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Risanamento: i diritti dell'aumento di capitale passano da 45 a 28 centesimi

Pubblicato: 15 ott 2010 da Ferry Boat

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Risanamento stamane passa di mano a 27,15 euro con un rialzo dello 0,5% sostanzialmente allineato alle performance del mercato. Il nuovo valore nominale delle azioni del gruppo sarà di 29,05 centesimi dopo le operazioni di copertura delle perdite con le riserve della società. La relazione del consiglio di amministrazione guidato da Vincenzo Mariconda (presidente) e Claudio Calabi (amministratore delegato) fornisce un quadro abbastanza attuale dello stato dei lavori su una delle più importanti società immobiliari d’Italia. Per l’Area di Santa Giulia, finita nel mirino degli inquirenti a causa di alcuni sospetti sulle operazioni di bonifica della zona, il gruppo Risanamento ha seguito ancora i consiglio di ERM, che lo scorso 19 maggio aveva dichiarato conforme alle norme i siti oggetto di contestazione e lo scorso 20 agosto ha valutato, sulla scorta del modello probabilistico “simulazione Montecarlo”, in meno di 120 milioni di euro l’esborso massimo suggerendo che un fondo rischi corretto possa essere posto in 80 milioni di euro che sono stati prontamente accantonati da Risanamento.

Per la gestione delle perdite che sommando quelle del semestre e quelle degli esercizi precedenti raggiungono i 451,07 milioni di euro (ammontano a 155 milioni di euro nel primo semestre dell’anno) il management ha proposto una soluzione articolata. Per far fronte a questo risultato il management ha proposto di abbattere il capitale sociale senza ridurre il numero delle azioni in circolazione per 202,8 milioni circa portandolo così poco sotto gli 80 milioni di euro (0,2905 euro sarà appunto il valore nominale implicito delle azioni al termine dell’operazione), di impiegare nel ripianamento delle perdite anche 10,7 milioni di euro di riserva legale e di utilizzare anche 22,9 milioni di euro di strumenti rappresentativi di patrimonio netto.

Altri 94,9 milioni di euro dovranno venire dalla riserva “Versamenti conto futuro Aumento Capitale” creatasi con i finanziamenti di Intesa, Unicredit, Mps, Banco Popolare, Italease e Bpm: del gotha del mondo bancario italiano, insomma, intervenuto nella ristrutturazione del gruppo. Altri 60,11 milioni dalla riserva avanzo fusione.

Già a gennaio il gruppo aveva approvato un aumento di capitale di 150,28 milioni di euro che in pratica è stato paralizzato dal caso Santa Giulia che ha costretto Risanamento ad aggiornare continuamente il prospetto dei diritti in opzione. In concomitanza era stato anche varata l’emissione di obbligazioni per 255 milioni di euro (prestito convertendo), anch’esso arenatosi come l’aumento di capitale. Lo scorso 28 settembre il cda ha però deliberato infine di chiedere all’assemblea di procedere con queste operazioni, che però nel frattempo hanno subito cambiamenti notevoli. A gennaio era previsto un aumento da 150 milioni che prevedeva l’emissione di titoli a 0,45 euro di cui 0,27 a sovrapprezzo (si parlava di circa 333,3 milioni di titoli) mentre a settembre è stato deciso di proporre un aumento di capitale da 150,28 milioni che prevederebbe l’emissione di 536,71 milioni di titoli al prezzo di 0,28 euro. Il prestito convertendo a conversione obbligatoria è invece rimasto invariato a 255 milioni di euro.

Nel frattempo anche un’altra operazione assai importante per il gruppo, quella della cessione dell’ex area Falck di Sesto San Giovanni, sempre a Milano, ha subito dei rallentamenti. Manca l’autorizzazione di una delle banche che finanziano l’operazione. Secondo quanto previsto finora la cessione dovrebbe portare in cassa 405 milioni di euro. Attualmente la posizione finanziaria netta del gruppo Risanamento è negativa per 2,66 miliardi di euro. Il patrimonio netto, ripianate le perdite come indicato, dovrebbe invece attestarsi a 76,32 milioni di euro.

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