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Rete Telecom: le posizioni tra gli operatori rimangono lontane

Pubblicato: 10 set 2010 da Ferry Boat

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L’incontro del prossimo 17 settembre di Telecom e degli altri grandi player italiani della telefonica con il sottosegretario allo Sviluppo Economico Paolo Romani sicuramente non sarà facile. Le Telecomunicazioni sono infatti in subbuglio e la giornata di ieri ha registrato due eventi intrecciati e paralleli insieme. L’ultimo incontro dell’Agcom ha infatti modificato le tariffe dell’unbundling, del bitstream e del wholesale line rental: una serie di servizi che in pratica rappresentano il modo in cui operatori alternativi come Wind, Vodafone o Fastweb si collegano alla rete di Telecom Italia. Si tratta di modifiche che dovranno passare al vaglio dell’Unione europea e dunque nuovamente dell’Authority, ma comunque di modifiche importanti e discusse. In particolare l’Autorità delle telecomunicazioni ieri, dopo i recenti cambiamenti della normativa europea in materia, ha rivisto le tariffe dell’unbundling imposte ai concorrenti di Telecom.

L’Unbundling Local Loop, letteralmente, “accesso disaggregato alla rete” è in sostanza il sistema che permette agli operatori alternativi a Telecom di sfruttare - dietro pagamento di tariffe - la sua rete fissa, che come noto è la principale del Bel Paese. L’applicazione del sistema unbundling è stata anche chiamata “liberalizzazione dell’ultimo miglio” perché in pratica ha consentito ai nuovi operatori di gestire solo i cavi che collegano le centraline Telecom con il cliente finale (facendosi così pagare le proprie bollette). Contemporaneamente a Telecom vengono corrisposte delle tariffe per l’utilizzo della sua rete, proprie i canoni dell’unbundling di cui sopra.

Queste tariffe sono dunque essenziali per la gestione del pluralismo del sistema delle telecomunicazioni italiane e per i margini economici dei vari operatori. Fino a ieri era previsto che per il 2010 gli operatori alternativi pagassero un canone di 8,7 euro al mese dal primo maggio di quest’anno, che dal primo gennaio dell’anno prossimo il canone salisse a 9,26 euro per poi passare a 9,67 dall’inizio del 2012. Le nuove norme Ue hanno però proposto dei nuovi sistemi di calcolo delle tariffe che sono diventate meno onerose per gli operatori alternativi, almeno in prospettiva: nel 2010 si rimane a quota 8,7 euro per poi passare a 9,14 (invece che a 9,26) e a 9,48 euro nel 2012.

Se si considera che attualmente gli operatori pagano 8,49 euro un progresso graduale verso i 9,48 euro significa comunque un aumento di 1 euro in meno di due anni. Per Telecom è sicuramente un buon affare (anche se meno buono di quanto previsto inizialmente) e gli operatori affermano che a queste condizioni in Italia si paga più che nella media dei paesi europei. D’altra parte la gestione da parte di Telecom dell’unica rete veramente capillare d’Italia presenta degli oneri notevoli soprattutto in un territorio morfologicamente complesso come quello del Bel Paese.

Fra incumbent e competitor insomma non corre ancora buon sangue e sul caso del Comitato Ngn si sono registrate delle ulteriori rotture. Il Comitato Next generation network, quello che dovrebbe occuparsi della rete di nuova generazione e creare una proposta per l’Autorità delle telecomunicazioni guidata da Corrado Calabrò ha portato ieri al tavolo un documento di 24 pagine che ha scatenato le ire degli operatori alternativi. Le idee del presidente Francesco Vatalaro non sono andate giù agli operatori che le hanno giudicate appiattite sulle posizioni di Telecom Italia. Almeno fino alla fine del mese il Comitato Ngn dovrebbe reggere, tuttavia questo primo incontro è stato senz’altro poco “armonico” ed è ancora possibile che il comitato si sciolga.

D’altra parte che non sarebbe stato facile trovare la quadra sulla delicata questione della rete di nuova generazione in Italia era noto da anni e già si sapeva che le posizioni fra Telecom e gli altri operatori fossero molto distanti in materia. Basti pensare che, secondo i concorrenti di Telecom, le nuove tariffe prevedono al termine del biennio costi di manutenzione per 2,25 euro e costi amministrativi commerciali per 0,68 euro che sarebbero troppo elevati rispetto al dovuto nei 9,67 euro complessivi previsti dal 2012 che sarebbero eccessivi. Tanto che l’Autorità ha deciso di vincolare l’applicazione delle nuove tariffe al miglioramento della qualità della rete in rame di Telecom Italia (attraverso maggiori investimenti da parte dell’azienda) e all’ammodernamento della rete di accesso nell’ottica delle reti di nuova generazione (NGN). Facile però prevedere che ancora molte recriminazioni fra i vari operatori rallenteranno lo sviluppo della rete di nuova generazione in Italia.

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