Il mese di luglio è stato archiviato dai mercati azionari Usa con il migliore rialzo da un anno a questa parte. Evidentemente il mese di luglio piace agli investitori: nel 2009 il Dow Jones aveva guadagnato l’8,5% circa, quest’anno il 7%. Del resto la statistica dice che negli ultimi 80 anni il Dow ha archiviato questo mese con il segno più per 50 volte. Quello che la statistica non dice e’ cosa aspettarsi successivamente, ovvero se una chiusura positiva del luglio può essere considerata di buon auspicio per la parte successiva dell’anno.
Certo, dopo una corsa come quella appena vista è possibile che il mese di agosto si dimostri tendenzialmente meno prodigo di rialzi, ma dai grafici vengono segnali incoraggianti, nonostante il quadro macro non sia in questo momento di facile lettura: il Pil statunitense del secondo trimestre ha deluso le attese, attestandosi al 2,4% annualizzato a fronte di un 2,5% previsto ma soprattutto in netta discesa rispetto al dato, rivisto, del primo trimestre, che aveva evidenziato una crescita del 3,7%. Ed anche sul versante dei dati prospettici, come quelli sulla fiducia, non c’è molta concordia. Il Chicago PMI ad esempio è cresciuto a luglio mentre la fiducia dei consumatori dell’Universita’ del Michigan per lo stesso mese è scesa ai minimi di nove mesi fa (anche se migliore delle attese) così come il dato reso noto dal Conference Board, sempre relativo alla fiducia dei consumatori a luglio, in calo a 50,4 punti dai 54,3 di giugno. Anche dal settore manifatturiero sono arrivati segnali incerti, con l’indice ISM sceso nel mese di luglio a 55,5 punti dai 56,2 del mese precedente, ma in misura inferiore alle attese che erano ferme a 54,9 punti.
Lo stesso presidente della Fed Ben Bernanke ha ammesso recentemente che le prospettive per l’economia sono insolitamente incerte e che la ripresa sarà moderata per i prossimi anni. I consumi si riveleranno infatti il driver della crescita economica ma per arrivare ad una ripresa convincente la strada è, sempre secondo Bernanke, ancora lunga.
I grafici relativi agli indici di borsa non sembrano tuttavia condividere queste perplessità e puntano, almeno per quello che riguarda il breve termine, al rialzo. Lo S&P 500 ad esempio ha completato, superando la linea tracciata dal top del 21 giugno e passante per quello del 15 luglio, il testa spalle rialzista disegnato dai prezzi a partire dai minimi di inizio giugno. Gli analisti tecnici considerano questa figura abbastanza affidabile come potere previsionale, e ne utilizzano l’ampiezza per proiettare dal punto di conferma della figura (la rottura della linea del collo) un target proporzionale ad essa, target che in questo caso si colloca in area 1200. Oltre area 1110/15 l’indice si è lasciato alle spalle anche il 50% di ritracciamento del ribasso dai massimi dell’anno, un ulteriore segnale che sembrerebbe indicare come possibile il recupero di quei livelli, a quota 1219,80, in tempi relativamente brevi.
Anche ammettendo che il quadro rialzista di breve sia realizzabile, da qui a parlare di inversione di trend dopo le incertezze degli ultimi mesi ce ne corre: non sarebbe infatti la prima volta che una fase ribassista come quella vista dai massimi della primavera viene completamente annullata per poi riprendere con immutata forza. Le figure a doppio massimo tanto care ai graficisti nascono del resto da comportamenti di questo tipo. Per chi è in attesa di un segnale rialzista di medio lungo periodo per tornare ad investire in questa ottica in azioni le recenti vittorie dell’indice sono quindi un indizio ancora troppo labile, sarà opportuno attendere l’eventuale superamento dei massimi di area 1220 prima di intervenire. Ma chi opera anche in ottica di un trading relativamente veloce il completamento del testa spalle citato è una occasione da sfruttare. Se poi anche il Nasdaq salisse stabilmente oltre il 50% di ritracciamento del ribasso dai massimi di aprile, resistenza posta in area 2300 che recentemente ha dato non pochi grattacapi all’indice, i segnali in favore di un proseguimento del rally estivo ci sarebbero tutti, almeno sull’altra sponda dell’Atlantico.
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