La missione in Camerun di Adolfo Urso al fianco di 50 imprese italiane raccoglie già i suoi primi successi. Ieri, secondo quanto riportato da diversi giornali Danieli si sarebbe aggiudicata un contratto per la realizzazione di un’acciaieria da circa 35 milioni di euro. Per la Repubblica dell’Africa equatoriale si tratta di un salto di qualità che, con il nuovo impianto siderurgico potrebbe passare dalla semplice esportazione delle grandi quantità di minerali ferrosi di cui dispone, alla loro trasformazione industriale. Questo potrebbe porre le basi per lo sviluppo di un’altra economia capace di trattenere il valore aggiunto della lavorazione.
Si tratta però di un contratto importante anche per Danieli che subisce da diverso tempo la cattiva intonazione delle borse e le incertezze del settore dell’acciaio che sconta il rallentamento sostanziale della ripresa. Soltanto lo scorso 12 luglio Goldman Sachs ha declassato il titolo da buy a neutral alzando le proprie stime sull’utile e sull’ebitda del gruppo, ma esprimendo preoccupazioni sul mercato dell’acciaio in generale e sulla tenuta dei corsi della società italiana. Nel primo trimestre del 2010 il giro d’affari di Danieli è sceso da 2,29 a 1,66 miliardi di euro (-27%), ma i margini sono cresciuti tanto da portare l’utile (a confronto con il primo trimestre del 2009) a una crescita del 56 per cento. Nel periodo il carico ordini è cresciuto oltre i 3,49 miliardi di euro e il cda prevede per i prossimi due anni investimenti da circa 200 milioni di euro ma anche un calo medio del settore del plant making del 20/25 per cento. Condizioni di mercato difficili che potrebbero stressare i prezzi e dunque i margini di questa attività.
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