Il mese di settembre quest’anno non è stato prodigo di risultati solo per la borsa Usa, che ha archiviato il saldo positivo più alto per il nono mese dell’anno da 71 anni a questa parte, ma anche per i listini azionari dei paesi in via di sviluppo. Analizzando le performance da fine agosto a fine settembre si scopre che il Dow Jones Industrial ha guadagnato il 7,7% circa, l’Msci Emerging il 7,5%.
Da inizio anno, con saldo a fine settembre, l’Emerging ha guadagnato il 6,6% circa, il Dow Jones il 3,8%, una performance migliore per il primo anche se non in modo eclatante: le borse dei paesi emergenti sono considerate infatti maggiormente rischiose (nei confronti dell’indice Msci World possono essere visti come strumenti a alto beta) rispetto a quelle dei mercati maturi, e questo maggior rischio implica una più alta sensibilità agli stimoli, sia positivi sia negativi, che fanno muovere i mercati.
In una fase di sostanziale stabilità come quella vissuta dalle borse da inizio anno (la retta di regressione lineare, quella che identifica il trend statistico, calcolata per il Dow Jones da gennaio è sostanzialmente orizzontale) è normale che le differenze di performance siano limitate. L’andamento grafico dell’Msci Emerging tuttavia fornisce in questa fase indicazioni ben più promettenti rispetto a quello delle principali blue chip Usa. L’indice delle borse dei paesi emergenti è infatti salito a partire dal 20 settembre al di sopra dei massimi di aprile, precedente picco massimo del rialzo intrapreso dai minimi del 2008, mentre il Dow Jones è ancora al di sotto dell’analoga resistenza rappresentata dal picco di aprile a 11258.
L’Msci Emerging avrebbe quindi già inviato quel segnale di ripresa del trend ascendente di medio termine che invece per la borsa Usa tarda ad arrivare. Non sarebbe tuttavia la prima volta che l’Emerging anticipa correttamente un analogo comportamento del meno reattivo Dow Jones. Gli emergenti, dopo il ribasso subito dai massimi del 2007, hanno ad esempio ripreso a salire a partire dall’ottobre del 2008 mentre al Dow Industrial sono serviti alcuni mesi in più, fino al marzo 2009, per completare l’inversione al rialzo.
Da un punto di vista grafico è anche interessante notare come i massimi di aprile del Dow, la citata quota 11258, siano coincidenti con il 61,8% di ritracciamento del ribasso dal picco del 2007, il riferimento che di norma gli analisti utilizzano come discriminante tra una fase di semplice correzione ed una inversione di trend vera e propria (in altre parole fino a che il 61,8% di ritracciamento, quota derivata dalla successione di Fibonacci, non viene superato il movimento che si sta sviluppando viene considerato come una pausa correttiva rispetto al precedente, oltre questo ritracciamento è invece lecito iniziare ad ipotizzare che la fase precedente, nel caso in questione il ribasso dal 2007, sia ormai terminata e che quella in via di sviluppo sia una nuova tendenza, destinata a durare nel tempo), mentre l’indice delle borse emergenti si è già lasciato alle spalle, dopo averlo testato più volte tra dicembre 2009 ed agosto 2010, questo ostacolo segnalando l’intenzione di voler tornare a mettere alla prova almeno i massimi storici del 2007.
Il comportamento degli emergenti sembra quindi essere di buon auspicio anche per le borse più affermate. Stando alle indicazioni fornite da questi mercati nel loro complesso appare infatti probabile che l’evoluzione della attuale fase sostanzialmente laterale vissuta dal Dow Jones (e più in generale anche dagli altri indici principali) possa essere al rialzo, con il risultato di vedere riprendere il trend attivo dai minimi del 2008/2009 con obiettivo almeno sui massimi del 2007. Se tale ipotesi dovesse risultare corretta a maggior ragione, grazie alla loro maggiore sensibilità agli stimoli positivi e negativi, la fase positiva per gli emergenti dovrebbe continuare.