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La Popolare di Milano punta su Parma, ma non è l'unica

Pubblicato: 13 ott 2010 da Ferry Boat

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Ancora di conferme ufficiali non ne sono pervenute: le trattative per l’acquisizione della Monte Parma, d’altra parte sono ancora agli inizi. Secondo quanto trapelato delle decisioni del consiglio di amministrazione della Banca Popolare di Milano, il gruppo guidato da Massimo Ponzellini è pronto a mettere sul piatto fino a 156 milioni di euro per rilevare il 51% dell’istituto attualmente guidato da Carlo Salvatori. In seconda battuta sarebbe programmato anche un aumento di capitale da 100 milioni di euro. Già qualche tempo fa il consiglio di amministrazione del gruppo parmense, d’altra parte, aveva varato un aumento di capitale da 120 milioni di euro che probabilmente sarà sostituito da questi interventi milanesi.

La quota di controllo su cui punterebbe Bpm verrebbe pagata alla Fondazione Monte di Parma che attualmente controlla il 68,75% del capitale e che si è trovata negli ultimi due anni a gestire una situazione sempre più difficile. Il bilancio 2009 si era, infatti, chiuso con un rosso da 15 milioni di euro e aveva spinto l’allora presidente e amministratore delegato della banca Alberto Guareschi alle dimissioni. Guareschi aveva inviato una lettera ai soci in cui auspicava a quel punto che il presidente della Fondazione stesso Gilberto Greci prendesse le deleghe operative e difendesse “quell’autonomia e radicamento territoriale di Banca Monte Parma che l’ha resa l’unica Banca effettivamente locale rimasta a Parma”. Negli ultimi anni, infatti, va ricordato che la Cassa di risparmio di Parma è passata sotto il controllo dei francesi del Credit Agricole a seguito della fusione che ha creato Intesa Sanpaolo e delle cessioni di asset che l’Antitrust ha imposto per corollario in alcuni territori.

Greci però ha deciso di affidare la guida di Monte Parma a Carlo Salvatori nuovo presidente del gruppo e membro del comitato esecutivo oltreché numero uno, dallo scorso marzo, di Lazard Italia dopo l’abbandono della carica di amministratore delegato di Unipol Gruppo Finanziario. Nell’ottica dell’offerta di Bpm, non l’unica in campo, i complimenti di allora di Ponzellini a Salvatori per l’incarico appaiono assai significativi. D’altra parte l’operazione di ricerca di un socio industriale era stata chiesta dalla stessa Banca d’Italia che ha rilevato delle criticità in merito alla passata gestione e alla qualità degli attivi del gruppo raccomandando una rapida alleanza con qualche altro operatore del settore. L’eventuale due diligence sui conti della banca parmense potrebbe dunque ancora rilevare dei fattori tali da spingere la banca milanese ad abbassare l’offerta che attualmente valuta in oltre 305 milioni di euro l’intero gruppo Monte Parma ponendo la propria proposta nella parte alta del range fra i 200 e i 300 milioni di euro ipotizzato da alcuni analisti. Lo stesso consiglio di amministrazione di ieri avrebbe registrato la richiesta di alcuni membri di spuntare un prezzo più basso di quello ora riportato dai giornali. Nel frattempo prende sempre più corpo anche l’offerta alternativa della Banca Popolare di Vicenza che già nei mesi scorsi aveva manifestato esplicitamente il proprio interesse per una partnership con la banca parmense.

Le esposizioni verso il gruppo Burani e il forte rallentamento dell’economia emiliana nel 2009 hanno sicuramente fatto sentire dei contraccolpi nel gruppo bancario che controlla 67 sportelli in una zona che geograficamente potrebbe essere interessante per la Bpm. Ponzellini avrebbe portato in cda una proposta metà in cash (88 milioni di euro) e metà in titoli della Bpm di nuova emissione. La fondazione Monte Parma insomma potrebbe diventare socia della banca milanese e questo non è un elemento da sottovalutare fra i vari che guideranno a breve nelle sue scelte Gilberto Greci. Zonin o Ponzellini che sia Monte Parma comunque dovrà fare presto i conti con un probabile nuovo socio di controllo.

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