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Basilea: più trasparenza e rapidità non farebbero male

Pubblicato: 28 lug 2010 da Ferry Boat

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Fiducia. Operatori, investitori grandi e piccoli, istituzioni di varia natura, osservatori terzi (se è possibile che qualcuno sia “terzo” all’economia globale) sembrano tutti assediati dalla paura, l’antitesi esatta di quello che si dovrebbe vedere durante una ripresa. L’elevata volatilità dei mercati (favorita anche dalla tradizionale scarsa liquidità di questa stagione) lo conferma. Così come lo conferma l’antologia delle previsioni apocalittiche o anche, all’opposto, delle minimizzazioni eccessive. Sembra quasi che le nazioni, come le grandi banche, siano ormai tanto fragili da dover essere trattate con guanti di velluto e possibilmente con complicità e sostegno. Sicuramente qualcosa di vero c’è, visto che ancora molti colossi bancari sono alle prese con scenari difficili sia per i tassi d’interesse, che per gli asset in portafoglio, che per le molte trimestrali (industriali soprattutto) che hanno deluso le attese degli analisti. Scenari preoccupanti tornano ad agitare lo spettro del double dip ossia della crisi a W e quindi di un nuovo inasprirsi delle condizioni dei mercati.

La fiducia il bene più importante che sostiene i mercati sembra ancora fragile, nonostante i recenti stress test abbiano consolidato la trasparenza del settore bancario europeo e confermato la sua resistenza a uno scenario di discostamento del Pil Ue di ben tre punti percentuali. Forse l’ipotesi di default di uno stato dell’Eurozona si poteva anche introdurre, tuttavia sarebbe stato contraddittorio con quanto affermato finora dai vari governi dell’Eurozona e disposto con il famoso salvagente da 750 miliardi di euro. Il rischio scontato dai cds sul debito sovrano dei maggiori paesi europei è sceso notevolmente, come rileva Markit, con gli spread sui credit default swap dell’Italia passati dai 177 del 15 luglio ai 132 di ieri. Nello stesso periodo gli spread sui cds della Grecia sono scesi da 809 a 690 punti e quelli sulla Spagna da 221 a 175. Come molti hanno sottolineato oggi anche gli spread tra i titoli di stato europei e quelli tedeschi che fanno da benchmark sono scesi notevolmente. Il successo delle ultime aste spagnola e italiana di ieri ha confermato un ritorno della fiducia sui titoli di stato europei mentre le esposizioni delle banche europee ai titoli di debito dei paesi dell’Europa periferica si dimostrano ancora molto consistenti fornendo uno dei più concreti segnali di fiducia al mercato sull’impossibilità di un default.

Al contempo crescono i dubbi sulla tenuta delle banche cinesi: il Cbrc (China banking Regulatory System) ha deciso di varare una serie di controlli sulle fiduciarie che finanziano i locali fondi immobiliari che hanno visto lievitare i propri asset da 6 a 9 miliardi di dollari nel giro di sei mesi. Come noto da tempo alcuni osservatori temono lo scoppio di una bolla immobiliare in Cina e sin dall’inizio dell’anno il governo di Beijing ha cercato di raffreddare la rovente crescita del mattone cinese.

Negli States la ripresa sembra meno incoraggiante del previsto, almeno a giudicare dalle trimestrali di certi colossi, e forse bisognerà attendere un poco prima di un più sostanzioso recupero sui livelli del 2007. Dopo gli stress test sulle banche qualcuno si attende gli stress test sulle banche centrali le cui esposizioni verso gli stati sovrani e verso il mondo del credito non sono sempre chiarissimi anzi: probabilmente visto il loro ruolo chiave sarebbe opportuno. La volatilità inattesa dei tassi di cambio tra diversi importanti mercati (euro, dollaro, yuan, sterlina e anche real) potrebbe oltretutto sbilanciare alcuni assetti degli istituti centrali principali causando perdite sulle valute estere o anche sui titoli sovrani. Terrence Keeley (Sovereign trends, Llc) ha calcolato che il 40% dei bond pubblici greci è nel sistema delle banche centrali e che il 20% dei corrispettivi spagnoli è nei forzieri degli stessi istituti: il dubbio malizioso che sorge deriva dalla possibilità che le banche centrali giochino contro gli stati per salvaguardare i propri asset. Se si pensa allo strapotere di un Ben Bernanke e ai suoi fortissimi interventi nella finanza statunitense e globale forse un po’ più di trasparenza diviene auspicabile.

Intanto Basilea 3 slitta e rischia anche di annacquarsi con la posticipazione di alcuni importanti “paletti” al patrimonio delle banche addirittura al biennio 2017-2018. Considerando una serie di fattori stringenti sulle poste fuori bilancio (Obs items ossia Off-balance sheet items) e sui derivati è previsto anche un periodo di prova con un criterio di leva finanziaria che prevede un tier 1 ratio al 3% del totale del passivo, ma soltanto nel 2018 verrà introdotto un criterio preciso al riguardo. Quello stesso anno entrerà in vigore anche l’obbligo di un cuscino di liquidità prova per circa un anno (si tratta del cosiddetto nsfr, net stable funding ratio). Oggi il Sole 24 Ore denunciava il rischio che le nuove norme moltiplichino per un fattore variabile da 2 a 19 la quantità di capitale necessaria a far fronte al rischio di controparte. Si tratta di uno dei tanti aspetti di un discorso molto semplice: la creazione di cuscinetti di capitale renderà inevitabilmente meno redditizie ed efficienti le banche, ma favorirà anche la loro solidità contrastando eventuali nuove crisi. Questo comporterà sicuramente un irrigidimento del credito che rischierà di frenare in qualche modo l’economia, tuttavia il rialzo futuro dei tassi d’interesse nel mondo consentirà probabilmente di contrastare questi sgraditi effetti collaterali. D’altra parte l’attesa per un cambiamento delle regole già avvenuto in America e ancora lontano in Europa si sta facendo davvero troppo lunga. Con il rischio che la già asfittica ripresa del Vecchio Continente rimanga appesa solo alla svalutazione dell’euro e ad altri fattori che potrebbero renderla fragile, come appunto la mancanza di un sistema di garanzia adeguato sulla capitalizzazione delle banche e sulla trasparenza dei mercati finanziari. Se è vero, come è vero, che la fiducia alimenta i mercati i policy makers dell’economia globale dovranno fare sforzi molto maggiori per rendere più trasparenti i sistemi finanziari. Senza trasparenza, infatti, la fiducia è impensabile.

Nel frattempo qualche segnale importante giunge dai grafici. Ieri si è completato un testa spalle rialzista sul grafico del Ftse All Share, come al solito il mercato sa benissimo dove andare, anche se all’apparenza c’e’ molta confusione. Il grafico dice +15% almeno da qui a 1/2 mesi, con la possibilità a fine anno di essere tornati, per quello che riguarda la Borsa Italiana, almeno al punto di partenza del 2010, se non sopra quei livelli. E come al solito, quando saremo a 25000 punti, tutti i grandi analisti cercheranno di capire come è stato possibile, senza rendersi conto di essere stati ancora una volta presi in giro dai mercati.

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