
Dopo Continental e Michelin è la volta di Pirelli: la società della Bicocca ha accresciuto il proprio giro d’affari di quasi un quinto nei primi nove mesi di quest’anno fatturando al 30 settembre 3,7 miliardi di euro. La marginalità operativa del gruppo è passata dal 5,9% all’8,4% e nel terzo trimestre ha raggiunto il 9,1% ponendosi anche al di sopra, per esempio, di quella di Michelin, un competitor lodato dal mercato nei giorni scorsi per i suoi risultati.
Il conto economico del terzo trimestre del gruppo si chiude con un utile da 74,1 milioni di euro che conferma la forza del core business. Bisogna però ricordare che sui dati dei nove mesi pesano gli effetti dello spin off di Pirelli Re (oggi Prelios) che hanno portato a un impatto di 265,6 milioni di euro (evidenziato come risultato delle attività cessate): conclusione, il gruppo nei nove mesi perde 101,5 milioni di euro.
Il core business, in compenso si dimostra sempre più solido e la transizione verso una società ormai concentrata quasi esclusivamente sugli pneumatici è in pratica cosa fatta. Negli ultimi anni Pirelli ha ceduto Telecom Italia, Alcatel Lucent Submarine, Oclaro, Pirelli Broadband Solutions e infine Pirelli Re ritornando alle gomme che ormai coprono quasi tutto il fatturato della Bicocca.
Negli ultimi nove mesi Pirelli Tyre ha fatturato 3,55 miliardi di euro sui 3,7 complessivi di Pirelli. Nei prossimi 5 anni il settore degli pneumatici crescerà in media del 7% l’anno e la Bicocca intende giocare un ruolo di primo piano nei nuovi assetti del comparto.
Con l’ultima trimestrale gli obiettivi del gruppo cambiano per la terza volta in un anno: gli ultimi target ipotizzano una crescita media dei ricavi totali oltre l’8% l’anno fino al 2013. Il giro d’affari previsto a circa 4,8 miliardi di euro per la fine di quest’anno al termine del piano dovrebbe superare i 6 miliardi di euro. La redditività operativa dovrebbe passare dal 7,5% previsto a fine anno al 10,5-11,5% nel 2013.
A fine settembre il gruppo Pirelli aveva una posizione finanziaria netta negativa per 704,9 milioni di euro a fronte di un patrimonio netto di oltre 2,13 miliardi. Il gruppo prevede un aumento della propria solidità finanziaria nei prossimi anni con un rapporto net debt/ebitda a 0,6 nel 2015. La crescita di Pirelli, stando al piano presentato dalla compagnia, sarà organica: nei prossimi tre anni non sono previste fusioni o acquisizioni.
La società punterà sulle economie emergenti e pone come sua priorità il “local to local” ossia l’imperativo dell’avvicinamento della produzione al mercato di riferimento. In altri termini, come già si è visto negli ultimi anni, i nuovi impianti saranno spesso in Sudamerica o in Cina piuttosto che in Italia o in Europa. Già oggi la produzione di Pirelli è per tre quarti nei paesi in rapido sviluppo, nel 2015 il 73% delle vendite sarà dai segmenti Premium per l’auto e i veicoli commerciali leggeri che già oggi coprono due terzi del fatturato.
Proprio il settore Premium è quello che per ora si è mostrato più promettente e su esso Pirelli vuole puntare. Oltre il 57% dei ricavi fra cinque anni verrà dalle aree di maggiore crescita come la Russia, il Medioriente o il Sudamerica. Nel piano la Bicocca prevede di investire 1,9 miliardi nel prossimo lustro a fronte degli 1,5 miliardi investiti nel 2006-2010. Le dinamiche industriali del settore tyre in questo periodo di grande cambiamento sono ben chiarite nelle comunicazioni della societa’, che specifica anche che la concentrazione sullo pneumatico è stata incoraggiata negli ultimi anni dalla profittabilità di questo business: il segmento tyre deve più del 70% del suo fatturato al ricambio e questo lo rende meno volatile e strutturalmente più redditizio del comparto automotive in generale.
Il margine dell’ebit sui ricavi dei primi dieci produttori di pneumatici è pari al 7,3% nel 2010 contro il 5,7% dei primi dieci produttori di componentistica per l’automotive e il 4,3% dei dieci maggiori produttori di automobili. Con un brand che già vale 1,8 miliardi e ora sarà rilanciato dal ruolo preponderante nella Formula 1, Pirelli sembra pronta a cogliere le occasioni dei prossimi anni, anche se probabilmente saranno sempre più distanti dai mercati europei.