Il 2010 di Prysmian sarà un anno faticoso. La crisi globale dell’economia ancora si sente e i prezzi elevati delle materie prime sembrano volere comprimere sempre di più margini. I progetti, quando ci sono, hanno un ampio respiro, tuttavia il business è ancora in una fase di stabilizzazione.
Di recente la ex Pirelli Cavi ha messo a segno un buon colpo con l’ingresso in Transgreen, il maxiprogetto europeo che dovrebbe traghettare l’energia da fonti rinnovabili prodotta in Africa nel Vecchio Continente europeo. Esattamente 12 i partner che collaborano all’iniziativa, ma ancora ignote le cifre esatte di questo progetto che prevede una rete di 5 GW di capacità e investimenti di lungo periodo.
D’altra parte in Europa, come nel mondo, Prysmian gioca un ruolo primario nel settore dei cavi per l’energia e in parte per le telecomunicazioni. Nel Nord Europa la società è impegnata nell’eolico off shore e partecipa ad alcuni dei progetti più importanti in questo campo con la forza della propria leadership globale nel settore dei cavi sottomarini. In tutto il Vecchio Continente Prysmian promuove lo sviluppo delle energie pulite che offre nuove occasioni di business nei collegamenti alle reti europee.
Alla fine del primo trimestre la società ha registrato anche un notevole miglioramento della propria posizione finanziaria netta che è scesa a 596 milioni di euro contro i 641 del marzo 2009. L’alleggerimento delle posizioni debitorie si è avvantaggiato delle acquisizioni in Russia e India (due mercati strategici nei progetti del gruppo) e del Forward Start Agreement sottoscritto a gennaio con un pool di banche per il rafforzamento della propria struttura finanziaria. Il business dei cavi, nonostante i piani di rafforzamento infrastrutturale in paesi come la Russia e la Cina, registra ancora a inizio anno una domanda sostanzialmente stabile e l’attesa crescita dei volumi dovrà confrontarsi comunque con condizioni di mercato assai sfidanti, tanto che a fine 2010 il gruppo non si attende un ebitda rettificato superiore ai 350-400 milioni di euro.
Più che l’evoluzione del giro d’affari è, infatti, la redditività la vera chiave di volta dei risultati della società. I prezzi in continua crescita delle materie prime mettono sotto forte pressione i margini: per esempio, alla fine del primo trimestre il free cash flow della società era negativo per 89 milioni di euro contro il rosso da 53 milioni di un anno prima, e proprio a causa dei prezzi dei metalli. Alla fine di marzo l’utile netto della società mostrava una flessione del 31,1% a 31 milioni di euro quanto meno allarmante.
Per questo motivo Prysmian adesso punta su progetti a elevata tecnologia, sui mercati più promettenti, su una forte azione sui costi e razionalizzazione della struttura. Le oggettive incertezze sui prezzi delle materie prime nei prossimi mesi rendono, però, difficile ogni previsione: per questo il management preferisce mantenersi cauto. Forse però i dati del secondo trimestre potrebbero portare a breve qualche nota di ottimismo.
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