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Ipo in forte crescita, quali sono i paesi piu' attivi?

Pubblicato: 26 lug 2010 da AleOne

Il collocamento sui listini azionari di Hong Kong e Shanghai di AgBank, la Agricultural bank of China, fornisce uno spunto valido per capire quale sia il vero centro dell’attività finanziaria in questo momento nel mondo. AgBank, la quarta banca al mondo per capitalizzazione dopo Icbc, China Construction Bank e Hsbc, ha raccolto 22,5 miliardi di dollari, un nuovo record a livello planetario, che migliora, anche se solo di poco, quello detenuto precedentemente dal collocamento di un altro gigante del credito cinese, la Industrial Commercial bank of China (Icbc), che aveva raccolto 21,9 miliardi. Ma a presentarsi in borsa non sono solo le banche cinesi, affamate di capitali dopo aver elargito crediti ad imprese e privati negli ultimi due anni sotto la spinta del governo di Pechino.

I dati raccolti da Ernst e Young per i primi sei mesi dell’anno (che non includono quindi ancora il collocamento di AgBank), evidenziano una vera e propria esplosione di debutti in borsa rispetto allo stesso periodo dell’anno precedente. Se il primo semestre del 2009 si era infatti concluso a livello globale con 134 operazioni per un valore complessivo di raccolta di 11,8 miliardi di dollari, quello del 2010 ha visto crescere i debutti a 575 (290 nei primi tre mesi, 285 nei secondi tre) e la raccolta arrivare fino a quota 98,2 miliardi di dollari.

L’andamento dei listini azionari può apparire quindi incerto, ma il trend dei collocamenti è invece decisamente al rialzo, un fenomeno che lascia ben sperare per il proseguimento della fase di ripresa dell’economia. Il mercato domestico non è stato putroppo attivo in questo senso, ha visto infatti per il momento un solo collocamento, e ne attende altri due, Enel Green Power e di Fideuram, nella seconda metà dell’anno. Ma nel resto del mondo l’appetito per il rischio non è evidentemente ancora stato soddisfatto. Le aree più interessanti da un punto di vista delle Ipo sono state nel secondo trimestre, oltre alla Cina, che primeggia con 172 operazioni e 35,4 miliardi raccolti (153 operazioni e 25,3 miliardi nei primi tre mesi), gli Stati Uniti, con 33 operazioni e 4,7 miliardi, la Polonia, con 16 operazioni e 4,1 miliardi, l’India, con 7 operazioni e 2,8 miliardi, ed infine la Spagna, con 3 operazioni e 1,9 miliardi.

In Europa è quindi la Polonia il paese più attivo (30 Ipo in sei mesi contro le 27 della borsa di Londra), in particolare grazie alla operazione delle assicurazioni Powszeschny Zaklad Ubezpieczen ed a quella della utility Tauron Polska Energia, che hanno raccolto rispettivamente 2,7 e 1,3 miliardi di dollari. Del resto l’attenzione per la borsa di Varsavia non deve stupire: il Pil polacco è risultato in crescita dell’1,5% nel 2009 e le attese per il 2010 sono comprese in una forchetta tra il 2,7% ed il 3,5%. In Asia spiccano invece l’operazione di Samsung Life Insurance Co, quotata alla borsa coreana, dal valore di 4,4 miliardi di dollari, e quella della giapponese Dai-ichi Life Insurance, che ha raccolto 11,2 miliardi. Ma la capacità di proporre nuove quotande al mercato può essere intesa come un criterio di scelta del paese dove investire?

L’impressione che si ricava da una analisi dei grafici dei listini dei paesi citati è che il fenomeno delle offerte pubbliche iniziali possa essere considerato un barometro delle prospettive della borsa solo se questa non è matura. Il Ftse 100, lo S&P500, ma anche gli indici di Shangai ed Hong Kong appaiono meno sensibili al rinnovato entusiasmo, anche se siamo ancora lontani dai livelli pre crisi, per le Ipo, mentre per la borsa indiana, quella polacca, ma anche quella coreana mostrano una buona propensione al rialzo.

Il Wig 20, l’indice dei maggiori 20 titoli del Warsaw Stock Exchange, evidenzia ad esempio un trend crescente in atto ormai da circa 18 mesi in termini di forza relativa rispetto allo Eurostoxx, un fenomeno che viene del resto confermato dall’analisi delle performance a 1 anno, con l’indice europeo in rialzo sui 12 mesi del 5,5% circa e quello polacco del 20% circa. E la borsa di Varsavia potrebbe salire ancora: in area 2250 l’indice ha disegnato un potenziale doppio minimo che, se confermato oltre i 2450 punti, potrebbe riportare i prezzi sulla resistenza critica di area 2600 già testata con i massimi di aprile. La rottura anche di questo ostacolo, 50% di ritracciamento del ribasso dal top di fine 2007, potrebbe aprire la strada ad una nuova stagione rialzista simile a quella vista nel 2009 con un primo target a 2900 e successivo a 3350. Ad impensierire seriamente per il destino dell’indice sarebbero solo discese sotto i 2180 punti, area di minimi a febbraio.

Di impostazione grafica positiva si può parlare anche per il Sensex, il barometro della borsa indiana (il primo indice quotato dal Bombay Stock Exchange nel 1986), che recentemente ha forzato, anche se solo brevemente, i massimi di aprile a 18047 punti. La rottura decisa di area 18000 permetterebbe di interpretare la fase sostanzialmente laterale disegnata nell’ultimo anno con un ampio rettangolo, quindi una figura di continuazione del trend rialzista attivo dai minimi del marzo 2009. L’ampiezza della figura, 2000 punti circa, permette di proiettare un primo obiettivo in caso di suo completamento fino in area 20000 circa, ma successivamente i prezzi potrebbero spingersi fino a testare i massimi di inizio 2008 a 21206 punti. In quadro relativo alla borsa indiana diverrebbe negativo solo in caso di discese sotto i 17000 punti, area di transito della media mobile a 200 giorni e della linea tracciata dai minimi di marzo.

Un andamento molto simile a quello della borsa indiana lo evidenzia il coreano Kospi. Anche l’indice della borsa di Seoul ha disegnato negli ultimi mesi una sorta di rettangolo, una potenziale figura di continuazione dell’uptrend precedente che troverebbe conferma oltre i 1760 punti. In quel caso le quotazioni potrebbero procedere al test di area 1950 almeno. Anche nel caso del Kospi la violazione della media mobile a 200 sedute, attualmente in area 1650, rappresenterebbe un segnale che il trend sta perdendo forza e sarebbe da interpretare come un suggerimento per alleggerire la posizione.

Ad apparire in affanno nel panorama delle borse più attive nella presentazione di nuove matricole al mercato appare proprio quella cinese. Se da un lato è infatti vero che le attese per la crescita del Pil 2010 sono superiori al 9%, dall’altro è anche vero che il gigante cinese sta facendo i conti in questo periodo con alcune distorsioni, evidenti sul mercato immobiliare e su quello del credito, dovute proprio ai frenetici tassi di crescita del passato.

L’indice di Shanghai staziona ormai da mesi al di sotto della media mobile a 200 giorni (molto bella graficamente la sua violazione avvenuta il 19 aprile con un evidente gap ribassista) che invece è per il momento un supporto per gli altri indici citati. Sarebbe necessario un grosso sforzo dei compratori per invertire la direzione del trend, uno sforzo che necessiterebbe del superamento della forte resistenza dei 2650 punti per poter essere coronato da successo. Possibili in quel caso movimenti nuovamente in area 3120, dove si colloca il gap ribassista del 19 aprile, ed in area 3300. La violazione dei 2300 punti sarebbe invece un indizio che farebbe temere il proseguimento della discesa, con il rischio di vedere tornare le quotazioni sui minimi dell’ottobre 2008 a 1664 prima di assistere ad un nuovo tentativo di recupero.

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