Logo Blogo

Quali sono le borse piu' importanti del mondo? Condizionano con il loro andamento le altre?

Pubblicato: 30 nov 1999 da AleOne

L’investitore nostrano, soprattutto se ha una esperienza di borsa di lunga durata, sa bene che i dati macroeconomici che muovono il mercato domestico nella maggior parte dei casi non sono quelli italiani, ma quelli che provengono da oltre oceano, dagli States. L’uscita pomeridiana delle “figure”, come venivano chiamate dagli operatori in cambi al tempo della lira, ovvero delle “macro figures”, siano esse riferite all’occupazione, agli investimenti, all’andamento del mercato immobiliare o agli indici di fiducia, è un appuntamento di fondamentale importanza anche per i nostri operatori.

La rispondenza o meno del dato alle aspettative condiziona pesantemente l’andamento non solo della borsa statunitense, ma anche tutti gli altri listini. L’uscita di un dato rilevante si comporta come un sasso lanciato in uno stagno, genera onde che dal punto di origine increspano rapidamente tutta la superficie. Negli ultimi anni gli occhi degli operatori non sono puntati più solo ad occidente, al di là dell’Atlantico, ma guardano anche ad oriente, a quello che succede in Cina ed in generale nell’area dei mercati asiatici emergenti. Decisioni della banca centrale cinese di modificare il tasso di cambio con il dollaro oppure contrazioni inattese degli indicatori di crescita possono generare euforia o sconforto negli operatori quasi allo stesso modo di fenomeni analoghi generati negli Usa.

Spesso a certi fenomeni si fa l’abitudine, gli operatori sanno che per la maggior parte delle settimane dell’anno il giovedì pomeriggio alle 14,30 il dato sui “jobless claims”, sull’aumento o la diminuzione della richiesta dei sussidi di disoccupazione, è una forca caudina attraverso la quale si deve passare e sperano che il risultato non sia dannoso per le operazioni che sono aperte in quel momento, ma non si domandano come mai il numero dei disoccupati americani agita i corsi di Fiat o di Generali.

Il motivo alla base di questa dipendenza della nostra borsa, ma anche delle altre principali europee, agli accadimenti americani, è presto detto: la borsa Usa pesa, sia in termini di capitalizzazione sia di volumi di titoli effettivamente scambiati di gran lunga di più di tutte le altre principali piazze finanziare.

La capitalizzazione di mercato mondiale è attualmente di poco superiore ai 40 trilioni di dollari, ebbene, quella del solo mercato statunitense è (o meglio era a fine 2009) di 15,1 trilioni, ovvero il 35% circa del totale. Seconda, anche se molto distanziata, la Cina, con 5 trilioni di dollari, seguita dal Giappone con 3,3 trilioni. Per trovare una borsa europea nella classifica è necessario scendere al quarto posto, dove si colloca la Gran Bretagna, con 2,8 trilioni. Segue poi Hong Kong, con 2,3 trilioni, la Francia con 2 trilioni, il Canada, con 1,7 trilioni, e Germania, Spagna ed Australia con 1,3 trilioni ciascuna.

Poco distanti India e Brasile, con 1,2 trilioni. La classifica rimane sostanzialmente immutata, almeno per quello che riguarda le prime posizioni, se viene preso in considerazione il volume di scambi, anche se la distanza tra Usa e Cina in questo caso diminuisce, con il dato Usa “solamente” due volte circa quello cinese. Una curiosità: il mercato con il maggior numero di aziende quotate non è quello Usa e nemmeno quello cinese, bensì quello indiano (che in ogni caso in termini di volumi scambiati è al settimo posto della lista).

E l’Italia? I dati disponibili, anche se leggermente meno recenti, collocano il nostro paese al 13° posto, con una capitalizzazione di circa mezzo trilione, ovvero un trentesimo della borsa Usa. Non c’è pertanto da stupirsi se durante periodi prolungati, l’ultimo nella parte iniziale del 2010, l’indice di correlazione che misura la forza del rapporto esistenza tra lo S&P500, indice delle principali aziende Usa, e l’Msci World, benchmark che rappresenta le evoluzioni della borsa mondiale, si avvicina al valore di 1, indicando una quasi perfetta corrispondenza tra l’andamento dei due grafici.

Lunghe fasi molto simili sono riscontrabili anche tra S&P500 e Ftse All Share, è dal momento che avrebbe poco senso immaginare che sia il nostro a condizionare l’altro, è evidente che il rapporto di causa ed effetto vede come attore primario l’indice Usa e come soggetto condizionato il nostro. Un certo grado di indipendenza ovviamente esiste, ad esempio proprio negli ultimi mesi l’indice di correlazione, calcolato su base annua, si è avvicinato alla soglia di zero (del resto la performance a 6 mesi del nostro è negativa per circa l’8%, quella dell’indice Usa è marginalmente positiva, è evidente quindi che una delle due curve non segue l’altra), tuttavia storicamente l’andamento della correlazione appare oscillatorio, ovvero essa torna con regolarità ad essere significativa dopo fasi di allentamento delle relazioni.

1 stelle2 stelle3 stelle4 stelle5 stelle (nessun voto)
condividi condividi
0 commenti

Inserisci per primo un commento a questo articolo.

L'email è richiesta ma non verrà mostrata ai visitatori.
Commenta questo articolo

Registrati per riservare il tuo nickname preferito su tutti i blog di Blogo e per caricare il tuo avatar. Se sei già registrato, effettua il login per usare il tuo nickname.

Si No
I commenti sono sottoposti alle linee guida per la moderazione.

Anteprima del commento