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Quali potrebbero essere le prospettive per la borsa in uno scenario macro decisamente contrastato?

Pubblicato: 09 nov 2010 da AleOne

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Quali potrebbero essere le prospettive per la borsa in uno scenario decisamente contrastato che prevede una crescita del Pil in rallentamento e livello delle scorte stabili, ma anche denaro a basso costo e quindi dollaro debole (tradizionalmente un fattore positivo per le azioni), disoccupazione elevata e quindi scarsa fiducia nel futuro?

Difficile dire se la somma di tutti questi fattori dia come risultato un quadro favorevole ad una ulteriore espansione del trend rialzista disegnato dai prezzi di borsa a partire dai minimi del 2009 oppure se le incertezze sul futuro causeranno una inversione di trend (o meglio la ripresa del trend rialzista visto dai massimi del 2007 e non ancora invertito). Osservando il grafico dell’indice Dow Jones Industrial, che pure con tutte le sue limitazioni (numero limitato di titoli e metodo di calcolo, non basato sulla capitalizzazione ma pesando il prezzo dei titoli) rimane un’ottima materia prima a partire dalla quale operare un’analisi grafica, sono due gli elementi che saltano all’occhio.

Il primo è il fatto che i massimi di ottobre a 11247, superati ad inizio novembre, erano praticamente coincidenti con quelli di aprile, a 11258 (le due quotazioni sono separate da un trascurabile 0,01% circa), il secondo che ad ottobre, nonostante la crescita si fosse arrestata proprio dalla presenza della resistenza degli 11250 punti circa, non si era assistito ad un rallentamento della crescita stessa (l’indicatore momentum, quello che misura il tasso di crescita del trend, calcolato in questo caso a 10 settimane, ha toccato a fine ottobre i massimi da fine aprile).

A seguito della decisione della Fed di varare un secondo round di allentamento quantitativo l’indice si è lasciato alle spalle la resistenza degli 11250 punti inviando quindi un segnale grafico molto promettente. Anche se forse è prematuro farlo (la rottura di una soglia così rilevante necessiterà di ulteriori conferme per poter cancellare il timore che si sia trattato di una “bull trap”), viene la tentazione di tirare un grosso sospiro di sollievo: la mancata rottura dei massimi di aprile non sarebbe stata infatti un avvenimento trascurabile, dal momento che le ultime due fasi di ribasso significative nella storia ormai secolare dell’indice, quella disegnata tra il 2001 ed il 2002 e quella partita dai massimi del 2007 hanno avuto una origine simile e che richiama la situazione creatasi a fine ottobre.

A maggio 2001 i prezzi misero alla prova in area 11350 i massimi di aprile e settembre 2000 senza riuscire a superarli, ad ottobre 2007 il mercato non riuscì ad accelerare dopo aver superato il picco del luglio dello stesso anno, a 14000 circa, livello testato poi senza successo anche a dicembre, ultimo tentativo di mantenere intatto il trend rialzista prima della discesa. La storia insomma insegna che molto spesso le inversioni al ribasso non avvengono in modo improvviso, tramite quelli che gli analisti chiamano un “top a V rovesciata”, ma passano attraverso una fase sostanzialmente laterale, detta di “distribuzione”, che prepara il cambiamento di direzione della tendenza. Il superamento di area 11250 sembra invece aver ridotto notevolmente i rischi di essere in presenza di una fase di distribuzione, quindi preparatoria ad un ribasso.

A confermare la significatività del segnale recentemente inviato il fatto che i massimi di aprile ed ottobre fossero poi allineati su di un livello graficamente molto significativo, il 61,8% di ritracciamento del ribasso dal picco del 2007, una percentuale ricavata dalla successione numerica di Fibonacci che spesso si dimostra capace di discriminare tra correzioni e tendenze. Movimenti che superano questo ostacolo riescono infatti nella maggior parte dei casi a tornare almeno fin sui livelli di origine della precedente fase di trend (nel caso in questione il picco del 2007 a 14198), mentre la mancata rottura della resistenza implica spesso il ritorno sui minimi di provenienza (quota 6469) se non al di sotto.

Solo se le quotazioni del Dow Jones dovessero scendere al di sotto di 10450, dove transitano la media mobile a 52 settimane e la linea tracciata dai minimi del 2009 (e passante per quelli di luglio ed agosto del 2010) il rischio di essere in presenza di una fase di distribuzione si dimostrerebbe nuovamente molto elevato. Grazie alla rottura di area 11250 sono diventati possibili in tempi relativamente brevi movimenti verso i 13000 punti(già entro il primo bimestre del 2011), con il raggiungimento dei massimi del 2007 che potrebbe richiedere invece tempi più lunghi.

Quanto sono significative le considerazioni fatte per l’indice Dow Jones Industrial per il contesto azionario globale?

L’indice di correlazione, quello che valuta la vicinanza in termini di comportamenti, calcolato per il lungo termine tra il Dow Jones Indutrial e l’Msci World, scelto a rappresentanza della borsa mondiale, è stato nell’ultimo triennio sempre molto elevato, con picchi prossimi all’unità (1 significa correlazione perfetta). A meno di un repentino mutamento di questo legame è quindi ragionevole pensare che segnali positivi o negativi inviati dall’indice Usa superando al rialzo o al ribasso le soglie tecniche più rilevanti dovrebbero condizionare fortemente anche l’evoluzione della borsa mondiale.

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