Islanda: rischio crack.

pubblicato: martedì 28 marzo 2006 da theman in: Notizie Fatti del giorno Obbligazionario Banche

islanda Ci sorprendiamo sempre quando scenari così minacciosi provengono da Paesi del Nord, che solitamente ammiriamo per effcienza e austerità. Ma questa volta la terra dei Geyser rischia il surriscaldamento: è infatti una delle economie che negli anni recenti ha corso di più con tassi di crescita anche del 5-6% e questo, con l’altro livello di indebitamento del sistema Paese, ha creato enormi squilibri da un punto di vista macroeconomico.

Tanto che pure i danesi, sicuramente non emotivi o isterici come noi mediterranei, si sono lasciati andare ad un report della Danske Bank che prevede una recessione del 5-10% per l’economia islandese nel periodo 2006-2007. La situazione del Paese dei ghiacci viene ritenuta simile a quella della Thailandia nel 1997, e di poco migliore a quella Turca prima della crisi del 2001.
Merril Lynch lancia anche un forte allarme sulla tenuta del sistema bancario, concentrato in tre principali banche, criticando i rating assegnati da Futch e Moody’s.
La lentezza della risposta dei signori del rating l’abbiamo già visto anche a casa nostra.

Ma cosa è successo: il fenomeno si chiama di “carry trade”. In sostanza gli alti tassi islandesi (10.75% e destinati a salire ancora giovedì di un ulteriore 0.50%) hanno attirato moltissimi capitali

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dall’estero facendo dell’Islanda una destinazione rinomata della finanza internazionale, che poteva finanziarsi con i bassi tassi del mercato europeo o giapponese.
Non appena alla ripresa dei tassi in vari Paesi del G8 si è associato lo scricchiolio della Corona islandese la fuga dei capitali ha messo in ginocchio i mercati finanziari dell’isola, che si è ritrovata sola con il suo debito estero pari al 300% del GDP (prodotto interno lordo).
E ora i timori si concentrano sulle banche, che si son viste negare l’estensione del debito dai money manager USA la scorsa settimana e dovranno quindi provvedere al rimborso entro un anno. A questo si aggiunge la fragilità del sistema finanziario legato a un Paese piccolo e senza esperienza nella gestione di mercati finanziari integrati ad una valuta liberamente fluttuante.

Quanto basta per alzare le antenne e prestare molta attenzione alla situazione, che potrebbe avere effetti su altre economie con equilibri simili (guardare verso l’Europa dell’est).

Il report della Danske Bank

Iceland Review . dichiarazioni del Primo Ministro

Financial Times

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Commenti dei lettori

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  • Adalberto

    04 apr 2006 - 22:22 - #1
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    ciao

  • Adalberto

    04 apr 2006 - 22:23 - #2
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    chiedo scusa… ho male interpretato la finalità!

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