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Eni: nuove sfide nei mercati del gas

Pubblicato: 21 set 2010 da Ferry Boat

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Secondo diversi osservatori le stime di utile per azione di Eni e delle varie compagnie petrolifere in giro per il mondo potrebbero essere ottimiste sia a causa delle incertezze sulla domanda, sia per fattori specifici al gruppo Eni come la manutenzione di alcuni impianti in questi mesi che potrebbe frenare la produzione, nonostante il gruppo abbia ribadito di volere mantenersi sui livelli produttivi del 2009.

Di recente la decisione di Moody’s di abbassare il rating sul debito di lungo periodo del gruppo da Aa2 ad Aa3 e le valutazione sul processo di rientro del debito sono state accolte con dubbio dal mercato e con serenità dall’amministratore delegato della società Paolo Scaroni. Portare il gearing di Eni sotto il 40% sarebbe senz’altro utile per mantenere il rating AA, tuttavia la situazione patrimoniale del gruppo non può essere considerata certo a rischio e se la solvibilità dell’azienda fosse in dubbio, le sue emissioni non avrebbero il successo che hanno, come dimostrato da esperienze anche recenti. Al massimo è una questione di ottimizzazione del debito. La bassa esposizione alla raffinazione, i numerosi contratti di fornitura di lungo termine e i progetti di sviluppo di ampio respiro dal South Stream ai giacimenti iracheni di Abu Zubair, piacciono invece molto agli analisti, anche se richiederanno investimenti ingenti per i quali la razionalizzazione del debito appare più che utile in prospettiva.

Proprio nel settore del gas diverse novità sono da registrare a partire dalle voci di stampa in merito a una richiesta di ingresso di Basf in South Stream, voci poi smentite dal colosso chimico tedesco. Il progetto South Stream ha già registrato di recente l’ingresso di EdF con una quota non inferiore al 10%, i francesi dunque si affiancheranno agli italiani di Eni e ai russi di Gazprom nella costruzione della pipeline. Se ora entrasse anche Basf in campo i soci salirebbero a quattro, ma per il momento la questione sembra rinviata. Sicuramente è utile ricordare che Basf è già azionista del progetto Nord Stream che invece prevede di alimentare i mercati europei del gas dal Nord Europa. Di questo progetto fanno parte anche la tedesca E.On, la francese GDF Suez, l’olandese Gasunie e la stessa Gazprom.

In realtà i forti investimenti previsti per simili infrastrutture chiamano a raccolta il maggior numero di investitori possibili e soprattutto richiedono una certezza nelle forniture a monte e nella domanda a valle. La creazione di una grande infrastruttura del gas europea sembra però abbandonata in favore di iniziative private delle singole società del settore (anche se queste in molti casi sono dei colossi semipubblici) e sembra ormai orientata a uno sviluppo della rete dal “basso” come dimostrato dalle difficoltà crescenti affrontate dallo sviluppo del Nabucco, la rete di pipeline praticamente alternativa a South Stream che è stata promossa in passato dall’Unione Europea.

Collegamenti transnazionali e transcontinentali si moltiplicano anche in progetti di Edison e di altri operatori anche piccoli in Italia e la forte pressione competitiva nell’approvvigionamento del gas si sente particolarmente nel Bel Paese dove dei 292,6 TWh di energia elettrica prodotti l’anno scorso ben 147,2 sono venuti direttamente dal gas naturale. La pressione competitiva si avverte nei dati economici della stessa Eni che ha registrato nel secondo trimestre del 2010 una flessione delle vendite di gas del 6,2% sul corrispettivo dato del 2009 e accusato un calo dei volumi venduti in Italia del 20,6% nel trimestre e del 18,8% nel semestre, solo parzialmente bilanciato dalla crescita delle vendite in Francia, Germania, Austria e Belgio.

Il calo dei prezzi del gas negli ultimi mesi e la pressione competitiva mettono sicuramente sotto pressione le politiche di sviluppo del gruppo guidato da Paolo Scaroni che però, va ricordato, ha chiuso il primo semestre con un utile netto da 4,35 miliardi di euro a fronte dei 3,15 del primo semestre del 2009. Sicuramente hanno contribuito in maniera rilevante il deprezzamento dell’euro sul dollaro e la cessione delle quote in GreenStream (per 93 milioni di euro), in DistriRe (47 milioni di euro) e altri fattori straordinari, ma certo le robuste quotazioni del greggio di questi giorni e la convergenza del settore su grandi operatori integrati (come appunto Eni) suggeriscono di non sottovalutare le performance del gruppo nel medio e lungo periodo.

Forse, visto che la società prevede una ripresa nella domanda del gas in Europa nei prossimi mesi, il gruppo potrebbe cominciare a farsi spazio anche in progetti come Nord Stream o direttamente nel retail di altri paesi Ue dove la strategia di penetrazione di Gazprom sembra regalare ogni giorno un nuovo successo.

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