
Il gruppo Pirelli continua a incoraggiare il mercato e anche il quadro grafico dell’azione della società degli pneumatici continua a inviare segnali di forza confrontandosi con decisione con gli ostacoli di area 6,5 euro che indicano anche un ritorno dei prezzi sui livelli del 2008 con spunti verso le performance del pre-crisi. Il titolo ha chiuso la seduta a quota 6,56 euro con un rialzo dell’1,94 per cento. L’azione ha di recente consolidato un supporto dinamico sulla media mobile a 100 sedute, superato il primo ritracciamento di Fibonacci dai massimi del febbraio del 2005 (in zona 6 euro) dopo aver superato e trasformato in supporto (sottolineandolo con un return move che ha preparato il nuovo rimbalzo delle ultime sedute) i baluardi di quota 5,7 euro. In zona 7 euro, in area 7,7 e oltre gli 8,2 euro l’azione potrebbe incontrare degli ostacoli di peso alla foga del suo rally recente, tuttavia va evidenziato che la posizione di ipercomprato ha già respinto di recente al ribasso l’indicatore dei forza relativa a 14 sedute del titolo Pirelli, infiacchendo lo spread fra questo oscillatore e la sua media mobile a 50 sedute da molti ritenuto un buon indice della forza del trend.
Ieri L’Rsi a 14 sedute era a 71 punti (quindi poco sopra la soglia dell’ipercomprato a 70) e viaggiava dunque ancora a dieci punti di distanza circa della sua media mobile a 50 sedute: si tratta di un differenziale ancora abbastanza ampio e va anche evidenziato che negli ultimi mesi in più di un’occasione questa media mobile ha respinto al rialzo l’oscillatore fornendo segnali utili anche per i prezzi.
Ogni realizzo che dovesse scattare nel corso delle prossime sedute potrebbe comunque ancora trovare in zona 6,1 euro dei supporti o anche a quota 5,7 euro.
Ma cosa alimenta questa corsa del titolo che ha consentito all’azione di passare dai minimi dello scorso marzo 2009 in zona 1,6 euro ai circa 6,5 euro di queste ultime sedute?
La perfomance in accelerazione dei prezzi non sembra attribuibile tanto a un miglioramento (ancora malcerto) della situazione del comparto automotive, quanto piuttosto a un diretto intervento sulla marginalità del business tramite un incremento dei prezzi dei prodotti che per ora sembra incoraggiare la redditività dell’azienda (anche se siamo soltanto nella prima fase dell’inserimento sul mercato delle nuove politiche di prezzo).
Sicuramente la crisi di diversi concorrenti ha avvantaggiato un gruppo che proprio in questi giorni vara una separazione dagli asset del Real Estate concentrati in Pirelli Re, ormai destinata a diventare già dal prossimo 25 ottobre Prelios e ad essere spartita pro-quota fra i vari azionisti.
D’altra parte i fondamentali alimentano l’ottimismo dei mercati sui risultati della Bicocca dopo la crescita del fatturato del 19,8% nel primo semestre a quota 2,42 miliardi di euro (attesi per il prossimo 3 novembre i dati del terzo trimestre).
Le politiche di rebranding che hanno suggerito di cambiare il nome di Pirelli Re in Prelios hanno un corrispettivo nel brending di Pirelli stessa che si avvantaggerà del ruolo di fornitore unico di pneumatici per la Formula Uno nel triennio 2011-2013. In esclusiva la Bicocca si farà pubblicità anche con il Mondiale GP2 e con un ruolo di peso nel GP3.
Il flusso netto di cassa operativo da 55,6 milioni di euro realizzato nella prima metà di quest’anno è incoraggiante rispetto all’assorbimento di cassa di circa 18,5 milioni di euro del primo semestre del 2009. Il gruppo ha realizzato, sempre nel primo semestre, perdite collegate ad attività cessate per 256,4 milioni di euro di cui ben 20,4 milioni di euro attribuibili direttamente a Pirelli Re in termini di risultato di gestione e altri 236 milioni di euro ancora collegati alla perdita di assegnazione delle azioni della società immobiliare.
Questo ha fatto precipitare il conto economico della Bicocca verso una perdita semestrale complessiva da 175,6 milioni di euro a fronte di un business che cresceva di quasi un quinto rispetto all’ultimo anno. Insomma lo spin off delle attività immobiliare probabilmente non lascia troppi rimpianti alla Bicocca. Il risultato della capogruppo era negativo per 165,5 milioni di euro e contando dividendi per 81,1 milioni e altre perdite si arrivava a un patrimonio netto del gruppo di 2 miliardi di euro a fine semestre contro una posizione finanziaria netta negativa per quasi 700 milioni contro i neanche 530 milioni di fine 2009. Il colpo si è dunque sentito, ma Pirelli ha le spalle larghe. La politica di espansione sui mercati esteri negli ultimi anni lo dimostra ampiamente.
Soltanto ieri sera la società ha annunciato nuovi investimenti da 100 milioni di dollari in Argentina, dove sarà potenziato lo stabilimento di Merlo, in provincia di Buenos Aires: venti milioni dollari saranno già investiti nel corso di quest’anno ed entro il 2013 il gruppo italiano dovrebbe riuscire a produrre più di sei milioni di pezzi in loco, conun’attenzione particolare ai segmenti dei SUV e dei light Truck. In Sudamerica Pirelli Tyre produce già più di un terzo del proprio fatturato (il 36% per l’esattezza) ed è presente con altri 5 impianti in Brasile e con uno in Venezuela. D’altra parte se si prendono le statistiche sul 2009 dell’associazione mondiale dei produttori di auto Oica, si nota che il Brasile è stato il quinto mercato globale per le quattroruote durante lo scorso anno. I 2,57 milioni di vetture in loco fanno impallidire la produzione complessiva italiana per lo stesso anno pari a 661 mila auto.
Si deve inoltre sottolineare che quanto prodotto in loco non è destinato esclusivamente ai mercati al di sotto del Canale di Panama. Né il gruppo dimentica il primo mercato mondiale (almeno in termini di produzione) che è la Cina (oltre 10,3 milioni di vetture prodotte solo lo scorso anno, 13,79 milioni se si considerano anche i veicoli commerciali): proprio nel segmento dei truck il gruppo opera con l’impianto di Yanzhou fin dal 2005 con 593 addetti, nuovi investimenti sono previsti per circa 50 milioni di euro (secondo quanto annunciato dal gruppo circa un anno fa) e dovrebbero portare alla creazione di un nuovo impianto per filtri. I progetti per lo sviluppo, e nei mercati forti, insomma non mancano, anche se il gruppo adesso è sempre più concentrato sul core business degli pneumatici.