
I termini della fusione tra Wind e Vimpelcom rimangono ancora incerti su alcuni dettagli. Il gruppo Terna ha avviato delle trattative con Wind in merito al contratto per l’utilizzo della rete in fibra ottica controllata dal gestore della rete elettrica nazionale. La cifra chiesta per la rimodulazione di un contratto in scadenza al 2019 sarebbe di 100 milioni di euro. D’altra parte i legami con Terna sono assai cambiati da quando il gruppo Wind non è più controllato da Enel e la scadenza del 2019 per il contratto che regolamenta l’uso di un backbone da 13 mila chilometri in fibra ottica si pone su basi ben diverse dai 13 milioni di euro annui previsti oggi.
Di certo questo non è il solo dossier che il nuovo colosso Vimpelcom-Wind dovrà affrontare nel prossimo futuro: ad Algeri il premier Dmitry Medvedev russo recatosi nel Paese nordafricano anche per questo dossier non ha trovato l’accoglienza che sperava sul caso Djezzy. La compagnia telefonica algerina ha infatti una proprietà divisa tra il governo locale e la nuova Vimpelcom-Wind. Già lo scorso anno la società algerina era stata multata per ragioni fiscali per 597 milioni di dollari e quest’anno nuove rivendicazioni del governo per 230 milioni di dollari di tasse inevase potrebbero indicare rinnovate pressioni nazionalizzatrici. Nel secondo trimestre Djezzy ha registrato ricavi per 436,5 milioni di dollari in calo rispetto ai 478,9 milioni di dollari del secondo trimestre del 2009, ma comunque assai rilevanti (basti pensare che in tutto il 2009 Wind Italia ha fatturato 7,4 miliardi di dollari). I passati tentativi di vendere alla sudafricana MTN Djezzy si sono infranti proprio contro il veto del governo algerino e dunque il nodo da sciogliere per Vimpelcom-Wind non sarà facile.
D’altra parte anche in Italia la partita si complica sempre di più e la contrapposizione degli operatori alternativi al monopolio nella rete fissa di Telecom Italia registra novità ogni giorno. Oggi il progetto di Tiscali di avviare la realizzazione di una rete in fibra ottica direttamente collegata al cliente in tutta la Sardegna aggiunge un nuovo tassello al progetto Fibra per l’Italia e consolida la presenza di Tiscali nella regione dove ha una quota di mercato intorno al 50 per cento. Il Comitato NGN nel frattempo non sembra aver fornito soluzioni al problema della rete italiana e del suo ammodernamento. Il potenziamento di Tiscali, Wind, il delisting di Fastweb e gli investimenti di Vodafone lasciano però intravedere un’accesa pressione competitiva con Telecom Italia in vista di un nuovo assetto.
La difficile sfida di una composizione dei pesi nell’interesse del Bel Paese e dell’abbattimento del digital divide (che rimane la vera sfida della rete italiana) chiamerà dunque da subito il neoeletto ministro Paolo Romani a nuovi interventi sul tema. Con la novità di un’apertura sempre più palese delle nostre reti tlc e del nostro mercato al resto del Mediterraneo e persino dell’Asia. Soluzioni di lungo periodo richiederanno dunque nuovi e più solidi sforzi in vista di un riassetto del ricco mercato italiano delle telecomunicazioni, un mercato che potrebbe rilanciare anche il progetto di una crescente integrazione delle tlc con i content provider dopo i fallimenti di qualche anno fa. Come dimostrato anche dai diversi progetti sulla ip tv di Fastweb.