Ci sorprendiamo sempre quando scenari così minacciosi provengono da Paesi del Nord, che solitamente ammiriamo per effcienza e austerità. Ma questa volta la terra dei Geyser rischia il surriscaldamento: è infatti una delle economie che negli anni recenti ha corso di più con tassi di crescita anche del 5-6% e questo, con l’altro livello di indebitamento del sistema Paese, ha creato enormi squilibri da un punto di vista macroeconomico.
Tanto che pure i danesi, sicuramente non emotivi o isterici come noi mediterranei, si sono lasciati andare ad un report della Danske Bank che prevede una recessione del 5-10% per l’economia islandese nel periodo 2006-2007. La situazione del Paese dei ghiacci viene ritenuta simile a quella della Thailandia nel 1997, e di poco migliore a quella Turca prima della crisi del 2001.
Merril Lynch lancia anche un forte allarme sulla tenuta del sistema bancario, concentrato in tre principali banche, criticando i rating assegnati da Futch e Moody’s.
La lentezza della risposta dei signori del rating l’abbiamo già visto anche a casa nostra.
Ma cosa è successo: il fenomeno si chiama di “carry trade”. In sostanza gli alti tassi islandesi (10.75% e destinati a salire ancora giovedì di un ulteriore 0.50%) hanno attirato moltissimi capitali
Quanto basta per alzare le antenne e prestare molta attenzione alla situazione, che potrebbe avere effetti su altre economie con equilibri simili (guardare verso l’Europa dell’est).
Adalberto
04 apr 2006 - 23:22 - #1ciao
Adalberto
04 apr 2006 - 23:23 - #2chiedo scusa… ho male interpretato la finalità!