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Mps: semestre brillante, ma rimangono alcune criticità

Pubblicato: 30 nov 1999 da Ferry Boat

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Faranno bene al titolo Mps i rialzi di oggi all’indomani della pubblicazione della trimestrale. Gli analisti di Citigroup e di Credit Suisse hanno subito promosso i risultati della banca senese da sell a hold e da undeperform a neutral. In altri termini il gruppo ritorna, secondo le due banche, alla sufficienza. Se si guardano i prezzi obiettivo posti dai due broker sono a 91 centesimi e a 1,15 euro: visto che il titolo viaggia già a 94 centesimi stamattina, quello di Citigroup rischia di essere un suggerimento di vendita, mentre le valutazioni della banca svizzera indicano che, entro una anno, il titolo dovrebbe tornare sui valori di fine aprile. Francamente in entrambi i casi la valutazione dei risultati di Mps appare un po’ ingenerosa, anche se giustamente prudente. Soprattutto se si considera l’annunciato ritorno alla cedola.

Gli utili trimestrali del gruppo Mps sono pari a 118,9 milioni di euro, contro i 31,5 del secondo trimestre del 2009: significa che sono quasi quadruplicati. Se però si guarda al saldo semestrale si nota una flessione del 21,4% nella bottom line del conto economico a quota utili 261,2 milioni di euro. Un trimestre brillante in un anno difficile? Non proprio, anzi. Il business di Mps sembra solido come non lo si vedeva da tempo. Il risultato operativo del gruppo alla fine di giugno raggiunge i 510,8 milioni di euro con un incremento dell’8,1% assolutamente lodevole in questo periodo difficile.

Come noto i margini d’interesse delle banche sono a dir poco compressi dalla politica espansiva della Bce, tuttavia Mps riesce a comprimere la flessione del margine d’interesse all’1,4% mantenendosi sopra gli 1,8 miliardi di euro. Quello che però davvero cresce a monte del conto economico senese sono le commissioni nette che raggiungono i 986,6 milioni di euro (+3,7%). Il calo delle rettifiche sui crediti da 686,7 a 590 milioni che invia un altro segnale di solidità al mercato. A valle va evidenziata la flessione degli oneri operativi (-3,5% a 1,69 miliardi) dovuta a riduzioni di costo nelle spese amministrative e nel personale. Crescono invece gli accantonamenti netti ai fondi rischi e oneri per circa 134 milioni con un impatto da 92,2 milioni di euro nel secondo trimestre che risente soprattutto dei timori possibili perdite operative collegate a una posizione in sofferenza.

Ci sono però anche fattori straordinari molto positivi, come gli utili da cessione da investimenti per 184,2 milioni legati alla vendite di 72 sportelli a Carige: se si considera che l’utile ante imposte del gruppo è di 324 milioni nell’ultimo trimestre si comprende quanto sia stata proficua questa cessione.

A guardare il business da un’altra prospettiva si può sottolineare che sono cresciuti in maniera robusta raccolta diretta (+8,8%) e raccolta indiretta (+4,2%). Che crescono gli impieghi del 7,1% con risultati notevoli nel credito al consumo (+10,8%) e nello stipulato del leasing (+23,2%). Registrati anche flussi di collocamento per ben 11,4 miliardi di euro che confermano l’intensa attività commerciale dell’area di gestione del risparmio. Sul fronte degli impieghi i nuovi mutui stipulati ammontano a 8,7 miliardi di euro con un incremento di ben il 73% sul dato del 2009.

Da evidenziare però anche la crescita per 700 milioni dei crediti deteriorati netti rispetto a marzo: i presidi a copertura sono a circa il 40%. Le sofferenze lorde pesano inoltre al 56,5% sul rettifiche di valore che, a loro volta, pesano per lo 0,6% sugli impieghi in bonis lordi. Il portafoglio degli impieghi ha però complessivamente migliorato la propria qualità abbassando di 10 pbs al 2,6% la probabilità media di default.

Per riassumere in un numero la solidità patrimoniale della banca (dai tempi dell’acquisizione di Antonveneta faccenda scottante per la banca senese) il tier 1 ratio è al 7,8%, migliora dunque di 30 bps in tre mesi e conferma quanto già rivelato dagli stress test europei in merito: la banca ormai è solida. Non fa male infatti ricordare che nello scenario più avverso immaginato dal Cebs e dopo uno shock del debito sovrano europeo Mps mantiene ancora il tier 1 al 6,2%.

Questo ovviamente senza considerare il probabile inasprimento dei criteri di patrimonializzazione di Basilea 3 che potrebbe spostare ancora più in là le soglie minime. Al riguardo non è forse malizioso pensare che Roberto Mussari, neo presidente dell’Abi e numero uno di Mps, potesse pensare anche alla propria banca quando qualche giorno fa dichiarava, nelle vesti di numero uno dell’Associazione delle banche italiane, che sarebbe meglio aspettare ancora un po’ con il giro di vite di Basilea. Francamente però, almeno a livello europeo, sicuramente sono altri a doversi preoccupare delle nuove norme. Almeno che poi – e questo è un dubbio purtroppo legittimo- queste non finiscano per punire i modelli bancari solidi e tradizionali come quello italiano (che non ha dovuto chiedere se non i maniera marginale aiuto allo Stato, fra i sottoscrittori di Tremonti bond figura però proprio Mps) in favore di modelli diversi e più “finanziari”. Sarebbe senz’altro una sconfitta non solo di Siena, ma di tutto il Bel Paese, questo però – forse – ci porta troppo lontano da Siena.

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