
Ancora incertezze sullo sblocco dell’aumento di capitale di Premafin a pochi giorni dalla trimestrale. La società che controlla Fondiaria Sai, come noto, ha deciso di promuovere un aumento di capitale da 225,7 milioni di euro che consentirà ai francesi di Groupama di entrare nel capitale della stessa Premafin senza togliere però il controllo della holding alla famiglia Ligresti che anzi cederà i propri diritti in opzione per l’aumento di capitale a un prezzo di 0,14 euro portando l’esborso dei francesi per ogni titolo Premafin spettante ai Ligresti a 1,24 euro. In totale i francesi dovrebbero spendere 145,7 milioni di euro (opzioni Ligresti incluse). Se si considera che in quei giorni il titolo Premafin viaggiava a un euro circa e registrava una media mobile degli ultimi sei mesi di circa 90 centesimi si capisce che questi titoli per Groupama non appaiono proprio regalati.
Fin qui però si tratta di scelte di investimento che potrebbero anche, per esempio, scommettere su un futuro di recuperi per Fondiaria Sai nel 2011. La cosa cambia se invece si considera che l’aumento di capitale sarà offerto al mercato, ossia i circa 110 milioni di euro che restano fuori dagli acquisti di Groupama: perché qualcuno dovrebbe esercitare un’opzione per pagare a 1,10 euro un titolo che oggi sul mercato vale 94,5 centesimi?
Un consorzio di garanzia, ossia un pool di banche, ovviamente potrebbe garantire il successo complessivo dell’operazione comprando i titoli a quel valore e per questo quasi da subito un gruppo di banche ha cercato soci per il salvataggio dei Ligresti che poi, come noto, sono anche al centro di delicatissimi e nodali equilibri della finanza italiana.
Unicredit si è attivata da subito nella ricerca di soci per questo consorzio di garanzia che consentirebbe di ridurre i rischi per le singole banche, ma sembra che stia incontrando delle difficoltà anche perché in molti casi questo intervento aggiungerebbe comunque ulteriori esposizioni a istituti di credito che già finanziano Fondiaria Sai, Premafin o qualcuna delle holding a monte del gruppo (in particolare Sinergia e Imco ossia le società che fanno riferimento a Salvatore Ligresti). Il problema evidenziava qualche tempo fa Il Sole 24 Ore potrebbe rimanere nella liquidità delle varie società in cui è articolata la struttura proprietaria del gruppo. Il problema della solidità delle holding di controllo appare comunque ancora primario, anche se distante dai problemi industriali di Fondiaria Sai.
Certo l’avvio di un’alleanza più solida con Groupama potrebbe anche costituire una svolta, ma non bisogna dimenticare che se si procedesse con una fusione vera e propria bisognerebbe attendere il via libera delle Antitrust italiane, francesi ed europee. In realtà l’Autorità italiana ha già avviato dei controlli informali in materia, ma specificando che una fusione transfrontaliera è di competenza europea. Né è certo che la Consob non imponga un’opa che di fatto paralizzerebbe l’operazione in quanto è prevista tra i motivi capaci di bloccare l’aumento di capitale previsto. Il comunicato di Premafin con il quale è stato comunicato al mercato l’intervento di Groupama esclude infatti che si possa procedere nel caso di obbligo di opa su Premafin e sulle sue controllate.
Comunque le banche chiamate a promuovere un consorzio di garanzia, ossia a coprire il resto dell’aumento di capitale, non sembrano ancora aver trovato un accordo. Più che a Unicredit o a Mediobanca le difficoltà nella creazione di un pool di banche capace di coprire l’aumento di capitale sembrano però da attribuire, secondo alcune fonti vicino al dossier, ad altri istituti e soggetti finanziari che non vedrebbero di buon occhio l’operazione. Senza un consorzio di garanzia capace di coprire l’inoptato i mezzi da far affluire in Premafin potrebbero non essere sufficienti. Le perplessità delle banche fanno dunque da pendant alle analisi dei vari enti di vigilanza. I dati della terza trimestrale potrebbero ancora riallineare i valori su prezzi più appetibili per eventuali sottoscrittori, tuttavia va sottolineato che se Fondiaria Sai non avesse mostrato dei problemi industriali a valle dell’impero dei Ligresti, il mercato oggi non starebbe a discutere di un finanziamento a premio (quello di Groupama) ma senza che le quote acquisite garantiscano il raggiungimento del controllo di Premafin e di Fondiaria. Insomma questa soluzione di mezzo sembra ancora di qua dal guado e le perplessità di questi giorni rimbalzate su vari organi di informazione lo confermano.