Più degli stress test poterono le trimestrali. Parafrasando il sommo poeta è così che può essere descritto il motivo alla base del recente rialzo del comparto bancario. La pubblicazione dei risultati sugli stress test elaborati per le banche europee (tutte promosse con onore le 5 italiane sottoposte all’esame) non ha sortito infatti effetti dirompenti sul comparto, in negativo e in positivo, come invece temuto nelle sedute precedenti la pubblicazione stessa, mentre sono state le trimestrali di alcune grandi banche europee a convincere gli investitori, anche quelli nostrani, a comprare con decisione. In particolare al mercato sono piaciuti i risultati di Deutsche Bank, che ha chiuso il secondo trimestre dell’anno con un utile pari a 1,2 miliardi di euro, in crescita del 6,4% sullo stesso periodo dell’anno precedente e leggermente migliore delle attese, quelli della svizzera Ubs, che ha archiviato il secondo trimestre dell’anno con un utile pari a 2,01 miliardi di franchi svizzeri, a fronte di attese in media di un utile di 1,12 miliardi, e quelli di Bnp Paribas. La seconda banca di Francia, ha archiviato il secondo trimestre dell’anno con un utile netto in crescita a 2,11 miliardi di euro (+31%). Le sofferenze sono scese sui minimi degli ultimi due anni. Le attese medie erano di 1,6 miliardi di euro di utile.
Tra le principali banche domestiche sono Bp Milano, Intesa San Paolo e Unicredit quelle che mostrano il quadro grafico più interessante.
Nel caso di bp Milano un primo segnale positivo è stato inviato gia’ nel corso della seduta del 22 luglio, che ha visto il superamento del top del 21 giugno a 3,87 euro, segnale poi confermato il 27 luglio grazie al superamento in un sol colpo, con la rottura di quota 4 euro, sia della linea di tendenza tracciata dal top di inizio anno sia della media mobile a 100 giorni. Anche se per il momento è prematuro ipotizzare una vera e propria inversione del trend ribassista subito dal massimo di gennaio, i presupposti almeno per una correzione estesa di quella discesa sembrano esserci tutti. Un primo target per il rialzo si colloca ora in area 4,20 euro, 38,3% di ritracciamento della precedente discesa e minimo di febbraio, al superamento di questo livello è atteso poi il raggiungimento di 4,50 e 4,85 euro. Se i livelli intermedi citati potrebbero essere origine di correzioni temporanee, volte a rinfrancare le forze dei rialzisti, l’appuntamento con la resistenza di area 4,85 potrebbe dimostrarsi più impegnativo: è infatti quello il livello oltre il quale la reazione attiva dai minimi di giugno potrebbe essere considerata non più una semplice correzione ma una vera e propria tendenza al rialzo, destinata ad interessare i 6 euro almeno. Per evitare che le prospettive di rialzo vengano ridimensionate è necessario che eventuali flessioni si limitino a testare area 3,70/75. Sotto quei livelli vi sarebbe infatti il rischio di movimenti nuovamente in area 3,10 euro, sui minimi di giugno.
Il quadro grafico di Intesa Sanpaolo non differisce troppo da quello della popolare meneghina. Anche in questo caso è possibile osservare il recente superamento sia della linea tracciata dai massimi di inizio anno sia della media mobile a 100 giorni, passante ora in area 2,45 euro. Rispetto al grafico precedente si aggiunge tuttavia in questo caso un indizio significativo, la presenza di una figura a doppio minimo, quindi rialzista, disegnata in area 1,90 tra inizio maggio ed inizio giugno, completata con il superamento dei 2,43 euro. Il primo target del doppio minimo, calcolato in base alla sua ampiezza, si colloca in area 2,95, ovvero in corrispondenza dei massimi di marzo. Una prima resistenza significativa il titolo la troverà tuttavia già a 2,75 euro: oltre quei livelli anche il superamento di area 2,95, dalla quale potrebbero comunque svilupparsi flessioni temporanee, apparirebbe probabile, con target successivo a 3,25 euro, sui massimi dell’anno. Solo discese sotto i 2,25 euro rovinerebbero la festa ad Intesa, prospettando il ritorno sui minimi di giugno a 1,90.
E di doppio minimo si può parlare anche osservando il grafico di Unicredit. I prezzi hanno infatti testato, sia ad inizio maggio sia ad inizio giugno, area 1,51/53, supporto molto vicino al 50% di ritracciamento del rialzo dai minimi del 2009, per poi rimbalzare. La figura rialzista è stata completata grazie al superamento a metà luglio della resistenza a 2,01 euro. Oltre quella soglia il doppio minimo è stato attivato proiettando un primo target a 2,50 euro. Ulteriori segnali favorevoli al proseguimento dell’ascesa, che si sommerebbero a quelli già citati ed ad altri, come ad esempio la rottura della media mobile a 200 giorni avvenuta grazie al rally del 27 luglio, verrebbero poi oltre 2,25/30 euro, con un obiettivo che al superamento di area 2,50 si colloca a 2,66, top di ottobre 2009. Flessioni fino a 1,90 non danneggerebbero le prospettive di rialzo, sotto quei livelli aumenterebbe al contrario il rischio di tornare a vedere la base del doppio minimo in area 1,50 euro.
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