquidità spesso assai ridotta? Il peso di questi titoli nei portafogli italiani pare eccessivo rispetto agli altri paesi europei.

Viene inoltre il fondato sospetto, come scrive anche Morya Longo stamane su Il Sole 24 Ore, che il 40% della raccolta realizzata dalle banche in Italia con i bond sia in realtà direzionato su titoli bancari e non pubblici e che quindi nel Bel Paese quel che lo Stato non ha speso per il salvataggio delle banche sia stato in qualche maniera messo sul piatto dal risparmio privato.

Gli argomenti posti da Cardia si sono, però, inevitabilmente allargati al quadro regolatorio internazionale che richiede una maggiore trasparenza in presenza di un “mercato parallelo non soltanto non vigilato, ma neanche pienamente conoscibile con gli strumenti a disposizione delle autorità di vigilanza”. Le nuove sfide sono dunque anche sul perimetro della regolamentazione a partire da strumenti come i credit default swap che costituiscono un mercato “opaco, dominato da pochi operatori oligopolisti”. Un mercato che però, viene da aggiungere, sta condizionando le manovre finanziarie degli stati europei e persino la vita quotidiana degli individui.

Finisce nel mirino anche il divieto allo short selling deciso unilateralmente dalla Germania: le nuove regole devono essere almeno di respiro europeo se vogliono avere qualche chance di funzionare. E qui il discorso per l’Italia si complica perché rischiamo di essere poco rappresentati come nel caso di Borsa Italiana. Ma questo sarà un discorso che dovrà affrontare il prossimo numero uno della Consob.

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