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Enel: Enel Green Power rispolvera la questione dei certificati verdi

Pubblicato: 02 nov 2010 da Ferry Boat

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Si accende l’attenzione per il comparto delle fonti rinnovabili in attesa dello sbarco in Borsa di Enel Green Power uno dei protagonisti del settore che di recente Enel ha deciso di quotare ottenendo però in fase di collocamento un corrispettivo di 1,6 euro per azione e quindi meno di quanto previsto dal range iniziale di 1,8-2,1 euro.

Sembra che a mancare sia stata la domanda degli istituzionali (attestatasi a 520 milioni di azioni) a fronte di una richiesta vigorosa da parte del retail (1,26 miliardi di titoli). D’altra parte le condizioni dell’offerta nel prospetto indicano un’offerta pubblica pari al minimo al 15% dell’offerta (compresa la quota destinata al mercato spagnolo) e per il resto per l’85% minimo rivolta agli istituzionali. In fase di collocamento le percentuali si sono invertite con il 77% circa assegnato al retail e il resto agli istituzionali. Insomma gli operatori professionali hanno aderito probabilmente meno delle attese e il retail ha supplito anche se il prezzo è scivolato alla fine sotto i margini della forchetta fissata inizialmente.

Al netto delle commissioni e della greenshoe Enel ha comunque ricavato circa 2,22 miliardi di euro dalla quotazione di Green Power (il rapporto prezzo/utili si è attestato a 17,7, quello prezzo/ebitda a 8,5 volte) e, secondo alcuni analisti, potrebbe dover mettere in vendita altri asset per contrastare il debito che è alla base della decisione di quotare il ramo delle energie rinnovabili. Contando la greenshoe al termine Enel ha ricavato circa 2,6 miliardi di euro.

Nel frattempo, comunque, il quadro normativo dell’intero settore è in forte accelerazione e la stessa Enel Green Power ne dovrà tenere conto. Per domani è prevista una riunione di Assoelettrica, l’associazione che riunisce i maggiori produttori di energia, durante la quale probabilmente si confronteranno punti di vista assai diversi sulle norme vigenti e su quelle in arrivo. A partire da quelle che regolamentano il mercato dei certificati verdi. Entro il 31 dicembre di quest’anno è atteso un Decreto del ministero dello Sviluppo che dovrebbe portare a un taglio del 30% dell’importo complessivo pagato per il ritiro dei certificati ritirati dal GSE. Di questa riduzione almeno l’80% dovrebbe provenire dal contenimento dei certificati verdi in eccesso. Enel Green Power nel suo prospetto ha già detto di tener conto nelle previsioni di questo fattore che comunque inciderà profondamente sul mercato delle rinnovabili. Gli attriti fra i vari operatori energetici italiani – si parla di quotate di rango come Eni, Enel, A2A, Acea, Hera, la controllata di Cir Sorgenia, Iride e una serie di altri operatori minori e di gruppi industriali che operano nel settore anche avendo core business di altra natura – non si limitano però solo a questo aspetto.

Attualmente (dato 2010) ogni produttore elettrico deve immettere in rete almeno il 6,05% della propria produzione (o dell’energia importata) da fonti tradizionali ricorrendo a fonti rinnovabili. Chi non ci riesce direttamente compra i certificati verdi. Quanto valgono? I certificati verdi nel 2009 hanno avuto un valore compreso tra i 112,82 euro per MWh (prezzo di riferimento di emissione del GSE pari al prezzo massimo) e gli 88,91 euro per MWh (il prezzo al quale il GSE li ha ritirati). Nello stesso hanno Il GSE in pratica ha ritirato 1,51 miliardi di euro di certificati. I tagli previsti saranno dunque assai significativi per l’industria.

Quello che però molti operatori contestano è l’indirizzamento delle esenzioni e l’eccesso di offerta di certificati verdi che ha generato il bisogno continuo di un intervento pubblico per il sostegno dei prezzi dei medesimi (tramite il GSE). C’è anche chi critica il fatto che spesso vengano equiparati impianti moderni ad alta efficienza (per certe centrali a gas di cogenerazione a ciclo combinato si arriva quasi al 70% in certi casi) a vecchie centrali che hanno un’efficienza assai minore (anche del 27% per certi vecchi impianti).

Insomma la questione rimane aperta e potrebbe darsi che il taglio dei finanziamenti del GSE comporti anche una revisione dei criteri del mercato che potrebbe davvero spingere a un ammodernamento degli impianti. Il problema è che in molti casi da una revisione potrebbero essere danneggiate proprio alcune centrali di Eni ed Enel ossia alcuni dei più formidabili asset dello Stato. Il caso di Enel che produce certificati verdi e li compra a un tempo (da Enel Green Power alle vecchie centrali) rivela però meccanismi ancora più complessi. Di certo della questione si parlerà ancora nei prossimi giorni.

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