Il nuovo accordo di Impregilo con Shanghai Electric Group, Mandarin Capital Partners e China Development Bank Securities (CDBS) rappresenta nuova linfa per il general contractor italiano alle prese con una crisi del settore della dissalazione in Medioriente. Il rilancio è di rango: l’obiettivo ora è la leadership globale, la creazione di una joint venture che diventi il più importante costruttore di dissalatori del Mondo in un’epoca proiettata verso una carenza strutturale di acqua potabile e investimenti crescenti nella dissalazione. Secondo alcune stime gli investimenti globali nella desalinizzazione delle acque potrebbero raddoppiare dagli attuali 8,3 miliardi di dollari a 16,6 miliardi di dollari in soli sei anni.
Si tratta di un’attività insomma più che promettente, anche se capital intensive e non esente da rischi come dimostrato da quanto si legge nella prima semestrale del gruppo che attribuisce al persistere della fase di stagnazione economica il posticipo dell’avvio di nuovi progetti nel settore della dissalazione. Il portafoglio ordini del semestre parla di un residuo da 189,7 milioni di euro distribuiti su vari progetti (Jebel Ali, Taweelah, Ras Abu Fontas, Shualba North) tutti in Medio Oriente in Qatar e negli Emirati Arabi. Si parla di un’incidenza del 30% sul portafoglio ordini complessivo del settore Impianti che Impregilo segue con Fisia Italimpianti. E’ dunque quello della dissalazione un settore chiave per le prospettive di un gruppo che ha i numeri per competere anche in questo campo. D’altra parte a Fisia Italimpianti si deve almeno il 20% della capacità di dissalazione (600 MIGD) del Golfo.
Né bisogna dimenticare del gruppo guidato da Alberto Rubegni le altre attività nel settore delle infrastrutture. In questi giorni di attenzione per la Libia sul caso Unicredit si è tornato alla gara per l’aggiudicazione delle infrastrutture per 5 miliardi di dollari previste dall’accordo tra Italia e Libia del 2008. Alla realizzazione di un’autostrada che da sola assorbirà gran parte dei finanziamenti romani Impregilo parteciperà in gara con la CMC di Ravenna contrapponendosi ad altri rivali di primo piano come Salini-Todini, Astaldi o il Gruppo Gavio.
Neanche un mese dopo la chiusura del primo semestre il gruppo ha inoltre annunciato di aver vinto una concessione in Colombia per l’ampliamento dell’”Autostrada del Sole” locale. Un maxi-contratto da 3,7 miliardi di dollari di cui il 40% di quota Impregilo. Una concessione per 25 anni comprensiva di pedaggi e contributo pubblico. Basta superare poi lo Stretto di Panama che la stessa Impregilo prevede di completare entro la fine del 2014 per giungere negli States, dove il presidente del general contractor italiano Massimo Ponzellini ha auspicato di recente nuovi affari grazie ai nuovi incentivi promessi dall’Amministrazione Obama. D’altra parte il gruppo già è uno dei leader del mercato a stelle e strisce dei tunnel idraulici: ha già realizzato un progetto interessante a Portland, sta lavorando a Las Vegas e punta anche su New York sempre in questo genere di impianti.
Come invece risulta dai dati dell’Ance la situazione italiana, nel campo delle infrastrutture, rimane al contrario assai incerta. Il fatturato degli operatori del settore nel 2009 è sceso del 10,2% a 6,2 miliardi di euro a fronte di ricavi all’estero sempre più consistenti. In media le big italiane capaci di operare nei mercati globali hanno accresciuto il loro giro d’affari sugli altri mercati lo scorso anno del 140% e Impregilo rappresenta uno dei protagonisti di questa crescita. Il complicato e non ancora risolto dossier dello smaltimento dei rifiuti in Campania e diversi altri progetti italiani che hanno incontrato più di un inceppo hanno creato un mix negativo con il farraginoso sistema burocratico del Bel Paese e contro la difficoltà oggettiva di realizzare in Italia progetti infrastrutturali di ampio respiro. Il problema dicono diversi osservatori in Italia rimangono i tempi, tempi troppo lunghi per realizzare grandi opere.